Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2161 del 29/01/2010

Cassazione civile sez. I, 29/01/2010, (ud. 28/09/2009, dep. 29/01/2010), n.2161

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. PANEBIANCO Ugo Riccardo – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.B. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA DEI MARTIRI DI BELFIORE 2, presso

l’avvocato PRIMICERJ UGO, rappresentata e difesa dall’avvocato FABRIS

PEA PATRIZIA, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.L.;

– intimato –

e sul ricorso n. 12412/2006 proposto da:

F.L. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA FRANCESCO ORESTANO 21, presso l’avvocato PONTESILLI

STEFANO, rappresentato e difeso dall’avvocato PANIZZI CARLA, giusta

procura a margine del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

G.B. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, P.ZZA MARTIRI DI BELFIORE 2, presso l’avvocato

PRIMICERJ UGO, rappresentata e difesa dall’avvocato FABRIS PEA

PATRIZIA, giusta procura a margine del ricorso principale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 709/2005 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,

depositata il 10/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

28/09/2009 dal Consigliere Dott. DI PALMA Salvatore;

udito, per il controricorrente e ricorrente incidentale, l’Avvocato

PAOLO ROCCHI, con delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso

principale e l’accoglimento di quello incidentale;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto dei due ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – G.B. e F.L., in data (OMISSIS), contrassero matrimonio, dal quale nacquero due figlie.

Con separazione consensuale del (OMISSIS), omologata dal Tribunale di Pordenone il 18 novembre 1994, i coniugi convennero, per quanto in questa sede rileva, che il F.:

1) continuasse ad abitare nella casa familiare di sua proprieta’, insieme alle figlie ormai maggiorenni;

2) corrispondesse alla moglie un assegno di mantenimento tale da garantirle un reddito mensile di L. 4.000.000, al netto delle imposte e dei contributi obbligatori dovuti.

2. – Con ricorso al Tribunale di Pordenone del 10 luglio 2002, il F. propose domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio, chiedendo, tra l’altro, che fosse posto a suo carico ed a favore della moglie l’assegno divorzile di Euro 1.000,00.

La G. non si oppose alla domanda di divorzio, ma chiese per se’ un assegno mensile di Euro 3.500,00, rivalutabile annualmente secondo gli indici ISTAT. Il Tribunale adito – pronunciata sentenza non definitiva di cessazione degli effetti civili del matrimonio -, con la sentenza definitiva n. 479/05 del 20 aprile 2005:

1) pose a carico del F. l’assegno di divorzio mensile di Euro 2.500,00, rivalutabile annualmente, a far data dal 1 gennaio 2006, secondo le variazioni dell’indice ISTAT sui prezzi al consumo, nonche’ la somma corrispondente alla tassazione diretta concernente l’assegno di divorzio;

2) condanno’ lo stesso F. alle spese processuali, liquidate in Euro 11.919,72.

3. – Con ricorso del 15 luglio 2005, il F. impugno’ tale sentenza dinanzi alla Corte d’Appello di Trieste, chiedendo che:

a) l’assegno di divorzio venisse ridotto a Euro 1.500,00 mensili omnicomprensivi;

b) fosse ammessa la prova per testimoni sulle capitolate circostanze, volte a provare che la G., dal 1999 al 2005, aveva prestato attivita’ lavorativa presso il Golf Club (OMISSIS), percependo “in nero” il compenso mensile di Euro 800,00, parte in danaro e parte in fringe benefits;

c) la G. fosse condannata alle spese di entrambi i gradi del giudizio.

La G. concluse per la reiezione dell’appello.

La Corte adita, con la sentenza n. 709/05 del 10 dicembre 2005, in riforma della decisione impugnata, pose a carico del F. l’assegno mensile di Euro 2.450,00, rivalutabili annualmente secondo gli indici ISTAT, e compenso’ tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.

In particolare, la Corte:

A) per cio’ che attiene all’an dell’assegno di divorzio, osserva che:

A1) “… l’istruttoria di primo grado non consente di affermare che la disgregazione del consorzio familiare debba ricondursi ad una precisa responsabilita’ della G. (apparendo dubbio, peraltro, che una simile circostanza possa legittimare, da sola, una penalizzazione di carattere economico, stante la funzione essenzialmente assistenziale che l’assegno di divorzio e’ chiamato ad assolvere e l’estraneita’, alla pronuncia di divorzio, di qualsiasi profilo di colpa e di responsabilita’ in capo ai coniugi”;

A2) “… la stessa domanda del F. (di determinazione dell’assegno di divorzio nella misura di Euro 1500,00 al mese) consente di ritenere implicitamente ammessa l’esistenza del presupposto concernente l’assenza, in capo alla G., di mezzi economici tali da consentirle, in mancanza di quell’assegno, di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e l’impossibilita’ della stessa di procurarseli per ragioni oggettive, cosi’ come, del resto, appare di tutta evidenza, sol se si consideri la non (piu’) giovane eta’ della stessa e la (limitata) esperienza lavorativa in semplici compiti di concetto nello studio professionale del F., ai tempi d’oggi sicuramente inidonea a proiettarla nel mondo del lavoro”;

B) per cio’ che attiene al quantum dello stesso assegno, osserva che:

B1) occorre innanzitutto “verificare se la liquidazione dell’assegno da parte del Tribunale, in misura notevolmente superiore a quella indicata dal F., sia corretta, tenuto conto che il pregresso tenore di vita (il mantenimento del quale deve essere assicurato dall’assegno di divorzio, in difetto di altre prove, ben puo’ essere desunto, in via presuntiva, dalle potenzialita’ economiche dei coniugi al tempo della cessazione della convivenza, facendo anche riferimento, se del caso, alla comparazione tra i loro redditi ed il loro patrimonio” (vengono richiamate le sentenze, della Corte di cassazione nn. 15383 e 4064 del 2003);

B2) “… e’ pacifico, poiche’ riconosciuto da entrambe le parti, che il reddito del F. ammonta, nel complesso, ad Euro 120.000,00 l’anno circa, al netto delle imposte, e che la G., dal canto suo, e’ proprietaria, quantomeno, di un appartamento in (OMISSIS) e di due appartamenti in (OMISSIS)…”;

B3) “Quanto, infine, alla circostanza relativa alla prestazione di attivita’ lavorativa da parte della G.,… la deduzione, cosi’ come e’ stata formulata dal F…., porta a ritenere che il rapporto, se vi e’ stato, e’ comunque cessato nel giugno del corrente anno, sicche’ essa appare del tutto ininfluente”;

B4) “… in definitiva, pare giusto alla Corte, in considerazione dei restanti criteri stabiliti dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6 fissare l’assegno in Euro 2.450,00 mensili, da rivalutare annualmente secondo gli indici ISTAT; cio’ che consente, tra l’altro, di non scostarsi sensibilmente dall’ammontare dell’assegno fissato in sede di separazione consensuale, in difetto di apprezzabili modifiche della situazione reddituale delle parti, che non risultano dimostrate”;

C) per cio’ che attiene alla pronuncia sulle spese, afferma: “Una complessiva salutazione della vicenda processuale consiglia la compensazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio”.

4. – Avverso tale sentenza G.B. ha proposto ricorso per Cassazione, deducendo tre motivi di censura.

Resiste, con controricorso, F.L., il quale ha proposto, a sua volta, ricorso incidentale fondato su tre motivi, cui resiste, con controricorso, G.B..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Preliminarmente, debbono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., il ricorso principale (n. 8193 del 2006) ed il ricorso incidentale (n. 12412 del 2006), proposti contro la stessa sentenza.

2. – Con il primo (con cui deduce: “Voglia la Corte cassare l’impugnata sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione all’art. 132 c.p.c., n. 4, laddove la Corte d’appello in parziale accoglimento del gravame ha, con motivazione contraddittoria e illogica, notevolmente ridotto l’importo dell’assegno divorzile rispetto al quantum fissato dai primi giudici, disattendendo le istanze dell’appellata”) e con il secondo motivo (con cui deduce:

“Voglia la Corte cassare l’impugnata sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione all’art. 132 c.p.c., n. 4, in quanto viziata per carenza di motivazione, laddove la Corte d’appello, nel comparare le posizioni economiche degli ex coniugi, ha omesso di valutare tutte le prove acquisite, giungendo cosi’ ad accogliere in parte il gravame, riducendo notevolmente l’importo dell’assegno divorzile rispetto al quantum fissato dai primi giudici e disattendendo le richieste dell’odierna ricorrente”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, la ricorrente principale critica la sentenza impugnata (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 3, lettere A e B), sostenendo che i Giudici a quibus:

a) hanno motivato in modo illogico e contraddittorio la riduzione dell’assegno divorzile, perche’, da un lato, hanno respinto pressoche’ tutte le argomentazioni difensive della controparte in ordine alla determinazione del quantum dell’assegno e, dall’altro, hanno inopinatamente e ingiustamente disposto tale riduzione nella misura di Euro 2.450,00 omnicomprensivi, a fronte dell’assegno di Euro 2.500,00 – al netto delle imposte – determinato con la sentenza di primo grado;

b) hanno totalmente omesso di considerare, in comparazione con quella della G., la situazione patrimoniale del F., il quale – come dedotto e documentato sia nel giudizio di primo grado, sia nel giudizio di appello – e’ proprietario di un vastissimo patrimonio immobiliare e di un ricco “parco macchine”.

Con il terzo motivo (con cui deduce: “Voglia la Corte cassare l’impugnata sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione all’art. 92 c.p.c., commi 1 e 2 e all’art. 132 c.p.c., n. 4, laddove la Corte d’appello in accoglimento del gravame ha disposto, senza motivare o con motivazione meramente apparente, la compensazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio”), la ricorrente critica, altresi’, la sentenza impugnata (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 3, lettera C), sostenendo che la motivazione della disposta compensazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio e’ meramente apparente.

3. – Con il primo (con cui deduce: “Art. 360 c.p.c., n. 5 Omessa, insufficiente, contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione ai criteri di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5 modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 10”), il secondo (con cui deduce: “Art. 360 c.p.c., n. 3 Violazione e falsa applicazione di norme di diritto; L. n. 898 del 1970, art. 5 modificato dalla L. n. 74 del 1987, art. 10”) ed il terzo motivo (con cui deduce: “Art. 360 c.p.c., n. 3. Violazione e falsa applicazione di norme di diritto: art. 112 c.p.c., art. 115 c.p.c., art. 116 c.p.c., art. 2697 c.c.”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, il ricorrente incidentale critica la sentenza impugnata (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 3, in particolare, lettera B3), sostenendo che i Giudici a quibus non hanno applicato i principi, pur correttamente enunciati in astratto, circa la necessita’ di comparare la complessiva situazione reddituale e patrimoniale dei coniugi, segnatamente laddove hanno ritenuto irrilevante la prova per testimoni articolata dal F., al fine di dimostrare la perdurante capacita’ lavorativa della G..

4. – sia il ricorso principale sia il ricorso incidentale non meritano accoglimento.

4.1. – Va premesso che le censure hinc inde formulate alla sentenza impugnata attengono esclusivamente al quantum dell’assegno di divorzio determinato dai Giudici dell’appello: contestandosi essenzialmente, da parte della ricorrente principale, la “inopinata” riduzione della misura dell’assegno rispetto a quella stabilita all’esito del giudizio di primo grado, in difetto di sufficiente comparazione della situazione reddituale e patrimoniale degli ex coniugi, e, anche da parte del ricorrente incidentale, detta insufficiente comparazione, ma in riferimento – soprattutto – alla valutazione delle capacita’ lavorative della G. ed alla negata ammissione della prova per testimoni articolata al riguardo.

4.2. – Il ricorso incidentale, a prescindere da pur consistenti profili di inammissibilita’ – laddove il F. tende a contestare il diritto della G. all’assegno di divorzio -, e’ comunque infondato: innanzitutto, per la ragione – esattamente rilevata dai Giudici a guibus – che, ove anche risultasse dimostrata dal F. (mediante l’articolata prova per testi, ritenuta correttamente irrilevante) la circostanza secondo cui la ricorrente principale ha prestato attivita’ lavorativa retribuita presso il Golf Club di (OMISSIS), tale attivita’ e’ comunque cessata, per stessa ammissione del ricorrente incidentale (cfr. ricorso incidentale, pag. 12), nel giugno 2005, cioe’ in data anteriore al deposito del ricorso d’appello (15 luglio 2005) da parte dello stesso F.; in secondo luogo, per i concorrenti rilievi – parimenti sottolineati dai Giudici dell’appello – della non piu’ giovane eta’ della G. e della sua limitata esperienza lavorativa nello studio professionale dell’ex coniuge, che la rendono “ai tempi d’oggi sicuramente inidonea a proiettarla nel mondo del lavoro”. Detti elementi privano, secondo i Giudici dell’appello, di effettivita’ e di concretezza la dedotta capacita’ lavorativa della ricorrente principale. Tale ratio decidendi e’ perfettamente conforme al consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui, in tema di attribuzione dell’assegno di divorzio, di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5 modificato dalla L. 6 marzo 1987, n. 74, art. 10 l’impossibilita’ di procurarsi mezzi adeguati di sostentamento per ragioni obiettive costituisce ipotesi non alternativa, ma meramente esplicativa rispetto a quella della mancanza assoluta di tali mezzi, dovendosi pertanto trattare di impossibilita’ di ottenere mezzi tali da consentire il raggiungimento non gia’ della mera autosufficienza economica, ma di un tenore di vita sostanzialmente non diverso rispetto a quello goduto in costanza di matrimonio, con la conseguenza che l’accertamento della relativa capacita’ lavorativa va compiuto non nella sfera della ipoteticita’ o dell’astrattezza, bensi’ in quella dell’effettivita’ e della concretezza, dovendosi, all’uopo, tenere conto di tutti gli elementi soggettivi e oggettivi del caso di specie in rapporto ad ogni fattore economico – sociale, individuale, ambientale, territoriale (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 13169 del 2004 e 6468 del 1998).

4.3. – Anche il ricorso principale deve essere respinto.

Contrariamente a quanto dedotto dalla G., infatti, la Corte di Trieste, per determinare la misura dell’assegno di divorzio, ha compiuto una sintetica ma sufficiente comparazione delle attuali rispettive condizioni economico – patrimoniali degli ex coniugi (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 3, lettera B), giungendo alla conclusione che, in difetto di contraria dimostrazione, non sono rilevabili, rispetto al tempo della separazione consensuale, “apprezzabili modifiche della situazione reddituale delle parti” e che, pertanto, cio’ “consente… di non scostarsi sensibilmente dall’ammontare dell’assegno fissato in sede di separazione consensuale”.

Anche tali ragioni sono pienamente conformi all’orientamento di questa Corte, secondo cui la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede la determinazione dell’esatto importo dei redditi posseduti attraverso l’acquisizione di dati numerici o rigorose analisi contabili e finanziarie, essendo sufficiente una attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi (cfr., ex plurimis, la sentenza n. 23051 del 2007), e secondo cui, anche se la congruita’ dell’assegno di divorzio ad assicurare al coniuge il mantenimento del tenore di vita goduto durante il matrimonio deve essere valutata alla luce della L. n. 898 del 1970, art. 5 tuttavia, anche l’assetto economico relativo alla separazione puo’ rappresentare un valido indice di riferimento, nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione relativi al tenore di vita goduto durante il matrimonio e alle condizioni economiche dei coniugi (cfr., ex plurimis, la sentenza n. 22500 del 2006).

Quanto alla specifica censura – per la quale l’assegno di Euro 2.450,00, annualmente rivalutabile, non sarebbe stato determinato al netto dell’imposta sul corrispondente reddito, come invece convenuto in sede di separazione consensuale e stabilito dalla sentenza di primo grado -, essa risulta parimenti infondata, perche’ la Corte di Trieste, nel determinare correttamente, come dianzi rilevato, detta misura dell’assegno di divorzio con riferimento all’assegno di mantenimento convenuto in sede di separazione consensuale – pari a L. 4.000.000 e, dunque, ad Euro 2.065,83 -, ha sostanzialmente tenuto conto dell’imposta sul reddito dovuta dalla beneficiarla relativamente all’assegno stesso.

Quanto, infine, al terzo motivo di censura – che investe il capo della pronuncia impugnata concernente la disposta compensazione integrale delle spese di entrambi i gradi del giudizio, motivato alla luce della “complessiva valutazione della vicenda processuale” -, esso e’ infondato, perche’ la Corte ha ritenuto sostanzialmente integrata, sulla determinazione dell’assegno di divorzio a fronte delle rispettive domande delle parti, una fattispecie di soccombenza reciproca sia nel giudizio di primo grado (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 2), sia nel giudizio di appello (cfr. le sentenze nn. 18496 e 17868 del 2009, con riferimento – come nella specie all’applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2, prima della riforma del 2005).

5. – Le spese del presente grado di giudizio possono essere compensate per intero tra le parti, entrambe soccombenti.

P.Q.M.

Riuniti i ricorsi, li rigetta e compensa le spese.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 28 settembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2010

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