Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2167 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2020, (ud. 20/11/2019, dep. 30/01/2020), n.2167

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1161-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

GEA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO

VISCONTI 103, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO IZZO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANGELO SCALA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8115/2017 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 02/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/11/2019 dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO.

Fatto

RITENUTO

1. – La Commissione tributaria regionale della Campania con sentenza n. 8115/2017 del 16 maggio 2017, pubblicata il 2 ottobre 2017 e notificata il 3 novembre 2017, ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli n. 22.216/2015 di accoglimento del ricorso proposto dalla contribuente Gea Società Agricola s.r.l.:

a) avverso il silenzio rifiuto opposto dalla Agenzia delle entrate alla domanda, presentata il 3 dicembre 2014, di rimborso della somma di Euro 72.290,00 corrisposta il 25 febbraio 2014 dal notaio rogante, Dott. S.S., in pagamento dell’avviso di liquidazione, notificato al pubblico ufficiale il 10 febbraio 2014, del saldo delle maggiori imposte di registro, catastale e ipotecaria (a tariffa ordinaria) dovute – in dipendenza del diniego delle agevolazioni per l’imprenditore agricolo professionale – in relazione alla registrazione, eseguita in via telematica (colla applicazione delle tariffe agevolate), dell’atto pubblico di acquisto in data 5 dicembre 2013 di un fondo rustico in agro di (OMISSIS);

b) avverso il succitato avviso di liquidazione del 10 febbraio 2014.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato, mediante atto del 26 dicembre 2017 ha proposto ricorso per cassazione.

3. – La società intimata ha resistito mediante controricorso del 2 febbraio 2018.

Diritto

CONSIDERATO

1. – La Commissione regionale tributaria ha motivato la conferma della sentenza appellata, osservando: alla società acquirente spetta la agevolazione, il quanto, all’atto del trasferimento del terreno, il legale rappresentante della stessa possedeva il requisito soggettivo richiesto dalla legge; soggetti passivi del tributo sono le parti contraenti del rogito registrato; il notaio rogante che ha curato il pagamento dell’avviso di liquidazione è mero “responsabile di imposta estraneo al rapporto tributario”; in seguito all'”erroneo pagamento dell’imposta eseguito dal notaio all’atto della registrazione” (rectius: in pagamento dell’avviso di liquidazione) il “contribuente contraente” è legittimato a chiedere il rimborso e, successivamente, a impugnare il “silenzio-rigetto” (rectius: silenzio-rifiuto) della Amministrazione finanziaria.

2. – La Agenzia delle entrate ricorrente denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19; in relazione agli artt. 112 e 329 c.p.c.; e in relazione al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, artt. 10 e 57.

La Avvocatura generale dello Stato premette che in giudizio è pacifico e incontestato quanto segue: la Agenzia delle entrate ha notificato al notaio rogante l’avviso di liquidazione della maggiore imposta il 10 febbraio 2014; il notaio ha pagato il tributo e il 24 febbraio 2014 ha dato comunicazione alla contribuente dell’avvenuto adempimento; l’11 aprile 2014 è scaduto il termine per impugnare l’avviso di liquidazione, senza che nè il notaio, nè la società contribuente presentassero ricorso; solo in data 3 dicembre 2014 la società ha presentato domanda di rimborso; e successivamente, in esito al compimento del decorso di novanta giorni, ha impugnato il silenzio rifiuto.

Tanto premesso la ricorrente, anche con citazione di pertinenti arresti di legittimità, deduce: la mancata (tempestiva) impugnazione dell’avviso di liquidazione, colla conseguente “irretrattabilità dell’atto impositivo resosi definitivo”, rende incontestabile la pretesa fiscale e non dovuto il rimborso; la Commissione tributaria regionale è, pertanto, incorsa nella inosservanza delle norme di legge indicate “per aver ritenuto ancora in termini la società per la contestazione del quantum richiesto a titolo di maggiore imposta”.

3. – Il ricorso merita accoglimento.

3.1 – Assorbente è lo scrutino della questione, sollevata dalla ricorrente, circa la incontestabilità della pretesa tributaria (per la omessa tempestiva impugnazione dell’avviso di liquidazione entro il termine perentorio scaduto l’11 aprile 2014) e la conseguente preclusione del diritto al rimborso.

Non ha, per vero, fondamento la negazione circa la definitività dell’atto impositivo, argomentata dalla controricorrente sotto il profilo che l’avviso di liquidazione è stato notificato soltanto al notaio e non anche a essa società, parte contraente del rogito.

Esattamente in termini la giurisprudenza di legittimità ha fissato il principio di diritto secondo il quale, laddove “l’Amministrazione ha la facoltà di scegliere l’obbligato al quale rivolgersi, senza essere tenuta a notificare l’avviso anche agli altri (coobbligati, cioè ai soggetti nel cui interesse è stata richiesta la registrazione), il pagamento effettuato dal notaio comporta, inoltre, la definizione del rapporto tributario anche nel rimborso dell’imposta, (…) ma, eventualmente, hanno titolo per confronti dei predetti soggetti, i quali non possono chiedere il far valere le proprie ragioni opponendosi all’azione di regresso o di rivalsa del coobbligato adempiente” (Sez. 6 – 5, ordinanza n. 15005 del 02/07/2014, Rv. 631561 – 01; cui adde Sez. 5, sentenza n. 4047 del 21/02/2007, Rv. 595949 – 01).

Orbene la intervenuta definizione del rapporto tributario comporta la inammissibilità del ricorso introduttivo della lite fiscale proposto dalla contribuente avverso l’avviso di liquidazione (notificato al notaio) e avverso il silenzio rifiuto sulla richiesta di rimborso.

3.3 – In conclusione alla stregua del superiore principio di diritto – il Collegio lo ribadisce ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, condividendo le ragioni sviluppate nei pertinenti arresti – il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata.

Il carattere preclusivo della (accolta) eccezione di inammissibilità del libello introduttivo della lite fiscale comporta che la causa deve essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, mediante declaratoria della inammissibilità del ricorso introduttivo della contribuente.

3.4 – Le spese del presente giudizio, congruamente liquidate nel dispositivo, seguono la soccombenza.

3.5 – Mentre la considerazione della evoluzione della vicenda processuale nei gradi di merito consiglia la compensazione delle relative spese.

PQM

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; e, decidendo la causa nel merito, dichiara inammissibile il ricorso introduttivo.

Condanna la controricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre rimborso spese prenotate a debito.

Compensa le spese processuali relative ai gradi di merito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V Sezione Civile, il 20 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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