Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21597 del 26/10/2016


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Cassazione civile sez. trib., 26/10/2016, (ud. 08/09/2016, dep. 26/10/2016), n.21597

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 12390/2012 proposto da:

APOGEO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA DELLA BALDUINA 59/A, presso

lo studio dell’avvocato FILIPPO GESUALDI, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE NICOLA SOLIMANDO giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MISSANELLO;

– intimato –

sul ricorso 12392/2012 proposto da:

APOGEO SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA DELLA BALDUINA 59/A, presso

lo studio dell’avvocato FILIPPO GESUALDI, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIUSEPPE NICOLA SOLIMANDO giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MISSANELLO;

– intimato –

avverso le sentenze n. 75/2011 e n. 76/2011 della COMM. TRIB. REG. di

POTENZA, depositate il 04/04/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/09/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CUOMO Luigi, che ha concluso per l’accoglimento dei ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con distinte sentenze n. 75/1/2011 (relativa al tributo TARSU anno (OMISSIS)), n. 77/1/2011 (relativa al tributo TARSU anno (OMISSIS)), n. 78/1/2011 (relativa al tributo TARSU anno (OMISSIS)) e n. 79/1/2011 (relativa al tributo TARSU anno (OMISSIS)), tutte pubblicate in data 4.4.2011, la Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, in riforma delle sentenze di primo grado, ha dichiarato la inammissibilità dei ricorsi di primo grado proposti da Apogeo s.r.l, avverso gli avvisi di pagamento notificati dalla S.E.M. spa (oggi Equitalia spa), concessionaria del servizio di riscossione dei tributi del Comune di Missanello.

2. La Commissione Tributaria Regionale, con ciascuna delle sentenze sopra indicate, ha ritenuto che l’avviso di pagamento non rientra tra gli atti indicati nell’elenco previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1.

3. Avverso tali sentenze Apogeo srl ha proposto un unico ricorso per cassazione, rubricato con il N.RG 12390/2012, affidato a tre motivi.

4. Il Comune di Missanello è rimasto intimato.

5. Con la sentenza n. 76.1.11, anch’essa pubblicata in data 4.4.2011, la Commissione Tributaria Regionale di Potenza, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto il ricorso proposto da Apogeo s.r.l., avverso la cartella di pagamento emessa dalla S.E.M. spa (oggi Equitalia spa), concessionaria del servizio di riscossione dei tributi del Comune di Missanello, in relazione al tributo TARSU anno (OMISSIS).

6. La Commissione Tributaria Regionale ha rilevato che la documentazione acquisita agli atti dimostrava che nell’anno (OMISSIS) la struttura alberghiera gestita dalla società era funzionate e che, in relazione alla medesima, era stato effettuato con regolarità il servizio di raccolta dei rifiuti; che sussistevano le autorizzazioni all’esercizio dell’attività (n. (OMISSIS) del Comune e n. (OMISSIS) della Regione Basilicata); che dalla scheda di rilevazione dati, relativa al censimento dell’unità immobiliare, emergeva che il fabbricato, utilizzabile ed agibile, era servito da cassonetti, dalla rete idrica e da quella fognaria.

7. Ha ritenuto che le esenzioni dal tributo sono previste solo nei casi di non utilizzabilità della struttura nel corso dell’anno, ove indicata nella denuncia originaria o di variazione, purchè comprovata da elementi oggettivi o da idonea documentazione.

8. Avverso detta sentenza la società Apogeo srl ha proposto ricorso per cassazione, rubricato con il N.RG 12392/2012, affidato a due motivi.

9. Il Comune di Missanello è rimasto intimato.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

10. In via preliminare va disposta, per ragioni di connessione, la riunione dei giudizi rubricati con i nn. RG 12392 e 12390 del 2012: il primo ha ad oggetto la sentenza n. 76.1.11, la quale ha pronunciato sulla legittimità della cartella di pagamento relativa tributo TARSU anno (OMISSIS); il secondo ha ad oggetto, tra le altre, la sentenza n. 75.1.2011, che ha deciso sull’impugnativa dell’avviso di pagamento relativo al medesimo tributo ed alla medesima annualità.

11. Va anche rilevato anche che sono in parte sovrapponibili le censure formulate nei ricorsi sopra indicati.

I motivi del ricorso n. RG. 12390/2012

12. Con il primo motivo la società ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19.

13. Sostiene che gli avvisi di pagamento opposti con i ricorsi di primo grado sono impugnabili perchè, al di là del “nomen”, essi hanno natura sostanzialmente impositiva, avendo hanno portato a conoscenza di essa contribuente la pretesa tributaria, esplicitandone le concrete ragioni (fattuali e giuridiche). Invoca le sentenze di questa Corte nn. 21045/2007, 16293/2007, 3554/2002.

14. Con il secondo motivo la società ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 58 e 32.

15. Lamenta che la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto gli appelli proposti dal Comune di Missanello, non costituito nel giudizio di primo grado, anche sulla base di documenti prodotti, per la prima volta, nel giudizio di appello e, comunque, oltre il termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32. Deduce, inoltre, che dagli stessi atti prodotti dal Comune risulterebbe provato che il servizio di rimozione dei rifiuti non era stato effettuato a far tempo dall’anno (OMISSIS).

16. Con il terzo motivo, erroneamente rubricato con il n. 2, la società ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 58, 62 e 66.

17. Lamenta omessa motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio prospettato dalle parti, per non avere la Commissione Tributaria Regionale motivato alcunchè in ordine alla mancata effettuazione del servizio di rimozione dei rifiuti, dedotta da essa società in ragione del non funzionamento del complesso alberghiero gestito da essa società, determinato dalla mancanza dei “certificati” dei Vigili del Fuoco, della USL e del certificato di agibilità o di uso, deducendo che quest’ultimo era stato rilasciato dal Comune di Missanello soltanto in data (OMISSIS).

18. Assume, inoltre, che la Commissione Tributaria Regionale avrebbe considerato soltanto le autorizzazioni del (OMISSIS) trascurando di valutare che le medesime erano state superate dalle concessioni edilizie del (OMISSIS) e che mancava il certificato dei Vigili del Fuoco.

19. Lamenta che nelle sentenze impugnate la motivazione era stata omessa in merito all’autorizzazione n. (OMISSIS), al fatto che il parere dei Vigili del Fuoco aveva durata di soli 27 mesi, in ordine al fatto che lo stesso Comune il 26 agosto 2008 aveva contestato ad essa società di avere impedito l’organizzazione del servizio di rimozione dei rifiuti, perchè non aveva effettuato le comunicazioni relative alla apertura ed alla chiusura dell’attività alberghiera. Sostiene che il Comune avrebbe dovuto applicare la riduzione del tributo prevista dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 66.

I motivi del ricorso n. RG. 12392/2012.

20. Con il primo motivo la società ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 58 e 32.

21. Deduce che la Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il gravame del Comune di Missanello, non costituito nel giudizio di primo grado, anche sulla base di documenti prodotti, per la prima volta, nel giudizio di appello e, comunque, oltre il termine previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32.

22. Con il secondo motivo, la società ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 58, 62 e 66, sulla scorta di argomentazioni sovrapponibili a quelle esposte nel terzo motivo del ricorso rubricato con il n. 12390/2012.

23. Esame dei motivi del giudizio n. 12392/2012 .

24. Sul primo motivo.

25. Al di là dell’erroneo riferimento nella rubrica del motivo in esame all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e pur essendo dedotta violazione e falsa applicazione di norme di diritto, le prospettazioni esposte nella parte argomentativa evidenziano che il vizio denunciato non attiene alla sufficienza o logicità della motivazione in ordine a fatti controversi e decisivi della controversia, nemmeno allegati, e tampoco alla violazione di norme di diritto sostanziale, bensì alla violazione di norme che regolano il processo tributario.

26. Il vizio in esame, ammissibile in applicazione dei principi affermati dalle SS.UU di questa Corte nella sentenza n. 17931/2013, è pertanto riconducibile al vizio denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

27. Esaminato sotto questa prospettiva esso presenta profili di infondatezza e di inammissibilità.

28. E’ infondato nella parte in cui è denunciata la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, perchè questa disposizione al comma 2 abilita alla produzione di qualsivoglia documento in appello, senza restrizione alcuna e, con disposizione autonoma rispetto a quella che, nel comma 1, sottopone a restrizione l’accoglimento dell’istanza di ammissione di altre fonti di prova (Cass. 655/2014,7714/2013, 20109/2012).

29. Quanto alla dedotta violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, il motivo è inammissibile perchè, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso, la società ricorrente si è limitata a rappresentare di avere eccepito la preclusione alla produzione documentale nelle controduzioni depositate in data 14.3.2009, ma non ha riportato nel testo del ricorso il contenuto degli atti dei precedenti gradi del giudizio, e nemmeno ne ha indicato la specifica sede di allocazione processuale, dai quali desumere che il Comune produsse i documenti oltre il termine previsto dalla disposizione sopra richiamata (ex multis Cass. SSUU8077/2012; Cass. 11738/2016, 19410/2015, 21621/2007, 20405/2006, 5148/2003).

30. Il motivo in parte qua presenta un ulteriore profilo di inammissibilità. La denuncia di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela, infatti, l’interesse all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in dipendenza della denunciata violazione. Questa Corte ha più volte affermato che è, in conseguenza, inammissibile l’impugnazione con la quale si lamenti un mero vizio del processo, senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione di merito (Cass. 3432/2016, 22978/2015, 6330/2014).

31. Ebbene, nel caso in esame la ricorrente non ha prospettato alcunchè in ordine al possibile, verosimile sviluppo ed esito che avrebbe avuto il processo, nè quale decisione di merito non avrebbe potuto essere resa nel senso in cui è stata adottata, ove non si fosse stato dato ingresso ai documenti assunti come prodotti in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32.

32. Sul secondo motivo.

33. Anche il motivo in esame presenta, ad un tempo, profili di inammissibilità e di infondatezza.

34. Il primo profilo di inammissibilità consegue alla violazione della regola di chiarezza e di autosufficienza del ricorso.

35. Pur contenendo il mezzo di impugnazione censure riferite nella rubrica al vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nelle prospettazioni esposte nella parte argomentativa, esso si muove su binari di incerto confine tra le ragioni di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 597 del 1993, artt. 58, 62 e 66 (denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e di vizi motivazionali, secondo uno schema argomentativo non lineare e di disagevole lettura e che, per questo, non consente di riferire con certezza le doglianze all’uno o all’altro dei motivi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

36. Ulteriore profilo di inamissibilità consegue al fatto che la società ricorrente addebita alla sentenza la violazione delle norme citate nelle rubriche e la falsa applicazione (sussunzione) delle medesime alla fattispecie dedotta in giudizio, senza confronto alcuno con i principi affermati ripetutamente da questa Corte sulla differenza ontologica tra vizio di violazione di legge, riconducibile all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e vizio di errata applicazione della legge alla fattispecie concreta, riconducibile, invece, all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass. 7568/2016,26307/2014, 22348/2007).

37. Il motivo è, comunque, infondato, se ricondotto al vizio di violazione del D.Lgs. n. 507, artt. 58, 62 e 66.

38. Va osservato che, in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi, l’art. 62 del citato D.Lgs. nel disporre che essa “è dovuta per l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o comunque reso in maniera continuativa nei modi previsti dagli artt. 58 e 59” pone una presunzione soltanto relativa di tassabilità, giacchè nel medesimo comma ed in quelli successivi elenca numerose ipotesi di edifici o aree esentate, totalmente o parzialmente, dal tributo. Tuttavia, costituendo tali esenzioni un’eccezione alla regola generale di assoggettamento alla tassa di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale in cui il servizio di raccolta è istituito o attivato, l’onere della prova circa l’esistenza e la delimitazione delle superfici per le quali il tributo non è dovuto grava su chi ritiene di avere diritto all’esenzione e non sull’amministrazione del Comune (Cass. 15083/2004, 9309/2003).

39. Va anche osservato che la circostanza che i Vigili del Fuoco non abbiano rilasciato il nulla osta è del tutto irrilevante, atteso che presupposto per l’imposizione TARSU è l’occupazione o la detenzione di fatto dell’immobile, indipendentemente dal suo completamento e dalla sua “abitabilità” sul piano giuridico.

40. A tale regola si è correttamente attenuto il giudice di merito, che ha ritenuto non superata la presunzione di tassabilità delle superfici, con un apprezzamento a lui esclusivamente riservato (Cass. SSU 24148/2013; Cass. 1541/2016, 15208/2014), sull’idoneità e sufficienza della prova fornita dalla contribuente a documentare il mancato funzionamento del complesso alberghiero.

41. Il motivo è infondato anche laddove sembra prospettare vizi motivazionali perchè la Commissione Regionale ha esaminato le autorizzazioni rilasciate dal Comune (n. (OMISSIS)) e dalla Regione Basilicata (n(OMISSIS)) ed ha spiegato in maniera lineare ed esaustiva che era risultato provato che nel (OMISSIS) la struttura alberghiera gestita dalla società era attiva e funzionante, che dalla scheda di rilevazione risultava che il fabbricato era pienamente utilizzabile per mq 3.393,63, era servito da cassonetti e da rete idrica e fognaria e che era stato effettuato con regolarità il servizio di raccolta dei rifiuti.

42. Infine, quanto alla nota in data 26.8.2008, con la quale il comune avrebbe rilevato l’omessa comunicazione dei tempi di apertura e di chiusura dell’attività, da cui la ricorrente desume la natura stagionale dell’attività alberghiera, con conseguente diritto all’applicazione della riduzione di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 66, va rilevato che, per quanto emerge dal contenuto riportato in ricorso, la nota del Comune la nota è riferita all’anno 2008, mentre il giudizio in esame verte sulla annualità anno (OMISSIS).

43. Il ricorso, sulla scorta delle considerazioni svolte, va respinto.

44. Non v’è spazio per pronunzia sulle spese in quanto il Comune di Missanello è rimasto intimato.

Esame dei motivi del giudizio n. R.G. 12390/2012.

45. Sul primo motivo

46. Questa Corte ha ripetutamente affermato (Cass. n. 25297/2014; Ord. 3315/2016) che in tema di contenzioso tributario, l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nel D.Lgs. 31 dicembre 1993, n. 546, art. 19, ha natura tassativa, ma, in ragione dei principi costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.), ogni atto adottato dall’ente impositore che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle concrete ragioni fattuali e giuridiche, è impugnabile davanti al giudice tributario, senza necessità che si manifesti in forma autoritativa.

47. Si tratta di orientamento che si inscrive in un consolidato indirizzo, secondo il quale, con specifico riferimento al caso qui all’esame, devono ritenersi impugnabili gli avvisi bonari con cui l’Amministrazione chiede il pagamento di un tributo in quanto essi, pur non rientrando nel novero degli atti elencati nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19 e non essendo, perciò, in grado di comportare, ove non contestati, la cristallizzazione del credito in essi indicato, esplicitano comunque le ragioni fattuali e giuridiche di una ben determinata pretesa tributaria, ingenerando così nel contribuente l’interesse a chiarire subito la sua posizione con una pronuncia dagli effetti non più modificabili (Cass. 15957/2015, 15029/2015, 10987/2011).

48. Il primo motivo del ricorso in esame va, in conclusione, accolto, con assorbimento delle questioni poste nel secondo e nel terzo motivo.

49. Le sentenze nn. 75/1/11, 77/1/11, 78/71/11 e 79/1/2011 vanno, pertanto, cassate, con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, limitatamente ai giudizi definiti con le sentenze 77/01/2011, 78/01/2011, 79/01/2011, che, in diversa composizione, farà applicazione dei principio di diritto enunciati nei punti 46 e 47 di questa sentenza e provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

50. Il rinvio è limitato ai giudizi definiti con le sentenze 77/01/2011, 78/01/2011, 79/01/2011 perchè, in conseguenza del rigetto del ricorso n. 12392/2012, avente ad oggetto la sentenza 76/01/2011, relativa alla cartella di pagamento del tributo TARSU (OMISSIS), si è formato il giudicato sulla pretesa impositiva azionata dal Comune, sicchè non sussiste alcun interesse della ricorrente a proseguire, in sede di rinvio, nel giudizio impugnatorio della sentenza n. 75/1/11, che ha definito il giudizio concernente l’avviso di pagamento relativo al tributo TARSU (OMISSIS).

PQM

La Corte:

Riunisce i ricorsi n.i 12390 e 12392 del 2012.

Accoglie il ricorso n. 12390/2012

Cassa la sentenze n. 75/01/2011, 77/1/011, 78/1/2011, 79/01/2011.

Rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Basilicata, in diversa composizione, quanto ai giudizi definiti con le sentenze n.i 77/1/011, 78/1/2011, 79/01/2011, in relazione al motivo accolto, che provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Rigetta il ricorso n. 12392/2012.

Nulla per le spese quanto al giudizio R.G. 12392/2012.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 8 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2016

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