Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2159 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. trib., 30/01/2020, (ud. 20/11/2019, dep. 30/01/2020), n.2159

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. PAOLILLO Liberato – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8826-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

LANTANIO SRL SOCIETA’ AGRICOLA, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIALE PARIOLI 43, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO D’AYALA

VALVA, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

FRANCESCO MOSCHETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1847/2014 della COMM.TRIB.REG. di FIRENZE,

depositata il 30/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/11/2019 dal Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO.

Fatto

RITENUTO

1.- La Commissione tributaria regionale della Toscana con sentenza n. 1.847/1/14 del 26 maggio 2014, pubblicata il 30 settembre 2014, in riforma della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Grosseto n. 134/4/12 ha accolto il ricorso proposto dalla Lantanio s.r.l. Società Agricola avverso l’avviso di liquidazione del saldo della maggiore imposta (a tariffa ordinaria dovuta – in dipendenza della decadenza della agevolazione di cui al D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99, art. 1 – in relazione alla registrazione, eseguita il 14 febbraio 2005 colla tariffa ridotta dell’8%, del decreto del Giudice della esecuzione immobiliare del Tribunale di Grosseto n. 937 dell’11 ottobre 2004, di aggiudicazione di alcuni fondi rustici in agro di Civitella Marittima.

2.- L’Avvocatura generale dello Stato, mediante atto del 30 marzo 2015, ha proposto ricorso per cassazione.

3.- La società intimata ha resistito mediante controricorso dell’11 maggio 2005.

Diritto

CONSIDERATO

1.- La Commissione regionale tributaria ha motivato l’accoglimento del ricorso introduttivo della contribuente sulla base della considerazione della fondatezza della preliminare eccezione, proposta dalla società, della decadenza in cui era incorsa l’Agenzia delle entrate per aver notificato tardivamente l’avviso di liquidazione della imposta di registro complementare, dopo la scadenza del termine perentorio di tre anni stabilito dalla legge.

In proposito, con richiamo di pertinente arresto di legittimità, il Giudice territoriale ha motivato: il tributo deve essere qualificato come imposta complementare “con la conseguenza che il termine triennale di decadenza dell’amministrazione ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, decorre non dalla richiesta di registrazione, ma dalla data (31 ottobre 2007) in cui il contribuente ha denunciato (o avrebbe dovuto denunciare) ex art. 19 del medesimo D.P.R. la mancata presentazione, nel termine, della documentazione ” circa l’acquisto della qualità di imprenditore agricolo professionale.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato ricorrente denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, artt. 19 e 76, nonchè in relazione all’art. 1, nota I, della relativa Tariffa – Parte Prima.

La ricorrente censura la ritenuta intempestività dell’avviso di liquidazione e, in proposito, obietta: “il termine triennale, fissato per l’esercizio dell’azione di recupero da parte dell’Ente impositore, doveva calcolarsi con decorrenza dal giorno 14/02/2005”, cioè, dalla data della registrazione del decreto di trasferimento dell’immobile emesso dal giudice della esecuzione del Tribunale di Grosseto; quindi, alla scadenza “infruttuosa di detto termine triennale (14/02/2008) ha iniziato a decorrere un nuovo termine triennale di natura prescrizionale, entro il quale l’Amministrazione finanziaria deve procedere al recupero delle imposte ordinarie, a seguito della mancata esibizione della documentazione definitiva, (termine) da calcolarsi, dunque, con decorrenza dal giorno 14/02/2008 e con scadenza 13/02/2011, termine finale”.

Soggiunge, infine, la Avvocatura generale dello Stato che, anche accedendo alla tesi secondo la quale il dies a quo del termine “di prescrizione” per la Agenzia delle entrate coincida colla data in cui il contribuente avrebbe dovuto presentare, ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 19, la denunzia della omessa presentazione (nel termine di tre anni) della documentazione della acquisita qualità di imprenditore agricolo professionale, l’avviso di liquidazione risulterebbe – in ogni caso – tempestivo, in quanto nella fattispecie dovrebbe trovare applicabile il maggiore termine di cinque anni, stabilito del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 76, comma 1, ultimo periodo.

3. – Il ricorso non merita accoglimento.

3.1 – Entrambe le tesi in diritto (principale e subordinata) della ricorrente non sono fondate.

Pel caso in cui – come nella specie – il contribuente non adempia, nel termine perentorio di tre anni, l’onere di offrire la prova dell’acquisizione della qualifica di imprenditore agricolo professionale, ai fini della fruizione della tariffa agevolata all’8% della imposta di registro, prevista dall’art. 1, nota I, della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, la giurisprudenza di legittimità è consolidata a) sia nell’escludere che il termine di decadenza dell’amministrazione decorra dalla data della registrazione; b) sia nel ritenere applicabile il termine triennale di decadenza stabilito dal D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 76, comma 2.

In tal senso questa Corte suprema di cassazione ha affermato, esattamente in termini, il seguente principio di diritto:

” In tema di imposta di registro, ai fini dell’applicazione dell’aliquota agevolata dell’8 per cento, prevista dall’art. 1, nota I, della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, l’acquirente che al momento dell’atto pubblico non possieda la qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale deve denunciare, nel medesimo atto, l’intento di acquistarla e, quindi, entro il termine perentorio di tre anni, deve produrre la prova, nel modo indicato dalla legge, dell’avvenuto suo acquisto. Nel caso di inadempimento, il termine triennale di decadenza dell’Amministrazione, ai sensi del citato D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, decorre non dalla richiesta di registrazione, ma dalla data in cui il contribuente ha denunciato (o avrebbe dovuto denunciare) la mancata presentazione, nel termine, della suddetta documentazione… ” (Sez. 5, Sentenza n. 7268 del 22/03/2017, Rv. 643470 – 01; cui adde Sez. 5, Sentenza n. 15864 del 12/07/2006, Rv. 591581 – 01; Sez. 5, Sentenza n. 4626 del 27/03/2003, Rv. 561526 – 01; nonchè vedi, con riferimento alla agevolazione prevista dal D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99, art. 7, comma 2, Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 18894 del 26/09/2016, Rv. 641484 – 01).

3.2 – Al superiore principio di diritto – il Collegio lo ribadisce ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, condividendo le ragioni sviluppate nei pertinenti arresti – si è correttamente attenuta la Commissione tributaria regionale.

Consegue il rigetto del ricorso.

3.3 – Le spese del presente giudizio, congruamente liquidate nel dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V Sezione Civile, il 20 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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