Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2160 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. I, 25/01/2022, (ud. 20/10/2021, dep. 25/01/2022), n.2160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29427/2016 proposto da:

Top Holiday s.r.l. a socio unico, in persona del legale

rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in Roma, in

via Tomacelli n. 98, presso lo studio dell’avvocato Cortesi Massimo,

rappresentata e difesa dall’avvocato Coppola Antonio, con procura

speciale per Notaio Dott. D.C.A. di (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro-tempore,

domiciliata in Roma, in via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1739/2015 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 05/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2021 dal Cons. rel. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Tribunale di Bari, con decreto del 2008, ingiunse all’Agenzia delle Entrate di Bari il pagamento della somma di Euro 7914,90 oltre interessi, in favore della Top Holiday s.r.l., a titolo di restituzione della somma da quest’ultima erroneamente versata nel corso di una pratica di condono edilizio.

L’Agenzia delle entrate propose opposizione al decreto ingiuntivo, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva.

Il Tribunale accolse l’opposizione, affermando tale difetto e revocando il decreto opposto.

Avverso la suddetta sentenza propose appello la società, adducendo la violazione della L. n. 260 del 1958, art. 4 con conseguente stabilizzazione della legittimazione passiva in capo all’ente convenuto, mentre la legittimazione del Ministero dell’Economia e Finanze avrebbe dovuto essere eccepita e non rilevata d’ufficio dal giudice.

Con sentenza del 5.11.15, la Corte territoriale rigettò l’appello, osservando che: era stata correttamente sollevata, da parte dell’Avvocatura dello Stato, l’eccezione di cui alla L. n. 260, art. 4; l’argomentazione del ricorrente, secondo la quale erano state trasferite all’Agenzia delle Entrate tutte le competenze facenti capo al Ministero, tributarie ed extra, non era fondato in quanto nella fattispecie veniva in rilievo la richiesta di rimborso di una somma versata a titolo di oblazione per un condono edilizio, mentre essa avrebbe dovuto essere corrisposta al Comune di Bari utilizzando l’apposito conto corrente, a titolo di “oneri di costruzione”; nessuna norma di legge attribuiva all’Agenzia delle Entrate la specifica competenza sulla questione in esame; il D.L. n. 269 del 2003 e il D.M. 23 dicembre 2010 conferirono alle Ragionerie territoriali le funzioni svolte in precedenza dalle Direzioni provinciali del Tesoro, tra cui era da includere quella in esame. con la conseguente legittimazione processuale del Ministero.

La Top Holyday s.r.l. ricorre in cassazione con cinque motivi, illustrati con memoria. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Il primo motivo denunzia nullità del procedimento e della sentenza impugnata per violazione degli artt. 101,112,345, c.p.c., in quanto nell’atto di opposizione al decreto ingiuntivo l’Agenzia delle Entrate non aveva eccepito la violazione della L. n. 260 del 1958, art. 4 senza specificare l’organo legittimato passivo da evocare in giudizio, mentre la ricorrente aveva rilevato l’incompletezza dell’eccezione. Al riguardo, la ricorrente si duole che la Corte d’appello abbia affermato che l’Avvocatura dello Stato aveva sollevato l’eccezione di carenza di legittimazione passiva, indicando quale legittimato il Ministero dell’Economia e Finanze, poiché era stata invece indicata la Direzione provinciale dei servizi vari del Tesoro.

Il secondo motivo denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 260 del 1958, art. 4 per aver la Corte territoriale ritenuto correttamente proposta la relativa eccezione, non avendo l’Agenzia delle Entrate indicato il Ministero quale legittimato passivo, anche per la mancata istanza di rimessione in termini per chiamare in causa il Ministero.

Il terzo motivo deduce l’omesso esame di fatti decisivi discussi tra le parti e di alcuni documenti che comprovavano la legittimazione passiva dell’Agenzia delle Entrate.

Il quarto motivo denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2033 c.c., per aver la Corte d’appello escluso l’indebito oggettivo in ordine alla somma erroneamente versata all’Agenzia delle Entrate.

Il quinto motivo denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 300 del 1999, artt. 56-74, D.M. 28 dicembre 2000, D.L. n. 269 del 2003, per non aver la Corte d’appello applicato correttamente tale normativa al fine dell’individuazione dell’Agenzia delle Entrate quale soggetto tenuto alla restituzione delle somme versate erroneamente per il condono edilizio.

Il primo motivo è infondato in quanto la Corte d’appello ha correttamente ritenuto che l’eccezione sollevata innanzi al Tribunale dall’Avvocatura dello Stato avesse indicato il Ministero dell’Economia e delle Finanze quale soggetto legittimato passivo, seppure quest’ultima, come si evince dal ricorso, avesse indicato le Direzioni provinciali quali organi periferici del medesimo Ministero; in altri termini, è irrilevante che l’eccezione non avesse indicato espressamente il Ministero, ma le Direzioni provinciali quali soggetti legittimati passivamente, trattandosi esse di organi periferici del medesimo Ministero e non di enti diversi, come correttamente argomentato dal giudice di secondo grado.

Il secondo motivo è infondato. La ricorrente si duole che la Corte d’appello abbia erroneamente applicato la L. n. 260 del 1958, art. 4 in quanto l’Avvocatura dello Stato non aveva indicato nel Ministero il legittimato passivo, né aveva richiesto la rimessione in termini ai fini della chiamata in causa del soggetto ritenuto legittimato, sicché avrebbe dovuto operare la sanatoria prevista dal suddetto art. 4, nel senso che la legittimazione passiva si era stabilizzata nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

Per quanto esposto riguardo al primo motivo, la Corte territoriale ha ritenuto correttamente formulata la suddetta eccezione, conseguendone l’irrilevanza della mancata rimessione in termini che, a norma del citato art. 4, avrebbe presupposto l’erronea indicazione dell’ente pubblico legittimato passivo.

Il principio di diritto richiamato dalla difesa della società ricorrente (di cui a SU, n. 8516/12) non è dunque applicabile nella fattispecie non venendo in rilievo un giudizio promosso nei confronti di distinti ed autonomi enti pubblici, ma come detto, un giudizio promosso nei confronti di ente non legittimato passivo, come eccepito in primo grado. Giova altresì rilevare che la Corte territoriale ha ben evidenziato che nessuna norma contempla la competenza dell’Agenzia delle Entrate in materia di riscossione delle somme dovute a titolo di oblazione per illeciti urbanistici.

Il terzo motivo è parimenti infondato, afferendo all’asserito omesso esame dei documenti relativi al versamento eseguito e alle sue modalità, circostanze del tutto irrilevanti ai fini della decisione della causa, vertente sulla questione dell’individuazione del soggetto legittimato passivo.

Il quarto e quinto motivo, esaminabili congiuntamente poiché tra loro connessi, sono invece inammissibili poiché relativi ad una questione nuova, circa l’azione di indebito arricchimento che non risulta proposta nel giudizio di merito e della cui regolare introduzione nei gradi di merito la ricorrente ha taciuto.

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 2000,00 oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 20 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

 

 

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