Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 216 del 09/01/2017

Cassazione civile, sez. lav., 09/01/2017, (ud. 26/10/2016, dep.09/01/2017),  n. 216

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16587-2011 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE C.F. (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli

Avvocati MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

S.A. C.F. (OMISSIS), n. q. di erede di T.G.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VERONA, 30, presso lo studio

dell’avvocato CRISTIANO GUIDA, rappresentato e difeso dall’avvocato

GENNARO OREFICE, giusta delega in atti;

– controricorrente –

nonchè contro

MINISTERO DELL’INTERNO C.F. (OMISSIS), MINISTERO DELL’ECONOMIA E

DELLE FINANZE C.F. (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 4045/2010 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 14/06/2010 R.G.N. 1829/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/10/2016 dal Consigliere Dott. MAMMONE GIOVANNI;

udito l’Avvocato RICCI MAURO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO PAOLA che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con ricorso al giudice del lavoro di Napoli, S.A., quale erede della madre T.G., chiedeva la corresponsione dei ratei dell’indennità di accompagnamento (L. 11 febbraio 1980, n. 18) e della pensione di inabilità prevista (L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 12), già spettanti alla sua dante causa, deceduta il 12.02.98.

2. Dichiarata improponibile la domanda per mancanza della domanda amministrativa, proposto appello dall’attore, la Corte d’appello di Napoli con sentenza del 14.06.10 accoglieva l’impugnazione ritenendo correttamente presentata la domanda amministrativa e, rilevata la ricorrenza del requisito sanitario in capo all’assicurata, in riforma della prima sentenza condannava l’INPS a corrispondere all’istante i ratei della pensione di inabilità e dell’indennità di accompagnamento per il periodo 1.11.90 – 22.02.98.

3. Propone ricorso per cassazione l’INPS. Risponde S. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

4. Preliminarmente deve rilevarsi che la difesa di S.A. non è munita della procura speciale prevista dagli artt. 365 e 370 c.p.c.. In particolare, non si rinviene il “mandato in calce” cui si fa rinvio nel controricorso, nè nel fascicolo del predetto si reperisce altro documento contenente la nominata procura. Il controricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile.

5. L’INPS lamenta che la Corte di appello avrebbe concesso le prestazioni in assenza di specifica domanda di condanna e di prova certa circa la presentazione della domanda amministrativa ed il requisito reddituale. A tale proposito propone quattro motivi di ricorso.

5.1. Con il primo motivo deduce l’erronea applicazione dei principi in materia di onere della prova, avendo il giudice riconosciuta la validità dell’istanza amministrativa, che si assume presentata nell’anno 1990, sulla base del D.P.R. 21 settembre 1994, n. 698, art. 12 e non del D.M. 9 novembre 1990, vigente all’epoca. Non avvedendosi che, per l’avvio del procedimento amministrativo, lo schema di domanda contenuto in quest’ultima norma prevedeva che l’istante indicasse la prestazione richiesta e chiedesse di essere sottoposto ad accertamento sanitario.

5.2. Con il secondo motivo deduce violazione della L. n. 118 del 1971, art. 12 e successive modifiche, avendo il giudice: a) desunto il requisito reddituale da documentazione prodotta nel giudizio di appello, quando ormai parte istante era decaduta da ogni possibilità di prova al riguardo; b) ritenuto provata la circostanza che l’assistita non fosse stata ricoverata a spese dello Stato, senza che parte istante avesse dedotto alcuna circostanza a riprova.

5.3. Con il terzo motivo deduce carenza di motivazione, non avendo il giudice indicato il reddito preso a riferimento per l’accertamento del requisito economico, se quello personale dell’assicurata o quello familiare, come correttamente avrebbe dovuto essere accertato.

5.4. Con il quarto motivo deduce la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, avendo l’istante proposto solo domanda di accertamento per la declaratoria del diritto alle prestazioni, e non anche di condanna dell’Istituto al pagamento dei ratei.

6. Quanto al primo motivo, deve rilevarsi che il giudice ha accertato che la domanda amministrativa fu presentata in data 10.10.90 in ragione del documento in pari data al riguardo prodotto da parte attrice, inferendone l’avvenuta presentazione sulla base di altro documento in data 8.07.96 (e, quindi, successivo) recante il ricorso amministrativo presentato dal difensore della T. contro la reiezione dell’istanza di concessione della prestazione. Lo stesso giudice ha, inoltre, ritenuto il contenuto dell’istanza conforme al regolamento di cui al D.P.R. 21 settembre 1993, n. 537, recando essa tutti i requisiti ivi richiesti e, in particolare, l’indicazione della prestazione richiesta.

Per quanto riguarda, invece, l’adozione del modello amministrativo, che secondo l’INPS avrebbe dovuto essere quello del D.M. 9 novembre 1990, art. 12 applicabile ratione temporis, il motivo è inidoneo a validamente contrastare l’accertamento, atteso che, essendo la domanda presentata il 10.10.90 (prima, quindi, dell’entrata in vigore del D.M. 9 novembre 1990), la fonte regolatrice mai potrebbe essere individuata in quella indicata da parte ricorrente.

7. Quanto al secondo ed al terzo motivo, da trattare in unico contesto, per quanto riguarda la pensione di inabilità (che qui rileva, non ponendosi problema reddituale per l’accompagnamento) è in considerazione il periodo 1.11.90-22.02.98, in relazione al quale il giudice ha accertato che la T. era vedova e che per tutti gli anni di riferimento non godeva di reddito alcuno, salvo che per l’anno 1997 in cui il reddito era stato comunque inferiore alla soglia minima, a tale scopo prendendo in esame una certificazione dell’Agenzia delle Entrate del 23.09.09, prodotta nel giudizio di secondo grado.

Deve al riguardo rilevarsi che documentazione relativa alla situazione reddituale dell’assicurata era stata prodotta dal richiedente in allegato al ricorso introduttivo (v. quanto sostenuto nel controricorso dallo S.), di modo che la certificazione dell’Agenzia delle Entrate esaminata dalla Corte d’appello aveva carattere riassuntivo. Non si verte, pertanto, nella situazione descritta dall’Istituto ricorrente, in quanto il giudice non ha inammissibilmente sanato una decadenza dell’attore, ma ha solo preso una esame un documento riassuntivo della posizione reddituale, come tale acquisibile dal giudice di appello ai sensi dell’art. 437 c.p.c., nell’esercizio dei suoi poteri istruttori officiosi (v. Cass. n. 29006 del 2008, n. 3018 del 2009, n. 18924 del 2012, n. 3027 del 2016).

8. Con la seconda parte del secondo motivo è censurato l’accertamento del mancato ricovero in strutture di pubblica assistenza, in quanto basato su circostanze desunte dalla relazione del consulente tecnico, senza che l’attore avesse dedotto alcunchè al riguardo. Sul punto deve rilevarsi che il convincimento del giudice può trovare fondamento su ogni circostanza che sia legittimamente acquisita agli atti processuali, a prescindere dalla fonte di provenienza; non essendo dalla ricorrente contestata le circostanze in questione, la censura deve essere ritenuta infondata.

9. E’ infondato anche il terzo motivo, concernente la pretesa parzialità dell’accertamento reddituale, che, ad avviso del ricorrente avrebbe interessato solo il reddito individuale e non anche quello familiare. Per come formulato il motivo è inammissibile, sia perchè l’Istituto ricorrente non illustra se al riguardo nel giudizio di merito avesse dedotto alcunchè circa la composizione del reddito dell’assicurata, sia perchè non sono dedotte circostanze di fatto che consentano di affermare che la T., che era vedova, fosse inserita in un nucleo familiare avente di per sè un reddito rilevante ai fini del godimento della richiesta prestazione.

10. Quanto al quarto motivo, con cui si deduce il vizio di ultrapetizione per avere il giudice emesso pronunzia di condanna a fronte di una richiesta di mero accertamento, deve rilevarsi che il giudice, nel rispondere alla domanda formulatagli, in motivazione ha riconosciuto “come dovuti all’appellante i ratei dell’indennità di accompagnamento nonchè della pensione di inabilità” e nel dispositivo ha emesso la pronunzia di condanna, interpretando in senso compiuto la richiesta avanzata dall’appellante, nel senso di poter richiedere immediatamente all’INPS il pagamento delle prestazioni. Non esiste, dunque, l’ultrapetizione ed il motivo deve essere rigettato.

11. Infondati tutti i motivi, il ricorso va rigettato. Nulla deve statuirsi per le spese in ragione della già richiamata inammissibilità del controricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, nulla disponendo per le spese.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 gennaio 2017

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