Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21502 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 25/10/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 25/10/2016), n.21502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza 17258-2015 proposto da:

M.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIETRO DELLA

VALLE 1, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO ISGRO’, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati ALESSANDRA GIULIA

GABRIELLA GARASSINO, FABIO PEZZANO, MASSIMO SCALIA giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

F.L., P.M.;

– intimate –

sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. FRANCESCA

CERONI chiede alla Corte di Cassazione, riunita in Camera di

consiglio, in accoglimento dell’istanza per regolamento di

competenza in premessa precisata, dichiarare la competenza

territoriale del Tribunale di Milano, con le conseguenze di legge;

avverso la sentenza n. 2449/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

22/04/2015, depositata il 10/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

sono presenti gli Avvocati FRANCESCO ISGRO’, MASSIMO SCALIA,

difensori della ricorrente.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che:

– M.E. convenne F.L. dinanzi al Tribunale di Milano, chiedendo – quale promissaria acquirente della nuda proprietà di un appartamento sito in (OMISSIS), con contestuale costituzione di usufrutto vitalizio in favore della F., quale promittente venditrice – sentenza costitutiva del trasferimento della proprietà;

– la convenuta resistette alla domanda, chiedendone il rigetto; eccepì anche l’incompetenza del Tribunale di Milano, per essere competente quello di Sanremo (quale luogo ove era sorta l’obbligazione) o, in alternativa, quello di Bergamo (quale luogo di sua residenza); dopo aver chiamato in giudizio P.M. – intermediaria dell’affare – chiese la condanna della stessa al risarcimento del danno;

– il Tribunale di Milano affermò la propria competenza per territorio e, nel merito, accolse la domanda attorea, disponendo il trasferimento coattivo della proprietà dell’immobile, con contestuale costituzione di usufrutto vitalizio in favore della parte venditrice;

– avverso la sentenza di primo grado ha proposto appello F.L., lamentando che il Tribunale avesse considerato valida la clausola del contratto preliminare che prevedeva la competenza esclusiva del foro di Milano in deroga alla ordinaria competenza territoriale, nonostante che tale clausola non fosse stata sottoscritta espressamente come dovuto, trattandosi di clausola vessatoria ai sensi dell’art. 33 del codice del consumo;

– la Corte di Appello di Milano, in accoglimento dell’appello, dichiarò l’incompetenza territoriale del Tribunale di Milano, dichiarando competente il Tribunale di Bergamo (quale luogo di residenza della convenuta) o, in alternativa, il Tribunale di Sanremo (quale luogo di conclusione del contratto preliminare);

– avverso tale sentenza ha proposto istanza di regolamento di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c., M.E., sulla base di quattro motivi;

– F.L. e P.M., ritualmente intimate, non hanno svolto attività difensiva;

– il Procuratore Generale, con requisitoria scritta, ha concluso per l’accoglimento dell’istanza di regolamento e la declaratoria della competenza del Tribunale di Milano;

– la ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-ter c.p.c.;

Atteso che:

– il ricorso per cassazione risulta ritualmente notificato al difensore di F.L., deceduta dopo la sentenza di appello e il cui decesso non è stato comunicato alle altre parti, in quanto – secondo la giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è ragione di discostarsi – la morte o la perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, dallo stesso non dichiarate in udienza o notificate alle altre parti, comportano, giusta la regola della “ultrattività del mandato alla lite”, che è ammissibile la notificazione dell’impugnazione presso di lui, ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, senza che rilevi la conoscenza aliunde di uno degli eventi previsti dall’art. 299 c.p.c., da parte del notificante (Sez. U., Sentenza n. 15295 del 04/07/2014, Rv. 631467);

– il primo motivo (col quale si deduce la violazione dell’art. 38 c.p.c., sul presupposto che l’eccezione di incompetenza, come proposta nella comparsa di risposta di primo grado, sarebbe stata generica e irrituale, per avere fatto riferimento solo al luogo ove si trova l’immobile) risulta infondato, in quanto – come riporta nel motivo la stessa ricorrente – parte convenuta indicò la competenza del Tribunale di Sanremo con riferimento al luogo ove ebbe a sorgere l’obbligazione, nonchè la competenza del Tribunale di Bergamo con riferimento al luogo di residenza della convenuta (rimanendo, pertanto, irrilevante il riferimento al luogo in cui si trova l’immobile);

– il secondo motivo (col quale si deduce la violazione degli artt. 1341 e 1342 c.c. e artt. 28 e 29 c.p.c., per avere la Corte di Appello ritenuto la nullità della clausola contrattuale con la quale le parti ebbero ad individuare il foro di Milano come foro esclusivo, sul presupposto che trattavasi di clausola vessatoria mancante di specifica approvazione scritta) risulta fondato, in quanto possono qualificarsi come contratti “per adhaesionem”, rispetto ai quali sussiste l’esigenza della specifica approvazione scritta delle clausole vessatorie, soltanto quelle strutture negoziali destinate a regolare una serie indefinita di rapporti, mentre non possono ritenersi tali i contratti – come quello stipulato nella specie – predisposti da uno dei due contraenti in previsione e con riferimento ad una singola, specifica vicenda negoziale ed a cui l’altro contraente possa, del tutto legittimamente, richiedere ed apportare le necessarie modifiche dopo averne liberamente apprezzato il contenuto, nè quelli in cui il negozio sia stato concluso a seguito e per effetto di trattative svoltesi tra le parti (Sez. 2, Sentenza n. 2208 del 15/02/2002, Rv. 552310; nello stesso senso, Sez. 6-3, Ordinanza n. 17073 del 10/07/2013, Rv. 627679; Sez. 3, Sentenza n. 11757 del 19/05/2006, Rv. 590829), con la conseguenza che, non ricorrendo la figura del contratto per adesione, la clausola contrattuale che ha individuato il foro di Milano come foro esclusivo deve considerarsi valida tra le parti, anche se non specificamente sottoscritta ai sensi degli artt. 1341 e 1342 c.c.;

– il regolamento va pertanto accolto relativamente al secondo motivo, va cassata la sentenza impugnata, va dichiarata la competenza del Tribunale di Milano e vanno rimesse le parti dinanzi alla Corte di Appello di Milano, dinanzi alla quale la causa deve essere dalle stesse riassunta nel termine di cui in dispositivo;

– gli altri motivi rimangono assorbiti;

– la Corte di Appello di Milano provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

PQM

accoglie l’istanza, cassa la sentenza impugnata e dichiara la competenza del Tribunale di Milano; rimette le parti dinanzi alla Corte di Appello di Milano, dinanzi alla quale dispone la riassunzione della causa nel termine di giorni novanta dalla comunicazione della presente ordinanza; spese al definitivo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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