Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21541 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 30/04/2021, dep. 27/07/2021), n.21541

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – rel. est. Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. R.G. 23867/2014, proposto da:

Riscossione Sicilia s.p.a., in persona del legale rapp.te p.t.,

rappresentata e difesa dall’avv. Antonio Mirone, elettivamente

domiciliato in Roma, presso la cancelleria della Corte di

Cassazione;

– ricorrente –

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente

C.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 396/16/2014 della Commissione tributaria

‘Regionale della Sicilia, sezione distaccata di Siracusa, depositata

il 10/02/2014 e non notificata.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 30 aprile

2021 dal Consigliere Rosita D’Angiolella.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. La Commissione tributaria regionale della Sicilia, sezione di staccata di Siracusa, (di seguito, CTR), con la sentenza in epigrafe, decidendo sull’appello di Serit Sicilia, oggi Riscossione Sicilia s.p.a., avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Siracusa che aveva accolto il ricorso del contribuente avverso la cartella di pagamento emessa Serit Sicilia s.p.a., per Iva e Irap 1999 e 2003, per l’importo di Euro 4.265,36, ha accolto l’appello ritenendo, in via pregiudiziale, che la notifica della cartella di pagamento in oggetto – di cui il contribuente aveva eccepito l’inesistenza per carenza della relata ex art. 148 c.p.c. – aveva raggiunto il suo scopo attraverso la proposizione del ricorso da parte del contribuente con l’effetto di sanare la nullità della notificazione ex art. 156 c.p.c., e, nel merito, affermando la legittimità dell’iscrizione a ruolo operata dalla Serit Sicilia s.p.a. nei confronti del contribuente. Accolto l’appello di Serit Sicilia s.p.a., la CTR con la sentenza in epigrafe, in base al principio della soccombenza, ha posto le spese di lite a carico del contribuente, C.E., liquidandole “in complessivi Euro 330,00, oltre IVA e CPA, ex D.M. giustizia 20 luglio 2012, n. 140”.

2. Riscossione Sicilia s.p.a. ricorre, con due motivi, avverso tale sentenza.

3. L’Agenzia delle entrate, terzo chiamato in causa nel giudizio di secondo grado, resiste con controricorso.

4. Il contribuente, C.E., rimane intimato.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente assume, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione dell’art. 91 c.p.c., della tariffa forense di cui al D.M. 08 aprile 2004, e della tariffa forense di cui al D.M. 20 luglio 2012, n. 140, per aver omesso di considerare gli importi pari ai valori liquidabili in applicazione di dette tariffe in rapporto al valore della controversia (Euro 2.569,54), sia per la prima che per la seconda fase di giudizio, fasi per le quali l’appellante società aveva formulato specifica domanda di condanna del contribuente alle spese di giudizio.

1.2. Con il secondo mezzo, deduce il vizio di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, là dove i secondi giudici non hanno motivato in relazione al regolamento delle spese del primo grado di giudizio e, comunque, non hanno motivato se, nella liquidazione effettuata, abbiano inteso comprendere anche le spese di primo grado o, eventualmente, compensarle.

2. I motivi di ricorso, che si esaminano congiuntamente in quanto intimamente connessi, sono fondati.

2.1. E’ evidente che la sentenza impugnata nella parte in cui ha liquidato le spese di lite “in complessivi Euro 330,00, oltre IVA e CPA, ex D.M. giustizia 20 luglio 2012, n. 140,” si sia limitata ad una globale determinazione dei compensi, senza fornire adeguata motivazione della operata riduzione dei valori tariffari e senza fornire motivazione alcuna in ordine alla regolazione delle spese del primo grado di giudizio, del tutto mancante.

2.2. Ed invero, secondo i principi enunciati da questa Corte, e dai quali non v’e’ motivo di discostarsi, in tema di liquidazione delle spese giudiziali determinate ai sensi del D.M. n. 140 del 2012, “la disciplina secondo cui i parametri specifici per la determinazione del compenso sono, “di regola”, quelli di cui alla allegata tabella A, la quale contiene tre importi pari, rispettivamente, ai valori minimi, medi e massimi liquidabili, con possibilità per il giudice di diminuire o aumentare “ulteriormente” il compenso in considerazione delle circostanze concrete, va intesa nel senso che l’esercizio del potere discrezionale del giudice contenuto tra i valori minimi e massimi non è soggetto a sindacato in sede di legittimità, attenendo pur sempre a parametri fissati dalla tabella, mentre la motivazione è doverosa allorquando il giudice medesimo decida di aumentare o diminuire ulteriormente gli importi da riconoscere, essendo necessario, in tal caso, che siano controllabili sia le ragioni dello scostamento dalla “forcella” di tariffa, sia le ragioni che ne giustifichino la misura” (cfr., Cass., 10/05/2019, n. 12537; id. Cass., 24/02/2020 n. 4782 e Cass. 04/03/2021 n. 6110).

2.3. Nella specie, i secondi giudici hanno contravvenuto tali principi in quanto hanno compiuto una liquidazione che non risulta rispettosa dei parametri, minimi e massimi, liquidabili in relazione alle fasi (introduttiva, di studio e di decisione) di cui alle tariffe, oltre ad essere del tutto priva di motivazione circa la scelta di diminuire ulteriormente gli importi da riconoscere, così rendendo impossibile il controllo delle ragioni dello scostamento operato dalla “forcella” di tariffa sia per il primo grado che per il secondo grado di giudizio. Alcuna motivazione hanno dato, inoltre, circa la mancata liquidazione delle spese di lite di primo grado,

2.4. I motivi vanno, dunque, accolti con cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, affinché, in applicazione dei principi sopra esposti, provveda alla liquidazione delle spese di giudizio di primo e di secondo grado, dando motivazione dell’eventuale scostamento dalla “forcella” di tariffa. Il giudice di rinvio è tenuto a provvedere anche in relazione alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della V sezione civile, il 30 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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