Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21500 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 25/10/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 25/10/2016), n.21500

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8496/2015 proposto da:

S.G.; SP.CI.; C.G.; O.A.;

CI.AN.; D.M.V., D.M.A.,

D.M.G., questi ultimi nella qualità di eredi di DE.ME.GE.;

SB.AL., SB.SE., SB.MI., nella

qualità di eredi di SB.VI.; B.L.;

L.G.; M.G.; SE.SA.; R.L.;

CA.VI.; rappresentati e difesi dall’ Avv. VINCENZO RICCARDI;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

22/07/2014.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/07/2016 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti;

udito l’Avvocato Clementina di Rosa, per delega dell’Avv. Vincenzo

Riccardi.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

1. – Giovanni Spinosa ed altri, con ricorsi alla Corte d’appello di Roma in data 25 ottobre 2010 e 18 novembre 2010, successivamente riuniti, hanno chiesto, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo amministrativo svoltosi dinanzi al TAR di Napoli dal 22 gennaio 1992 ed ancora pendente, in relazione al quale era stata depositata istanza di prelievo in data 9 gennaio 2009.

2. – La Corte d’appello di Roma, con Decreto in data 22 luglio 2014, ha rigettato la domanda di equa riparazione, compensando le spese di lite.

Richiamato il disposto del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal codice del processo amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104), la Corte territoriale ha osservato che il giudizio presupposto era pendente alla data del 16 settembre 2010 (data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo) e la domanda di equa riparazione era invece successiva, e ha valutato che dalla data della istanza di prelievo (9 gennaio 2009) a quella della presentazione della domanda di equa riparazione (25 ottobre e 18 novembre 2010) non è stato superato il periodo di durata ragionevole del giudizio di primo grado.

3. – Per la cassazione del decreto della Corte d’appello lo Spinosa e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe hanno proposto ricorso, con atto notificato il 9 marzo 2015, sulla base di otto motivi.

Il Ministero non ha resistito con controricorso.

4. – Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata.

5. – Con i proposti motivi i ricorrenti si dolgono che il termine di durata del processo sia stato calcolato dalla data di deposito della istanza di prelievo, escludendo dal computo il periodo anteriore al detto deposito.

6. – Il ricorso è fondato.

Questa Corte ha già statuito che, nel caso in cui nel giudizio presupposto si sia verificato il presupposto processuale della domanda di equa riparazione ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2008, n. 133, nel testo applicabile, in conseguenza delle modifiche apportate dal codice del processo amministrativo, a partire dal 16 settembre 2010, deve escludersi che il periodo di tempo decorso anteriormente alla avvenuta presentazione dell’istanza di prelievo sia irrilevante al fine del computo del termine di durata ragionevole del giudizio (Sez. 6-2, 12 novembre 2013, n. 25447; Sez. 6-2, 18 marzo 2016, n. 5434).

Nella specie, dal decreto impugnato emerge che l’istanza di prelievo è stata presentata nel giudizio presupposto, sicchè la Corte d’appello, nell’escludere la rilevanza del periodo anteriore al 9 gennaio 2009, si è discostata dal richiamato principio.

7. – Il decreto impugnato è cassato.

Essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere rinviata alla Corte d’appello di Roma, che la deciderà in diversa composizione.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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