Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21653 del 23/08/2019

Cassazione civile sez. II, 23/08/2019, (ud. 17/05/2019, dep. 23/08/2019), n.21653

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18459/2015 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 23,

presso lo studio dell’avvocato CINZIA DE MICHELI, che lo rappresenta

e difende unitamente agli avvocati LUIGI PAOLO COMOGLIO, FELICE

PATRIARCA;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA ADRIANA, 5,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LEONI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MASSIMILIANO BONACINA;

– resistenti –

avverso la sentenza n. 537/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 23/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/05/2019 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. C.A. citava in giudizio il fratello F. per l’accertamento del confine tra i loro fondi, in particolare con riferimento ad alcune porzioni indebitamente recintate con richiesta di eliminazione del manufatto ivi realizzato, e con richiesta di accertamento della insussistenza della servitù a favore del fondo del convenuto e con richiesta di chiusura ed eliminazione di un cancelletto di legno ivi installato. C.F. si costituiva con domanda riconvenzionale e chiedeva la condanna del fratello alla demolizione di alcune opere abusivamente realizzate e, in particolare, la declaratoria dell’illegittimità della sopraelevazione di una porzione di fabbricato e il ripristino della stessa entro i limiti stabiliti nell’atto di divisione del 3 dicembre 2003. Inoltre, sempre in via riconvenzionale, chiedeva di accertare che i pannelli solari posti dal fratello sul lastrico solare insistevano anche sulla porzione realizzata sul mappale (OMISSIS) foglio (OMISSIS) di sua proprietà e, in assenza di servitù, chiedeva di ordinare la rimozione degli stessi.

2. Il Tribunale accertava il confine tra i fondi, condannava C.F. ad eliminare le opere e i manufatti insistenti sui fondi dell’attore C.A. e condannava quest’ultimo a ridurre a proprie spese la sopraelevazione della porzione di fabbricato insistente sul “mappale (OMISSIS), foglio (OMISSIS) entro i limiti di quanto consentito alla pagina oggi 11 del rogito divisionale” e condannava quest’ultimo a rimuovere, a proprie spese, i pannelli solari insistenti sulla proprietà del fratello F. “come accertato nella planimetria della seconda bozza dell’elaborato del consulente tecnico architetto A.”.

3. C.A. proponeva appello avverso la suddetta sentenza.

4. La Corte d’Appello, per quel che ancora rileva, rigettava il motivo relativo alla sopraelevazione della porzione di fabbricato insistente sul mappale (OMISSIS) entro i limiti di quanto stabilito alla pagina 11 del rogito divisionale del 3 dicembre 2003.

Secondo la Corte d’Appello, tale sopraelevazione, di oltre 24,5 cm, aveva nettamente superato l’intradosso del balcone posto sulla facciata sud, in quanto al fine di sfruttare l’altezza massima possibile era stato eliminato il tratto (mensola) che costituiva uno dei sostegni del balcone medesimo. La sopraelevazione così realizzata, oltre ad aver compromesso la struttura del balcone di proprietà di C.S., aveva comportato altresì la copertura dello sfiato della cucina di C.F. e, al contempo, una maggiore copertura della finestra dello stesso locale. Nell’atto di divisione del 3 dicembre 2003, i tre fratelli condividenti, avevano stabilito che il diritto di sopraelevazione del tetto del magazzino assegnato ad C.A. fosse consentito fino all’intradosso del balcone assegnato a C.S..

Il fatto che in forza di una scrittura privata successiva, stipulata solo tra S. e A., in deroga a quanto stabilito in tale atto, al quale non aveva partecipato C.F., fosse stato autorizzato il diritto di sopraelevazione fino all’altezza dell’estradosso del balcone non aveva rilievo ai fini della causa, non essendo la suddetta scrittura opponibile a C.F..

Con riferimento ai pannelli solari la Corte d’Appello evidenziava che l’accertamento del confine costituiva il presupposto logico giuridico necessario per vagliare il fondamento della domanda riconvenzionale azionata da C.F. e, peraltro, lo sconfinamento era stato messo in discussione proprio da C.A.. Dunque, era infondata l’eccezione di inammissibilità della domanda di regolamento di confini per mancanza dei presupposti, anche perchè l’esame della determinazione quantitativa delle due proprietà e della linea di demarcazione delle stesse era assolutamente necessaria per decidere la domanda riconvenzionale, non essendo stata proposta alcuna questione relativa ai titoli di acquisto. Peraltro, la difesa in primo grado di C.A. aveva sostenuto una diversa linea del confine tra i fondi con espressa istanza di prova per testi. Infine, l’eccezione relativa alla certezza del confine era una questione posta solo in sede di gravame che non intaccava le risultanze degli accertamenti svolti dal consulente tecnico e che, peraltro, era anche inammissibile per il suo carattere di novità che la rendeva tardiva in quanto questione nuova proposta in appello per la prima volta.

5. C.A. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza sulla base di tre motivi di ricorso.

6. C.F. ha resistito con controricorso

7. Con memoria depositata in prossimità dell’udienza entrambe le parti hanno insistito nelle rispettive richieste.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione delle norme di diritto sull’interpretazione dei contratti e dei negozi giuridici in genere (artt. 1362-1371 c.c., con particolare riguardo agli artt. 1362 e 1363 c.c.), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorrente si duole della parte della sentenza impugnata che aveva rigettato il secondo motivo di appello, riguardante la sopraelevazione della porzione di fabbricato insistente sul mappale (OMISSIS), del foglio (OMISSIS), entro i limiti di quanto stabilito alla pagina 11 del rogito divisionale del notaio M. del 3 dicembre 2003.

A parere del ricorrente il giudice d’Appello avrebbe omesso di prendere in considerazione due dati fondamentali: il primo relativo alla mancanza di legittimazione di C.F. a dolersi della sopraelevazione per il superamento dell’intradosso del balcone posto sulla facciata Sud, con eliminazione del tratto (mensola) che costituiva uno dei sostegni del balcone. In tal caso infatti il pregiudizio era a carico del solo fratello S. proprietario del balcone; il secondo era relativo al fatto che nel rogito divisionale del 2003 era stabilito che nella realizzazione del muro di proprietà comune potevano essere chiuse le aperture esistenti, restando inteso tra i condividenti che F., nel caso in cui la finestra della cucina del lato Sud risultasse in tutto in parte ostruita, poteva realizzare a sue spese una nuova finestra in sostituzione di quella esistente di eguali dimensioni.

L’interpretazione di tali clausole, in base all’art. 1363 c.c., risultava dunque agevole essendo chiara la volontà delle parti circa il fatto che nella realizzazione dell’opera potessero essere chiuse le aperture esistenti con facoltà di F. di costruire a proprie spese una nuova finestra di eguali dimensioni nel caso in cui la sua risultasse ostruita. Dunque, l’unico legittimato a far valere la violazione dell’atto divisionale era il fratello S., il quale, in deroga a tale atto, aveva pattuito la possibilità di prelevare anche oltre l’estradosso del balcone posto a sud.

Dunque, avrebbe errato il giudice a non prendere in considerazione il significato esplicativo derivante dalla pattuizione del 2006, quantomeno come indice comportamentale della parte confermativo ex post della comune volontà dei tre condividenti nella stipula del rogito divisionale del 2003.

1.2 Il motivo è infondato.

Il ricorrente chiede una diversa interpretazione della clausola contrattuale di cui al rogito divisionale del 2003, e tuttavia, l’interpretazione effettuata dalla Corte d’Appello e prima ancora dal giudice di prime cure è del tutto plausibile e ampiamente motivata. Infatti risulta circostanza pacifica e non contestata che la sopraelevazione aveva superato i limiti dell’atto di divisione intercorso tra i fratelli C. nel 2003, e che tale sopraelevazione aveva comportato la copertura dello sfiato della cucina di proprietà di C.F. e una maggiore copertura della finestra dello stesso locale. Secondo il ricorrente l’ostruzione della cucina era autorizzata dal fratello F. nell’atto di divisione più volte citato e, tuttavia, tale pattuizione non autorizzava C.A. a superare l’intradosso del balcone. Come osservato dal controricorrente, l’ostruzione della finestra era correlata comunque al limite del divieto di superamento dell’intradosso del balcone. Il fatto che tale limite fosse stato pattuito nel solo ed esclusivo interesse dell’altro fratello S. è un’interpretazione plausibile che, tuttavia, non inficia quella contrapposta operata dalla Corte d’Appello.

A tal proposito giova ribadire che “Per sottrarsi al sindacato di legittimità, l’interpretazione data dal giudice di merito ad un contratto non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili, e plausibili, interpretazioni; sicchè, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra (Sez. 3, Sent. n. 24539 del 2009).

2. Il secondo motivo di ricorso è così rubricato: violazione e falsa applicazione dei principi giuridici sottesi alla disciplina dell’azione di regolamento dei confini ex art. 950 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

La censura ha ad oggetto la parte della sentenza della Corte d’Appello che aveva rigettato il terzo motivo di appello, relativo alla inammissibilità dell’azione di regolamento dei confini per mancanza dei presupposti e in particolare dell’incertezza del confine. Il ricorrente evidenzia che nel rogito divisionale del 2003 erano indicati con precisione i confini e dunque non vi era alcuna incertezza. D’altronde i pannelli solari erano collocati a filo dei muri perimetrali e, dunque, non invadevano il terreno di proprietà di F.. Il ricorrente richiama anche delle fotografie acquisite agli atti, delle quali riporta in ricorso un astratto e ritiene che in ogni caso non vi fosse stato alcuno sconfinamento.

2.1 Il secondo motivo è infondato.

La Corte d’Appello ha ampiamente motivato la sussistenza del presupposto dell’incertezza dei confini, peraltro, evidenziando che la stessa difesa del fratello A. aveva posto in discussione l’interpretazione del confine risultante dalla consulenza che aveva accertato lo sconfinamento.

D’altra parte, l’accertamento della sussistenza dello sconfinamento negato dal ricorrente dimostra ulteriormente che vi era incertezza sui confini. Infine, l’azione originaria del ricorrente era proprio di regolamento di confini in relazione a tale domanda il fratello F. aveva proposto riconvenzionale per la rimozione dei pannelli.

In conclusione la sentenza impugnata è immune dal vizio di violazione di legge evocato con il motivo in esame in relazione all’art. 950 c.c..

3. Il terzo motivo di ricorso è così rubricato: nullità parziale della impugnata sentenza per aver omesso di rilevare d’ufficio la radicale carenza del presupposto di ammissibilità della domanda riconvenzionale ex art. 950 c. c., in relazione agli artt. 112,345 c.p.c. e art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

La sentenza impugnata sarebbe erronea anche nella parte in cui ha ritenuto inammissibile, in quanto nuova, la questione relativa all’inammissibilità della domanda di regolamento di confini per carenza dei presupposti. Secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità consolidato, infatti, tale inammissibilità può essere rilevata anche d’ufficio dal giudice.

3.1 Il terzo motivo è infondato.

La sentenza si fonda sulla diversa ratio decidendi circa la sussistenza del presupposto dell’azione di regolamento dei confini e l’affermazione circa la novità dell’eccezione di inammissibilità della domanda di C.F. per mancanza del suddetto presupposto dell’incertezza dei confini era conseguente al rilievo che l’appellante, in primo grado, aveva sostenuto che la linea di confine fosse diversa da quella risultata dalla consulenza tecnica.

Dunque, essendo palese, secondo la Corte d’Appello che sussistesse incertezza sul confine, la stessa non poteva esercitare d’ufficio alcun potere volto a dichiarare inammissibile la domanda per questo stesso motivo.

4. Il ricorso è rigettato, le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

6. Si dà atto della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in complessivi Euro 3000 più Euro 200 per esborsi;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente del contributo unificato dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 17 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 agosto 2019

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