Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21560 del 07/10/2020

Cassazione civile sez. II, 07/10/2020, (ud. 13/02/2020, dep. 07/10/2020), n.21560

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al N. R.G. 615/16) proposto da:

R.G., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in

virtù di procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. Sabatino

Ciprietti, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’Avv.

Letizia Tilli, in Roma, Via Germanico, n. 96;

– ricorrente principale –

e

G.S., (C.F.: (OMISSIS)) e G.R. (C.F.:

(OMISSIS)), entrambi rappresentati e difesi, in virtù di procura a

margine del ricorso, dall’Avv. Laura Teti, ed elettivamente

domiciliati presso lo studio dell’Avv. Alberto Sagna, in Roma, v.

Germanico, n. 170;

– ricorrenti incidentali –

contro

SAIES di C.S. & c. s.n.c. (poi trasformatasi in LE

NINFEE s.a.s. di B.S. & c.: P.I. (OMISSIS)),

rappresentata e difesa, in virtù di procura speciale a margine dei

distinti controricorsi, dall’Avv. Mirco D’Alicandro, ed

elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Giancarlo

Guarino, in Roma, viale A. Nibby, n. 7;

– controricorrente per entrambi i ricorsi –

Avverso la sentenza della Corte di appello di L’Aquila n. 1201/2014,

depositata il 19 novembre 2014 (non notificata);

udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 13

febbraio 2020 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. PATRONE Ignazio, che ha concluso per

l’inammissibilità o, in subordine, per il rigetto dei ricorsi.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. Con sentenza n. 97 del 2008 l’adito Tribunale di Pescara accoglieva la domanda proposta dalla Saies s.n.c., dichiarando la natura totalmente simulata di due atti pubblici di compravendita stipulati, l’uno, da parte dei coniugi R.G. e G.S. in favore del fratello di quest’ultima G.R. (avente ad oggetto immobili siti in (OMISSIS)) e, l’altro, dal R.G. in favore della predetta moglie (avente ad oggetto la quota nominale di Euro 23.970,00 del capitale sociale della s.r.l. Poligraf, corrente in (OMISSIS)), evidenziando che i due atti erano stati conclusi dopo pochi mesi che il venditore R. aveva ricevuto la notifica dello sfratto per morosità, quantificata quest’ultima in Euro 96.147,87 (oltre iva), dal complesso immobiliare locato dalla società attrice alla Babagula s.r.l., di cui lo stesso R. era legale rappresentante e fideiussore.

2. Interposto appello da parte di tutti i convenuti per le distinte ragioni correlate ai due specifici atti di compravendita, la Corte di appello di L’Aquila, nella costituzione della società appellata (trasformatasi in Le Ninfee s.a.s.), con sentenza n. 1201/2014 (depositata il 19 novembre 2014), rigettava i gravami, condannando gli appellanti alla rifusione delle spese del grado.

A fondamento dell’adottata decisione la Corte abruzzese, previa dichiarazione di inammissibilità di alcuni documenti prodotti nell’interesse degli appellanti, riteneva che fosse da confermare l’impugnata decisione di primo grado con la quale era stata rilevata la sussistenza di tutte le condizioni sufficienti (avuto riguardo all’univoco quadro degli elementi indiziari acquisiti, come quelli riguardanti il legame di parentela intercorrente tra le parti, il prezzo vile delle compravendite e la situazione finanziaria del R.) per dichiarare la nullità assoluta degli impugnati atti di compravendita.

3. Avverso la menzionata sentenza di appello hanno proposto distinti ricorsi per cassazione, da un lato, il R.G. (affidato a tre motivi) e, dall’altro lato, congiuntamente G.S. e G.R., riferito ad un solo motivo.

L’intimata SAIES di C.S. & c. s.n.c., poi divenuta LE NINFEE s.a.s. di B.S., ha resistito con due distinti controricorsi riferiti ad ognuno dei ricorsi.

Le difese dei ricorrenti hanno anche depositato separate memorie ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Rileva, in via pregiudiziale, il collegio che entrambi i ricorsi sono inammissibili per tardività della loro proposizione in relazione alla mancata osservanza del termine di cui all’art. 327 c.p.c..

Anche i due controricorsi formulati dalla s.a.s. Le Ninfee (già Saies s.n.c.) sono a loro volta, da ritenersi tardivo con riferimento al mancato rispetto del termine di costituzione così come stabilito dall’art. 370 c.p.c..

2. Osserva, in primo luogo, il collegio che i due ricorsi – proposti e notificati contestualmente – devono essere dichiarati inammissibili perchè proposti oltre il termine perentorio di cui al combinato disposto dell’art. 327 c.p.c. e della L. n. 742 del 1969, art. 1.

Al riguardo si evidenzia come risulta documentalmente accertato che: – il giudizio è stato iniziato con citazione del settembre 2005; – la sentenza di appello è stata pubblicata il 19 novembre 2014 e pacificamente non notificata; – entrambi i ricorsi per cassazione risultano consegnati all’ufficiale giudiziario per la spedizione a mezzo posta il 23 dicembre 2015 e ricevuti in pari data dal difensore costituito e presso il domicilio eletto per l’appellata.

Orbene, a seguito della modifica della L. n. 742 del 1969, art. 1, intervenuta per effetto del D.L. n. 132 del 2014, art. 16, comma 1 (convertito, con modif., dalla L. n. 162 del 2014), il periodo di sospensione feriale annuale è stato ridotto dal 1 al 31 agosto e tale modifica ha iniziato ad aver vigore (ai sensi del D.L. n. 132 del 2014, citato art. 16, comma 3) dall’anno 2015, trovando applicazione, in mancanza di una disciplina transitoria (con la conseguente operatività del principio generale “tempus regit actum”), a partire dalla sospensione dei termini relativa al periodo feriale dell’anno solare 2015, non rilevando, a tal fine, la data dell’impugnazione o quella di pubblicazione della sentenza (come stabilito dalla giurisprudenza di questa Corte: cfr. ordd. Cass. n. 27338/2016, n. 11758/2017 e n. 20866/2017).

Pertanto, a decorrere dall’indicato anno 2015, il termine lungo ex art. 327 c.p.c., comma 1 – per i giudizi a cui non si applica la riduzione a sei mesi (come ora prevista dallo stesso articolo a seguito della sua modificazione per effetto della L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17, non operante nel caso di specie, trattandosi di giudizio instaurato prima dell’entrata in vigore della citata legge) – deve ritenersi fissato in un anno e 31 giorni.

Quindi, poichè la sentenza qui impugnata è stata – come evidenziato pubblicata il 19 novembre 2014, il termine lungo per proporre ricorso per cassazione veniva a scadenza il 21 dicembre 2015 (lunedì), nel mentre – nella fattispecie che ci occupa – i due ricorsi risultano consegnati contestualmente per la notifica all’ufficiale giudiziario il 23 dicembre 2015 (data di riferimento, per il principio della scissione degli effetti in tema di notificazione, per il calcolo del termine con riferimento al notificante), ragion per cui – sul presupposto che il periodo di sospensione feriale va calcolato una sola volta – essi sono da ritenersi tardivi, con la conseguente dichiarazione della loro inammissibilità (in conformità all’eccezione sollevata nell’interesse della controricorrente).

2. Nondimeno, anche i due controricorsi vanno ritenuto tardivi, dal momento che, appurato che i ricorsi risultano notificati in data 23 dicembre 2015, il termine complessivo di quaranta giorni per la costituzione della parte intimata veniva a scadere il 1 febbraio 2016, nel mentre emerge documentalmente che i due controricorsi, datati 4 febbraio 2016, sono stati notificati ad entrambe le parti ricorrenti il successivo 6 febbraio 2016 e depositati l’8 marzo 2016, in evidente violazione del termine perentorio previsto dall’art. 370 c.p.c..

3. In definitiva, entrambi i ricorsi devono essere dichiarati inammissibili, siccome tardivi.

In virtù della loro accertata tardività anche ambedue i controricorsi sono da dichiarare inammissibili.

Per effetto della reciproca inammissibilità degli atti di costituzione sussistono idonei motivi per dichiarare – con riferimento al doppio rapporto processuale instauratosi – integralmente compensate tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti (ovvero di R.G., per un verso, e di G.S. e G.R., per altro verso, con vincolo tra loro solidale, avendo proposto congiuntamente un unico ricorso), di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara l’inammissibilità di entrambi i ricorsi e compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 13 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 7 ottobre 2020

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