Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21508 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 25/10/2016, (ud. 22/09/2016, dep. 25/10/2016), n.21508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10803 – 2015 R.G. proposto da:

B.G., – c.f. (OMISSIS) – rappresentata e difesa in

virtù di procura speciale in calce al ricorso dall’avvocato Ivo

Mario Ruggeri ed elettivamente domiciliata in Roma, alla piazza di

Priscilla, n. 4, presso lo studio dell’avvocato Stefano Coen;

– ricorrente –

contro

V.M., – c.f. (OMISSIS) – elettivamente domiciliato in Roma,

alla via G. Pisanelli, n. 2, presso lo studio dell’avvocato Vincenzo

Pompa, rappresentato e difeso in virtù di procura speciale a

margine del controricorso dall’avvocato MASSIMO CESARONI;

– controricorrente –

avverso la sentenza della corte d’appello di Firenze n. 204/2015;

udita la relazione all’udienza in camera di consiglio del 22

settembre 2016 del consigliere dott. Luigi Abete.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Dà atto di quanto segue.

1. Il relatore. dott. Luigi Abete, ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c. in data 1.7.2016 del seguente tenore:

“Il relatore, dott. Luigi Abete, letti gli atti depositati:

RILEVA IN FATTO.

Con atto notificato in data 23.3.2007 V.M. citava a comparire dinanzi al tribunale di Firenze B.G..

Esponeva che con scrittura privata del 3.10.2006 autenticata nelle sottoscrizioni a ministero notar Bi. aveva promesso di acquistare per il prezzo di 480.000,00 e la convenuta aveva promesso di vendergli un complesso immobiliare in (OMISSIS): che la promittente venditrice non aveva inteso far luogo alla stipula del definitivo.

Chiedeva che l’adito giudice pronunciasse sentenza ex art. 2932 c.c..

Costituitasi, B.G. instava per il rigetto dell’avversa domanda ed in via riconvenzionale perchè l’adito giudice acclarasse e desse atto della nullità del preliminare ai sensi della L. 7 marzo 1996, n. 108: deduceva a tal fine che la siglata pattuizione integrava ai suoi danni un’ipotesi di “usura reale”.

Con separato atto B.G. citava a comparire dinanzi al tribunale di Firenze V.M..

Reiterava in tal guisa la domanda riconvenzionale volta a conseguire la declaratoria di nullità del preliminare ai sensi della L. 7 marzo 1996, n. 108.

Resisteva V.M..

Riuniti i giudizi, il tribunale con sentenza non definitiva n. 2338/2010 rigettava le domande esperite da B.G. e con sentenza definitiva n. 3007/2012 accoglieva la domanda ex art. 2932 c.c. proposta da V.M..

Avverso ambedue le sentenze interponeva appello B.G..

Resisteva V.M..

Con sentenza n. 204/2015 la corte d’appello di Firenze dichiarava inammissibile il gravame e condannava l’appellante alle spese del grado.

Esplicitava la corte che pur nel segno di una interpretazione non rigorosa del novello disposto dell’art. 342 c.p.c. “il gravame non solo non specifica, riportandole, le parti della sentenza che intende impugnare, ma omette del tutto di considerare le ragioni della decisione del primo giudice e di sottoporle a censura, limitandosi a ripetere i presupposti della domanda di nullità già esposti in primo grado” (così sentenza d’appello. pag. 2).

Esplicitava dunque che l’appello si prospettava inammissibile per omessa specificazione dei motivi.

Esplicitava infine che la ritenuta inammissibilità fuoriusciva dalla previsione dell’art. 348 bis c.p.c., sicchè il proprio dictum aveva da assumere veste di sentenza.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso B.G.; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente statuizione anche in ordine alle spese.

V.M. ha depositato controricorso; ha chiesto rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.

OSSERVA IN DIRITTO.

Con l’unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la violazione e/o la falsa applicazione della L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 1.

Deduce che ha fornito adeguata dimostrazione delle condizioni tutte perchè si facesse luogo alla declaratoria di nullità del preliminare in data (OMISSIS).

Deduce, segnatamente, che ha fornito riscontro – sulla scorta della perizia a firma dell’ing. L. – della sproporzione del prezzo convenuto rispetto al maggior valore del complesso immobiliare e della piena consapevolezza di siffatta sproporzione da parte del promissario acquirente, della difficile situazione economico – finanziaria ovvero dello – “stato di bisogno” in cui versava all’atto della stipula del preliminare, delle condizioni di pagamento per ella del tutto sfavorevoli concordate.

Deduce quindi che si è al cospetto di -una chiara ed evidente situazione di usura reale che (…) determina la nullità del contratto ai sensi dell’art. 1418 c.c. – (così ricorso, pag. 7).

Appare possibile definire il giudizio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5). Segnatamente il ricorso è manifestamente infondato.

Si rappresenta che, alla luce, per un verso. dell’analitica enunciazione – in precedenza operata – delle ragioni di censura con l’unico motivo di ricorso addotte, alla luce, per altro verso, delle motivazioni – in precedenza esplicitate – sulla cui scorta la corte distrettuale ha opinato per l’inammissibilità del gravame, è ben evidente che il medesimo motivo di ricorso non si correla alla ratio decidendi (cfr. Cass. 17.7.2007, n. 15952, secondo cui i motivi di ricorso per cassazione devono connotarsi, a pena di inammissibilità, in conformità ai requisiti della specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata).

Siccome si è anticipato la corte fiorentina ha esaustivamente ancorato il suo dictum al difetto di specificità dei motivi d’appello; tanto nel solco dell’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte di legittimità debitamente menzionata (il riferimento e a Cass. 24.6.2005, n. 13649).

Sicchè la ricorrente avrebbe dovuto col ricorso a questo Giudice del diritto specificamente censurare l’affermato difetto di specificità dei motivi di appello. E non già limitarsi a dedurre di aver dato dimostrazione della nullità del contratto in quanto integrante un’ipotesi di “usura reale – ai suoi danni”.

2. La ricorrente non ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, nè è comparsa all’udienza in camera di consiglio.

Memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, è stata depositata, viceversa, dal controricorrente, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

3. Va integralmente condivisa e recepita la relazione ex art. 380 bis c.p.c. in data 1.7.2016. Il ricorso va quindi rigettato ed in dipendenza del suo rigetto B.G. va condannata a rimborsare a V.M. le spese del presente giudizio di legittimità.

La liquidazione segue come da dispositivo.

Il ricorso è stato notificato in data 17.4.2015.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (comma 1 quater introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, a decorrere dall’1.1.2013), si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso: condanna la ricorrente, B.G., a rimborsare al controricorrente, V.M., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in Euro 3.200.00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sez. sesta civ. – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 22 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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