Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21516 del 20/08/2019

Cassazione civile sez. II, 20/08/2019, (ud. 05/04/2019, dep. 20/08/2019), n.21516

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORICCHIO Antonio – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20176-2015 proposto da:

OFFICINA NERVI IN NC, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato ROBERTO MARIA

OLIVIERI;

– ricorrente –

contro

NETTUNO LIDO SAS, in persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 201/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 13/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/04/2019 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di Appello di Genova, con sentenza n. 201/2015 del 13/02/2015, in parziale accoglimento dell’appello proposto dalla Nettuno Lido s.a.s. nei confronti della Strices s.r.l. e dell’Officina Nervi e Morello s.n.c., riformava parzialmente la sentenza del Tribunale di Genova n. 2463/2010 e, per l’effetto, accoglieva la domanda risarcitoria proposta dalla Nettuno Lido s.a.s. per i danni cagionati dai gravi vizi di cui erano affetti i serbatoi d’acqua installati sul tetto della struttura alberghiera, denominata “Albergo Nettuno Lido”, dalla Strices s.r.l., in ragione di un contratto di appalto; accertava, altresì, la responsabilità risarcitoria dell’Officina Nervi e Morello s.n.c. per aver fornito questa i serbatoi d’acqua viziati e condannava la Strices s.r.l. e l’Officina Nervi e Morello s.n.c. al risarcimento dei danni cagionati.

2. L’Officina Nervi e Morello s.n.c. ha proposto ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza.

2.1 La Nettuno Lido s.a.s. è rimasta intimata.

3. Con dichiarazione del 10.12.2018, pervenuta in Corte il 20 febbraio 2019, il ricorrente, a mezzo del proprio difensore munito di mandato speciale, dichiarava di rinunciare al ricorso per cassazione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Deve essere dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 390 c.p.c. per rinuncia, avvenuta nei modi e nei termini di legge, del ricorso.

1.1 Va osservato, al riguardo, che la rinuncia al ricorso per cassazione non ha carattere cosiddetto accettizio; non richiede, cioè, l’accettazione della controparte per essere produttivo di effetti processuali (cfr. Cass. n. 28675 del 2005; Cass. n. 21894 del 2009; Cass. n. 9857 del 2011; Cass. n. 3971 del 2015).

2. L’accettazione rileva unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo l’art. 391 c.p.c., comma 2 che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese.

2.1 Nella specie, nonostante la mancata accettazione alla rinuncia, nulla va disposto quanto alle spese di lite nei confronti dell’intimata società Nettuno Lido s.a.s., in quanto la stessa non ha svolto attività difensiva.

3. Sebbene il ricorso principale sia stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013, non sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dell’obbligo di versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

Il raddoppio del contributo unificato, in quanto misura lato sensu sanzionatoria, è previsto espressamente per i casi di rigetto o declaratoria di inammissibilità o improcedibilità del ricorso (ex plurimis, Cass., sez. 6-1, ordinanza n. 23175 del 2015).

3.1 Nel caso di specie, essendoci stata una pronuncia di estinzione del giudizio quale conseguenza di rinuncia al ricorso, è da escludere l’accertamento relativo al raddoppio del contributo unificato (Cass. civ. Sez. Unite, 19400/2017; Cass. 19560/15; 23175/15; 22716/16).

P.Q.M.

Dichiara estinto il giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione, il 5 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2019

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