Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21520 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. I, 25/10/2016, (ud. 10/05/2016, dep. 25/10/2016), n.21520

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – rel. Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 29838-2011 proposto da:

PARUGIANO S.R.L., (c.f./p.i. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo STUDIO GREZ & ASSOCIATI

S.R.L., rappresentata e difesa dagli avvocati GUIDO GIOVANNELLI,

MAURO GIOVANNELLI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PROVINCIA DI FIRENZE, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL VIMINALE 43, presso

l’avvocato FABIO LORENZONI, rappresentata e difesa dall’avvocato

LINA CARDONA, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1103/2011 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 16/08/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/05/2016 dal Consigliere Dott. MARIA CRISTINA GIANCOLA;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato GIOVANNELLI MAURO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per la controricorrente, l’Avvocato MOSCA PASQUALE, con

delega, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DEL CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 13.09.1993 alla Provincia di Firenze, la Parugiano srl adiva la Corte d’Appello di Firenze, chiedendo la determinazione delle indennità di esproprio e di occupazione legittima, relativamente a terreni di sua proprietà facenti parte di più vasto compendio, siti nel territorio del Comune di (OMISSIS) ed assoggettati a procedura espropriativa (definita da decreto ablativo del 21.05.1993) per la realizzazione della strada pubblica provinciale n. (OMISSIS) – (di cui al progetto approvato con Delib. 14 marzo 1988, n. 203).

Si costituiva in giudizio la Provincia di Firenze, contestando il fondamento della domanda. di cui chiedeva il rigetto. Con sentenza n. 1240 del 7.07.2000 la Corte d’appello di Firenze. ritenuta la legittimazione passiva della Provincia di Firenze (e non della neocostituita Provincia di Prato, intervenuta in giudizio) e ritenuta altresì la natura edificabile dei terreni espropriati, determinava le indennità di esproprio e di occupazione nelle rispettive somme di Lire 1.830.450.00 e di Lire 366.090.000, ordinando alla Provincia di Firenze il deposito presso la Cassa DDPP degli importi differenziali, maggiorati degli interessi.

Su ricorso della Provincia e della società Parugiano questa Corte di legittimità, con sentenza n. 11045 del 26.07.2002, cassava per quanto di ragione la prima sentenza di merito: il 19.06.2003 la Parugiano s.r.l. conveniva la Provincia davanti alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione, per il giudizio di rinvio. riproponendo le domande iniziali, resistite dall’Amministrazione.

La Corte di Firenze, con sentenza n. 1103 del 7.07-16.08.2011. liquidava Euro 19.374,64 per indennità di esproprio, maggiorata d’interessi al tasso legale via via vigente con decorrenza dal decreto di esproprio (21.05.1993) e lino al già avvenuto pagamento (per lo stesso titolo e per maggior somma, in base alla sentenza poi cassata); b) Euro 3.094,56 per indennità di occupazione maggiorata di interessi legali dalla scadenza di ciascuna annualità fino al già avvenuto pagamento; c) Euro 7.314.69 per diminuzione di valore della parte residua dei terreni maggiorata degli interessi dal 21.5.1993 e fino al già avvenuto pagamento: oltre al maggior danno ex art. 1224 c.c. sulle predette somme ragguagliato alla differenza tra gli interessi bancari passivi documentati ed il tasso legale degli interessi vigenti relativamente all’anno 1993 e agli anni dal 1995 al 1998 con decorrenza dalla domanda come precisato in parte motiva. Condannava la Parugiano S.r.l. a restituire alla Provincia di Firenze la differenza tra l’importo già riscosso e le riliquidate somme, con interessi legali via via vigenti decorrenti dalla data del pagamento.

La Corte del rinvio (anche in base all’esito delle CTU) riteneva l’assenza del presupposto dell’edificabilità legale (sin dall’apposizione del vincolo espropriativo e sino al momento del decreto di esproprio) dato sia che i terreni espropriati erano stati assoggettati dal P.d.F. approvato il 29.03.1973 e dal successivo P.R.G. adottato nel maggio del 1982 e approvato nel (ottobre) 1988 a vincolo conformativo di viabilità e sia che, quand’anche non si fosse dovuto considerare questo vincolo, si sarebbe pervenuti alla medesima conclusione per il menzionato in cui i terreni erano in zona agricola E1, e per il nuovo P.R.G., in cui i terreni limitrofi, a nord erano agricoli, mentre a sud erano stati inclusi in zona F e destinati a parco territoriale urbano e ad impianti d’interesse generale: pertanto, tenendo anche conto del carattere parziale dell’esproprio, in cui un appezzamento residuo era destinato a rimanere incolto, applicava il criterio della stima differenziale e determinava le indennità secondo il valore agricolo medio.

Avverso questa sentenza la Partigiano S.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi, illustrato da memoria e notificato il 2-6.12.2011 alla Provincia di Firenze che il 4.01.2012 ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

A sostegno del ricorso la società Parugiano denunzia:

1. “Violazione e/o falsa applicazione art. 324 c.p.c. e art. 2909 c.c. Violazione giudicato implicito su natura espropriativa del vincolo. Omessa o, comunque, insufficiente motivazione sul punto.

Assume che la Corte del rinvio si è illegittimamente occupata della natura del vincolo a viabilità, attribuendogli natura conformativi, nonostante l’intervenuto giudicato interno per il quale esso era preordinato all’esproprio.

Il motivo non ha pregio.

Se da un canto la società ricorrente non ha specificato a quale vincolo espropriativo intenda riferirsi. posto che la destinazione a viabilità generale appare presente sia nel P.d.F del 1973 che nel PRG del 1988 e che il vincolo espropriativo risulta impresso il 14.03.1988 con l’approvazione del progetto dell’opera pubblica viaria, in ogni caso la sentenza rescindente di legittimità non ha accertato alcunchè in merito al punto in esame, ma ha chiaramente ed espressamente demandato al giudice del rinvio di dirimere la questione della sussistenza o meno dell’editicabilità legale del fondo espropriato, attenendosi al noto e vigente criterio dicotomico di cui alla L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, comma 3 ed alla disciplina contenuta negli strumenti urbanistici. D’altra parte i giudici del rinvio hanno trattato anche l’ipotesi della natura espropriativa del vincolo dimostrando come la soluzione non potesse mutare e comunque se per un verso non è concepibile in linea generale la formazione del giudicato su segmenti di valutazioni che hanno portato il giudice del merito ad affermare o negare la natura edificatoria (o meno) del terreno: solo quest’ultima al limite potendo costituire un punto autonomo della statuizione; per altro verso la prima sentenza della Corte di Appello di Firenze è stata cassata proprio per l’illogicità delle considerazioni circa la nascita del vincolo ed i suoi rapporti con il P.R.G. (perfino cronologici): dunque, l’invocato giudicato interno non avrebbe potuto essere in alcun modo configurato e ravvisato.

2. “violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 333 del 1992, art. 5 bis, comma 3 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 359 del 1992. Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 1150 del 1942, artt. 7 e 13. Violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 1404 del 1968, art. 3 e del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 3. Insufficiente e contraddittoria motivazione circa l’accertamento della natura confermativa, anzichè espropriativa del vincolo. Insufficiente e contraddittoria motivazione per erronea valutazione delle risultanze della c.t.u. e delle prove documentali versate in atti.

Si duole che la qualificazione del vincolo a viabilità come conformativo sia avvenuta per il solo fatto di essere esso contenuto in uno strumento urbanistico comunale di primo livello, quale il PdF o il PRG, e pure a fronte della ben definita localizzazione dell’opera pubblica, sia includendo la strada tra le principali vie di comunicazione o classificandola come di media importanza ai sensi del D.M. n. 1404 del 1968 e del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 3, prescindendo dalle sue concrete caratteristiche che smentivano l’inquadramento, e sia infine contraddicendo e trascurando precedenti giurisprudenziali sul tema.

Il motivo non è fondato, giacchè a) anche in presenza di un’opera stradale, il giudice deve prescindere dal considerarne natura, dimensioni ed importanza rivolgendosi come prima e fondamentale (se non unica) operazione alla destinazione della zona in cui è ubicato l’immobile ed accertarla; b) se la stessa è ad opere di viabilità generali ed astratte tale zonizzazione comporta sempre e comunque la natura non edificabile del terreno attesa la destinazione pubblicistica: a nulla rilevando che la previsione generale e le N.T.A. passano indicare tipologie, dimensioni e consistenza, nonchè finalità delle opere eventualmente da realizzare; c) solo se eccezionalmente detto strumento individua una specifica zona con la sua denominazione, e localizza all’interno e nell’ambito della stessa una strada determinata in tutte le sue componenti e perciò specificamente individuata al pari di qualsiasi altra opera pubblica, allora si è in presenza di un vincolo espropriativo del quale non si deve tener conto. Ma qui la Corte di appello ha accertato soltanto ed esclusivamente che la destinazione della zona ove erano ubicati i terreni espropriati era in linea generale ed astratta, riguardando tutti indistintamente i suoli che la componevano, a viabilità e/o parco pubblico; e tanto era necessario e sufficiente ad escludere l’edilicabilità dell’area per affermare la quale occorreva invece stabilire che la stessa si trovasse all’interno e nell’ambito di una delle zone A-D del D.M. n. 1444 del 1968; a conferma la circostanza che per delineare la strada fu necessaria la Delib. del 1988, di anni successiva al P.d.F.; che nè il P.R.G. nè le norme di attuazione prevedevano per la zona indici di edificabilità; e che tutte le informazioni della ricorrente sulle dimensioni consistenza ecc. dell’opera stradale non erano nè potevano essere contenute in detti strumenti: dai quali soltanto invece doveva trarsi la ricognizione legale voluta dalla norma (cfr cass. n.8964 del 2014).

3. “Ulteriore violazione e/o falsa applicazione del D.L. n. 333 del 1992, art. 5 bis, comma 3 convertito, con modificazioni dalla L. n. 359 del 1992. Violazione e/o falsa applicazione del D.M. n. 1444 del 1968, art. 2. Insufficiente e contraddittoria motivazione circa l’utilizzo del concetto di zona territoriale omogenea ai fini della valutazione del carattere edificabile o meno della zona di riferimento.”, una volta attribuita al vincolo la natura espropriativa.

La ricorrente assume che la Corte di merito ha errato laddove ha ritenuto che pur in presenza di un vincolo espropriativo irrilevante, non dovesse farsi riferimento alla zona omogenea (secondo la ricorrente intesa come comparto o comprensorio), in cui era ubicato il terreno espropriato.

Il motivo non ha pregio per le ragioni che seguono e che anche assorbono l’esame del successivo quarto motivo.

La Corte di appello ha ineccepibilmente osservato che, quand’anche on si fosse dovuto tenere conto del vincolo espropriativo, restava decisivo quello zonale F a viabilità e parchi pubblici, che rendeva comunque il terreno non edificabile al pari di quello corrispondente quanto a contenuto, previsto nel P.d.F.; è al contrario la ricorrente ad invocare formalmente la “zona” come termine di riferimento, ma ad intendere di fatto l’intero comparto (da lei o dal c.t. costruito) o comprensorio (contenente diverse zone a diversa classificazione): altrimenti la censura se effettivamente riferita alla sola “zona” sarebbe priva di rilievo, essendo incontestato ed incontestabile la sua menzionata destinazione pubblicistica (affermata dalla sentenza); il che d’altra parte è reso ancor più palese dal quarto motivo del ricorso ove finalmente la ricorrente assume che le zone di riferimento dovevano essere tante, tutte quelle necessarie a formare un comparto, le quali concorrevano tutte a rendere il terreno edificatorio anche per la nota teoria della strumentalità e non autonomia delle zone F. Per il resto e da ultimo, nel ribadire edificabilità del suo suolo la ricorrente incorre nell’erronea sovrapposizione tra il progetto pubblicistico (realizzabile anche da privati di cui alla sent. 179/99 Corte Costit.) e comportante punti di ristoro, di divertimento, sport ecc.. con l’edilizia privata di cui alla legge urbanistica realizzabile da qualsiasi privato in base ai procedimenti autorizzativi di cui all’art.37, comma 4 T.U. (in tema, cfr Cass. n. 3620 del 2016).

4. -Ulteriore violazione e/o falsa applicazione del D.L. N. 333 del 1992, art. 5 bis, comma 3, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 359 del 1992. Violazione dei principi di indennizzazione delle zone F. Omessa o, comunque, insufficiente motivazione circa la destinazione urbanistica dei terreni esporpriati, nonchè contraddittorietà della stessa rispetto alle risultanze probatorie”, di nuovo presupponendo la natura espropriativa del vincolo e perciò la necessità di prescinderne ai fini della verifica dell’edificabilità o meno del fondo espropriato.

Il motivo, come detto, è assorbito.

5. -Violazione dell’art. 42 Cost. nonchè dell’art. 117 Cost. per contrasto con l’art. 1 del Primo Protocollo Addizionale alla CEDU. Falsa applicazione del D.L. n. 333 del 1992, art. 5 bis, comma 4, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 359 del 1992, nonchè della L. n. 865 del 1971, art. 15, comma 1 e art. 16, commi 5 e 6, tutti dichiarati incostituzionali dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 181 del 10.6.2011. Violazione della L. n. 2359 del 1865, art. 39.-

Il motivo va accolto, con conseguente assorbimento del sesto e del settimo motivo del ricorso.

In effetti, una nuova determinazione delle indennità di esproprio (incluso il deprezzamento della porzione residua; cfr cass n. 24304 del 2011) e di occupazione legittima si impone, alla luce della dichiarazione di incostituzionalità della L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 16 (Corte cost. 10.6.2011. n. 181): la menzionata pronuncia di illegittimità deve applicarsi ai rapporti non ancora definitivamente esauriti, come nella specie. per l’avvenuta impugnazione della determinazione amministrativa che quel criteri() ha applicato. Il criterio cui dovrà attenersi il giudice di rinvio comporta però che l’espropriazione dei suoli – di cui si discute in causa. debba essere indennizzata a un giusto prezzo che tenga conto delle prerogative oggettive dell’immobile, che ne valorizzino usi anche non agricoli (ad esempio, parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative, chioschi per la vendita di prodotti), senza, peraltro, che allo stesso possa essere attribuita natura edificabile in contrasto con la disciplina urbanistica (cfr anche Cass. n. 8964 del 2014 cit.).

6. -Ulteriore violazione dell’art. 42 Cost.. nonchè dell’art. 117 Cost. per contrasto con l’art. 1 del Primo Protocollo Addizionale alla CEDU. Falsa applicazione del D.L. n. 333 del 1992, art. 5 bis, comma 4 convertito, con modificazioni, dalla L. n. 359 del 1992, nonchè della L. n. 865 del 1971, art. 15, comma 1 e art. 16, commi 5 e 6, tutti dichiarati incostituzionali dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 181 del 10.6.2011. Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 40. Violazione e/o falsa applicazione dei principi concernenti la determinazione dell’indennità per la svalutazione della porzione di proprietà residua. Omessa o, comunque, insufficiente e contraddittoria motivazione sul punto.-

Il motivo, come detto, è assorbito.

7. “Illegittimità derivata. Violazione e/o falsa applicazione dei principi concernenti la determinazione dell’indennità di occupazione. Violazione e/o falsa applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 72 o, comunque, della L. n. 865 del 1971, art. 20.”.

Il motivo, come detto, è assorbito.

Conclusivamente vanno respinti i primi tre motivi del ricorso, si deve invece accogliere il quinto motivo e dichiarare assorbiti il quarto, il sesto ed il settimo motivo; conseguentemente l’impugnata sentenza va cassata in relazione alle censure accolte e rinviata alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione. cui si demanda anche la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta i primi tre motivi, accoglie il quinto motivo, dichiara assorbiti il quarto, il sesto ed il settimo motivo del ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte di appello di Firenze, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 10 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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