Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2166 del 27/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/01/2017, (ud. 25/10/2016, dep.27/01/2017),  n. 2166

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26410-2015 proposto da:

AGENZIA DEL DEMANIO, MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

(OMISSIS), in persona del Ministro e legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO che li rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrenti –

e contro

C.V., B.M.R., CALABRO EDIL TOURIST SRL,

IN LIQUIDAZIONE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1544/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 22/10/2014, depositata il 30/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO DELL’UTRI.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. è stata depositata la seguente relazione:

“1 Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha convenuto C.V. e B.M.R. dinanzi al Tribunale di Catanzaro per sentirli condannare al rilascio dell’immobile dagli stessi detenuto sine titulo oltre al risarcimento dei danni.

I convenuti, costituitisi in giudizio hanno dedotto di aver regolarmente acquistato l’immobile de quo dalla Calabro Edil Tourist s.r.l. invocandone la chiamata in causa.

La stessa Calabro Edil Tourist s.r.l. era stata separatamente convenuta in giudizio dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’accertamento, tra gli altri, della proprietà dell’immobile oggetto di lite.

2. Il Tribunale di Catanzaro, sul presupposto dell’intervenuta transazione della controversia, ha dichiarato cessata la materia del contendere.

3. Sull’appello principale del Ministero, e su quello incidentale del C. e della B., la Corte d’appello di Catanzaro, in riforma della sentenza di primo grado, tra le restanti statuizioni, ha dichiarato la proprietà demaniale dell’immobile oggetto di lite, contestualmente rigettando la domanda di risarcimento dei danni avanzata dal Ministero nei confronti delle controparti.

4. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione il Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla base di un unico motivo d’impugnazione.

5. Nessuna delle controparti ha svolto difese in questa sede.

6. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. quanto appare destinato ad essere rigettato.

7. Con l’unico motivo d’impugnazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze censura la sentenza impugnata per violazione di legge, avendo la corte territoriale erroneamente disatteso la domanda di risarcimento dei danni dallo stesso proposta nei confronti delle controparti in conseguenza dell’occupazione sine titulo dedotta (sul presupposto dell’asserita genericità della stessa e del difetto di prova in ordine alla concreta sussistenza dei pregiudizi denunciati), dovendo viceversa ritenersi che il danno lamentato fosse in re ipsa (oltre che adeguatamente determinato attraverso la c.t.u. svolta nel corso del giudizio di primo grado), e che non vi fosse alcuno spazio per l’applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 2, o per il riconoscimento della buona fede degli occupanti.

7.1. Il motivo è infondato.

Osserva il relatore come la corte territoriale abbia disatteso la domanda risarcitoria proposta dal Ministero ricorrente, non solo (e non tanto) in relazione alla relativa genericità o infondatezza probatoria (come in questa sede contestato dall’amministrazione pubblica), bensì (e soprattutto) sul presupposto dell’assoluta assenza di colpa dei convenuti, in ragione dell’obiettiva complessità dell’accertamento relativo alla situazione proprietaria dell’immobile, nonchè (con particolare riguardo al periodo successivo al passaggio in giudicato dell’accertamento sulla proprietà del bene) in forza del complessivo comportamento negoziale della parte pubblica, di per sè suscettibile di giustificare il legittimo affidamento delle controparti circa la sussistenza di un tacito consenso alla prosecuzione dell’occupazione.

Si tratta di una ratio decidendi che le odierne doglianze avanzate dal Ministero ricorrente non valgono a scalfire, siccome del tutto indipendente dai temi dell’asserita genericità o dell’infondatezza probatoria della domanda.

Sotto altro profilo, del tutto inammissibilmente l’amministrazione ricorrente ha dedotto l’erroneità del riconoscimento della buona fede degli occupanti (ovvero dei presupposti per l’applicazione dell’art. 1227 c.c., comma 2) sotto il profilo della violazione di legge, trattandosi viceversa (al più) di un’eventuale ipotesi di difetto motivazionale, nella specie in nessun modo (nè congruamente) dedotto.

8. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere rigettato”;

2. Il Ministero ricorrente ha presentato memoria ex art. 380-bis c.p.c. insistendo per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione trascritta e di doverne fare proprie le conclusioni, tenuto altresì conto della totale inidoneità delle considerazioni critiche illustrate nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. a incidere sulla relativa correttezza nonchè sull’integrale condivisibilità degli apprezzamenti in essa contenuti.

4. Il ricorso dev’essere pertanto rigettato.

5. Non vi è luogo all’adozione di provvedimenti in ordine alla regolazione delle spese del giudizio di legittimità, non avendo i resistenti svolto difese in questa sede.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dell’amministrazione ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 25 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2017

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