Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21636 del 28/07/2021

Cassazione civile sez. II, 28/07/2021, (ud. 03/12/2020, dep. 28/07/2021), n.21636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26205-2019 proposto da:

U.M.S., rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS),

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– INTIMATO –

avverso il decreto di rigetto n. cronol. 6527/2019 del TRIBUNALE di

MILANO, depositato il 10/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/12/2020 dal Consigliere Dott. ORICCHIO ANTONIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

e’ stata impugnata da U.M.S., cittadino del (OMISSIS), il decreto n. 652/2019 del Tribunale di Milano.

Il ricorso è fondato su due motivi e non è resistito con controricorso.

Per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio va riepilogato, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

L’odierna parte ricorrente formulava istanza, di cui in atti, alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento dello stato di rifugiato politico o della protezione sussidiaria o umanitaria.

La Commissione rigettava l’istanza.

L’odierno ricorrente impugnava, quindi, detto rigetto con ricorso innanzi al Tribunale di Milano.

Quest’ultimo respingeva il ricorso con il provvedimento oggetto del ricorso in esame.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. con ordinanza in camera di consiglio non ricorrendo l’ipotesi di particolare rilevanza delle questioni in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura l’impugnato decreto per violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

In particolare viene dedotto che il Tribunale di Milano non avrebbe proceduto alla fissazione di udienza per l’audizione del ricorrente, audizione di cui si prospetta l’obbligatorietà.

Il motivo non può essere accolto.

La questione della audizione risulta sollevata solo oggi col motivo qui in esame.

Peraltro nella decisione impugnata del Tribunale di Milano (v. p 2) è dato atto che “all’udienza del 6.11.2018 è comparso il ricorrente, il quale ha confermato quanto dichiarato dinanzi la Commissione territoriale”.

In particolare, poi, nel provvedimento impugnato si evidenzia che la difesa del ricorrente non provvedeva a depositare “nota/difesa integrativa autorizzata nel termine previsito dall’art. 35” cit., comma 12 e che già il 4.7.2018 “il Giudice istruttore non riteneva necessario procedere a nuova audizione”, poi – come detto – comunque svolta.

Parte ricorrente non si confronta con l’esposta ratio del provvedimento, né dice dove e quando ha -nella precedente fase del giudizio- sollevato la questione solo oggi accennata.

Il motivo e’, pertanto, inammissibile.

2.- Con il secondo motivo si deduce, in relazione alla richiesta protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14 la violazione di legge e l’omesso esame di fatto decisivo.

Secondo parte ricorrente il Tribunale avrebbe basato la propria decisione in proposito su “generiche informazioni” sulla situazione in Bangladesh.

Parte ricorrente, come risulta dalla decisione (a pp. 2 ss.) gravata, ha in sostanza posto a “fondamento del ricorso la vicenda personale del suo assistito”.

Nell’odierno ricorso, in violazione del noto principio di autosufficienza, la medesima parte nulla dice al riguardo, allegando una precedente specifica doglianza sulle fonti informative utilizzate.

Peraltro il provvedimento gravato, dopo aver congruamente valutato con proprio apprezzamento fattuale, la predetta situazione personale, ha fatto (v. pp. 6 ss.) debito ricorso ad idonee fonti informative (fra cui il rapporto Human Rights) sul paese di provenienza del richiedente protezione, concludendo che “non sussiste attualmente alcun conflitto armato” nel paese di provenienza del richiedente e che consenta di “poter pervenire al riconoscimento della richiesta protezione”.

Parte ricorrente non si confronta neppure con tali ragioni in base alle quali è stata adottata la decisione di cui al provvedimento gravato.

Il motivo e’, pertanto, inammissibile.

3.- Deve, conseguentemente, dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.

4.- Nulla va statuito in relazione alle spese del giudizio stante il mancato svolgimento di attività difensiva ad opera della parte intimata.

5.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

LA CORTE

dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA