Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2166 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 25/01/2022, (ud. 23/06/2021, dep. 25/01/2022), n.2166

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17919-2015 proposto da:

B.P., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO

CONTI ROSSINI 26, presso lo studio dell’avvocato SABRINA METTA, che

la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI GRECCIO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE TITO LIVIO 59, presso lo studio

dell’avvocato PIERPAOLO RIZZITELLI, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARIA CINZIA D’ERAMO;

– resistente con procura –

avverso la sentenza n. 10576/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/01/2015 R.G.N. 7793/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/06/2021 dal Consigliere Dott. NEGRI DELLA TORRE PAOLO.

 

Fatto

PREMESSO

che con sentenza n. 10576/2014, depositata l’8 gennaio 2015, la Corte di appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto la domanda, con la quale B.P. aveva chiesto la condanna del Comune di Greccio, del quale era dipendente, al pagamento – relativamente all’anno 2007 – dei compensi dovuti per la partecipazione, in qualità di rappresentante del Comune, alle riunioni dell’Ufficio di Piano del Distretto Socio-Sanitario;

– che a sostegno della propria decisione la Corte ha osservato: – che nel dicembre 2007 l’organo deputato alla nomina dei soggetti incaricati di partecipare alle riunioni di Piano aveva formalmente indicato, per tutto il 2007, persona diversa dalla B., così revocando l’incarico biennale dalla stessa ricevuto nel 2006; – che tale provvedimento aveva di fatto ratificato l’operato del Comune di Greccio, che con delibera di giunta Delib. n. 43 del 2007, in data 20/4/2007, aveva autorizzato alla partecipazione alle riunioni dell’Ufficio di Piano altro dipendente; – che tale delibera, pur non potendo formalmente individuare la composizione dell’Ufficio di Piano, aveva tuttavia legittimamente revocato l’autorizzazione a suo tempo concessa alla ricorrente, la quale, a seguito di tale delibera, non aveva più partecipato alle riunioni;

– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso la B. con due motivi, cui ha resistito il Comune di Greccio:

Diritto

RILEVATO

che con il primo motivo viene dedotta la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53, comma 7, per avere la sentenza di appello ritenuto che la Delib. n. 43 del 2007 avesse disposto la revoca dell’autorizzazione concessa alla ricorrente e la sua sostituzione con altro dipendente del Comune, sebbene il contenuto dell’atto, per la sua formulazione testuale, non consentisse tale conclusione;

– che con il secondo viene dedotta omessa e/o insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, nonché violazione e/o falsa applicazione della L. n. 249 del 1968, art. 6, per avere la sentenza erroneamente ritenuto che l’aggiornamento del piano di zona approvato dall’assemblea dei sindaci in data 21/12/2007 configurasse ratifica della Delib. giunta comunale n. 43 del 2007, non considerando che mancava fin dall’origine un atto da ratificare e che il tenore letterale del suddetto provvedimento in data 21/12/2007 faceva escludere in radice che si fosse inteso ratificare l’operato di altro organo;

osservato:

che i motivi di ricorso, da esaminarsi congiuntamente per connessione e per il fatto di porre identiche questioni, non possono trovare accoglimento;

– che, dietro lo schermo della denuncia del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 (con riferimento al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 53 e alla L. n. 249 del 1968, art. 6), la ricorrente critica, nella sostanza delle censure svolte con entrambi i motivi, la lettura e la valutazione che il giudice di appello ha dato della Delib. giunta comunale n. 43 del 2007 e del provvedimento in data 21/12/2007, peraltro senza trascrivere né l’uno né l’altro di tali atti e senza proporre al riguardo specifici rilievi di ordine interpretativo;

– che è consolidato il principio, secondo il quale “Qualora con il ricorso per cassazione si sollevino censure che comportino l’esame di delibere comunali, decreti sindacali e regolamenti comunali, è necessario – in virtù del principio di autosufficienza del ricorso stesso – che il testo di tali atti sia interamente trascritto e che siano, inoltre, dedotti i criteri di ermeneutica asseritamente violati, con l’indicazione delle modalità attraverso le quali il giudice di merito se ne sia discostato, non potendo la relativa censura limitarsi ad una mera prospettazione di un risultato interpretativo diverso da quello accolto nella sentenza” (Cass. n. 1391/2014; conforme n. 1893/2009);

– che è stato altresì ripetutamente precisato che l’interpretazione dell’atto amministrativo fornita dal giudice di merito non deve “essere l’unica o quella astrattamente migliore, ferma la necessità che la parte specifichi, nelle sue censure, i canoni ermeneutici in concreto violati e in quale modo e con quali considerazioni il giudice di merito se ne sia discostato” (Cass. 10271/2016; conforme n. 18661/2006);

– che, d’altra parte, è del tutto pacifico in causa come la ricorrente, la quale agisce per l’accertamento del proprio diritto al compenso quale componente dell’Ufficio di Piano, non abbia partecipato nel 2007 ad alcuna riunione;

ritenuto:

conclusivamente che il ricorso deve essere respinto;

che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in Euro 200,00 per esborsi e in Euro 1.800,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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