Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2163 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 25/01/2022, (ud. 20/05/2021, dep. 25/01/2022), n.2163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23704-2019 proposto da:

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OVIDIO 20,

presso lo studio dell’avvocato PIETRO RAIMONDO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE PALERMO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS), ISTITUTO NAZIONALE

PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, (OMISSIS);

– intimati –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Dirigente pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato ANTONIETTA CORETTI, che

lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati CARLA D’ALOISIO,

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE;

– resistente –

sul ricorso 31768-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS), in persona del

Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OVIDIO, 20,

presso lo studio dell’avvocato PIETRO RAIMONDO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE PALERMO;

– controricorrente –

contro

ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE;

– intimato –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, (OMISSIS), in persona del Dirigente pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE, 144, presso lo

studio dell’avvocato LORELLA FRASCONA’, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato GIANDOMENICO CATALANO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 513/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 11/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 20/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELLA

MARCHESE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Reggio Emilia dichiarava estinti per intervenuta prescrizione i crediti INPS e INAIL oggetto di plurime cartelle esattoriali, per i quali l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, dopo la notifica, recapitava a M.L. una proposta di compensazione;

il Tribunale respingeva, invece, il ricorso in relazione ai crediti indicati in nove cartelle esattoriali, specificamente individuate nel dispositivo della sentenza, per essere stato il termine di prescrizione quinquennale, decorrente dalla notifica delle stesse, validamente interrotto da un’istanza di rateizzazione;

la Corte d’appello di Bologna ha accolto il gravame della parte privata e, in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato estinti tutti i crediti, per intervenuta prescrizione;

la Corte territoriale ha ritenuto applicabile il termine quinquennale e osservato che, dopo la notifica delle cartelle, a prescindere dall’efficacia interruttiva della domanda di rateizzazione, era maturato il termine quinquennale che, infatti, cominciato nuovamente a decorrere da quest’ultima (id est: dal momento della domanda di rateizzazione del 27.12.2009), risultava spirato al momento di ricezione della proposta di compensazione (il 12.10.2017); ha liquidato le spese del doppio grado di giudizio, in base al valore “indeterminabile” della controversia;

avverso la sentenza, ha proposto ricorso M.L., sulla base di un unico motivo;

l’INPS ha depositato procura speciale; sono rimasti intimati gli altri enti indicati in epigrafe;

con successivo ricorso, ha chiesto la cassazione della sentenza anche l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, articolato in un unico motivo, cui ha resistito, con controricorso, M.L.; l’INPS è rimasto intimato; l’INAIL ha depositato procura speciale;

e’ stata comunicata alle parti la proposta del giudice relatore unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di consiglio non partecipata.

Diritto

RILEVATO

che:

in via preliminare, deve essere disposta la riunione dei suddetti separati ricorsi, ex art. 335 c.p.c., tutti concernenti l’impugnazione della medesima sentenza;

a tale riguardo, deve rimarcarsi che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (cfr., tra le altre, Cass. n. 15582 del 2020; Cass. n. 33809 del 2019; Cass. n. 28259 del 2019; Cass. n. 5695 del 2015), “il principio dell’unicità del processo di impugnazione contro una stessa sentenza comporta che, una volta avvenuta la notificazione della prima impugnazione, tutte le altre debbono essere proposte in via incidentale nello stesso processo e perciò, nel caso di ricorso per cassazione, con l’atto contenente il controricorso; tuttavia, quest’ultima modalità non può considerarsi essenziale, per cui ogni ricorso successivo al primo si converte, indipendentemente dalla forma assunta ed ancorché proposto con atto a sé stante, in ricorso incidentale, la cui ammissibilità è condizionata, però, al rispetto del termine di quaranta giorni (venti più venti) risultante dal combinato disposto degli artt. 370 e 371 c.p.c., indipendentemente dai termini (l’abbreviato e l’annuale) di impugnazione in astratto operativi”;

nel caso di specie, il ricorso di M.L. è stato notificato alle altre parti, via pec, il 22 luglio 2019 ed e’, perciò, da qualificarsi come ricorso principale. Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, invece, proposto in via autonoma e notificato, via pec, il 17 ottobre 2019, va qualificato come ricorso incidentale;

tuttavia, sulla base di quanto innanzi esposto, il ricorso incidentale va dichiarato inammissibile perché tardivo, giacché non proposto entro 40 giorni dalla notifica del ricorso principale. Si rileva, infatti, che la c.d. sospensione feriale dei termini processuali non si applica alle controversie di lavoro e previdenza neppure nel giudizio di cassazione (ex plurimis, Cass. n. 17928 del 2008; Cass. n. 20372 del 2004 e, in generale, Cass., sez. un., n. 13970 del 2004);

quanto al ricorso principale, con l’unico motivo, si rimprovera alla Corte di appello di avere considerato la causa di valore indeterminabile, nonostante, già nel ricorso introduttivo della lite, il valore della stessa fosse stato determinato in Euro 732.816,27, pari al valore dei crediti INPS e INAIL richiesti con le cartelle esattoriali e di cui si domandava “l’annullamento” (recte: l’estinzione) per intervenuta prescrizione;

il motivo è fondato;

e’ stato affermato che “Ai fini della liquidazione degli onorari di difesa (…), il valore della causa si determina in base alle norme del codice di procedura civile concernenti la competenza per valore (…) av(uto) riguardo all’oggetto della domanda considerata al momento iniziale della lite. Pertanto il valore della causa, ai fini dell’applicazione delle tariffe forensi, è indeterminabile quando l’oggetto non sia suscettibile di valutazione economica precisa e, cioè di una delle valutazioni economiche previste, in ordine alle varie materie, dal codice di procedura civile” (cfr. Cass. n. 1666 del 2017; Cass. n. 5905 del 2004; Cass. n. 1986 del 1974). E’ stato, altresì, chiarito che “In tema di liquidazione dell’onorario spettante all’avvocato, per domande di valore indeterminabile, con applicazione del conseguente scaglione tariffario, deve intendersi la domanda il cui valore non può essere determinato, non anche quella di valore indeterminato e da accertarsi nel corso dell’istruttoria, il cui ammontare può essere fissato fino al momento della precisazione delle conclusioni (v. Cass. n. 1499 del 2018; n. 3372 del 2007);

la corte territoriale non si è attenuta a tali principi. I compensi professionali sono stati liquidati sul presupposto erroneo che il valore della causa non fosse determinabile; viceversa, il valore della causa era di agevole determinazione in base all’importo complessivo dei crediti INPS ed INAIL per i quali è stata dichiarata la prescrizione;

si impone quindi la cassazione della sentenza, con rinvio alla Corte di appello di Bologna che, in diversa composizione, provvederà ad una nuova liquidazione delle spese processuali, attenendosi ai principi sopra indicati, e liquiderà, altresì, le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso principale e dichiara inammissibile quello incidentale.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Bologna, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.Lgs. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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