Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2150 del 31/01/2014


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 2150 Anno 2014
Presidente: ODDO MASSIMO
Relatore: NUZZO LAURENZA

SENTENZA

sul ricorso 1788-2008 proposto da:
PARODI

GEROLAMO

PRDGLM40M12A145V,

titolare

dell’Azienda Agricola Parodi, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA TAGLIAMENTO 55, presso lo
studio dell’avvocato DI PIERRO NICOLA, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato TREVISAN
2013

MAURIZIO;
– ricorrente –

2464
contro

GRUPPO PADANA ORTOFLORICULTURA DEI F.LLI GAZZOLA S.S.
P.IVA
4

02177340268,

in

persona

del

legale

Data pubblicazione: 31/01/2014

rappresentante

Giorgio

Gazzola,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA POSTUMIA 3, presso lo studio
dell’avvocato MICIONI GIULIO, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato BONATO MAURO;
– controricorrente 4-A^aecn^cA.:1,-:014,42A–3

di VENEZIA, depositata il 07/06/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 26/11/2013 dal Consigliere Dott. LAURENZA
NUZZO;
udito l’Avvocato GIULIO MICIONI difensore della
resistente che si riporta agli atti depositati;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUIGI SALVATO che ha concluso per il
rigetto del ricorso principale e per l’assorbimento
del ricorso incidentale.

avverso la sentenza n. 729/2007 della CORTE D’APPELLO

Svolgimento del processo
L’Azienda Agricola Parodi Girolamo proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 1039/1998, emesso

Ortofrutticola dei F.11i Gazzola s.s, con cui le era stato
ingiunto il pagamento della somma di £ 10.136,429, oltre interessi e spese, quale corrispettivo di una fornitura di piante di ciclamino non pagate.
Lamentava

l’opponente

che

i

ciclamini

forniti

dall’opposta presentavano un fungo patogeno((racheofusariosi del ciclamino) che avrebbe aggredito anche le altre piante presenti nell’azienda opponente.
L’opposta si costituiva rilevando che

solo nel luglio

1998, a fronte della consegna effettuata nel maggio 1998,
l’opponente aveva contestato genericamente, oltreché tat
divamente i i vizi delle piantine fornite.
Con sentenza 4.7.2002 il Tribunale, ritenuto provato
che tutte le piante fornite dalla Padana Ortofrutticola
avevano presentato i sintomi del fungo suddetto nel luglio 1998 con conseguente inidoneità alla commercializzazione, revocava il decreto ingiuntivo opposto e dichiarava risolto il contratto per inadempimento della
venditrice, condannando la stessa al pagamento delle
spese di lite.
Avverso tale decisione la Gruppo Padana proponeva ap-

1

dal Pretore di Treviso, su ricorso del Gruppo Padana

pello cui resisteva Parodi Girolamo.
Espletata C.T.U., con sentenza depositata il 7.6.2007, la
Corte d’Appello di Venezia, in riforma della sentenza di

condannava il Parodi, titolare dell’omonima azienda agricola, a restituire all’appellante le somme versategli
in esecuzione della sentenza impugnata, oltre interessi
e pagamento delle metà delle spese processuali del doppio grado di giudizio, dichiarate compensate per la residua metà. Osservava la Corte territoriale che non era
stato provato l’insorgere della malattia delle piantine
presso il produttore/ venditore né che questi avesse posto in commercio piante inidonee all’o cui erano destinate, prova ancor più rigorosa, nella specie, non avendo il Parodi attivato la procedura di accertamento
tecnico preventivo.
Per la cassazione di tale decisione propone ricorso Parodi Gerolamo, quale titolare dell’azienda agricola
Parodi, formulando due motivi con i relativi quesiti illustrati da successiva memoria.
Resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato il Gruppo Padana Ortofloricoltura dei F.11i Gazzola, in persona del legale rappresentante.
Motivi della decisione
Il ricorrente deduce:

2

primo grado, confermava il decreto ingiuntivo opposto e

Oviolazione e/o falsa applicazione degli artt. 1218 e
2697 c.c., per avere la Corte di merito accolto l’appello
della Gruppo Padana sull’erroneo presupposto che

della malattia delle piantine presso il produttore/ venditore, senza considerare che gravava sul compratore
solo l’onere di provare la sussistenza della malattia-vizio
delle piantine compravendute e, quindi, del dedotto inadempimento del venditore(prova fornita in primo grado)
mentre spettava a quest’ultimo la prova liberatoria che
il vizio delle piante era dipeso da causa a sé non imputabile;
2) violazione e/o falsa applicazione

degli artt. 1490-

1491-1497 e 2697 c.c., avendo la sentenza impugnata
posto a carico dell’acquirente la prova che la malattia
delle piantine preesistesse al contratto e che fosse in
rapporto di causalità diretta con la condotta del Gruppo
Padana; il Parodi aveva fornito la prova dei vizi delle
piantine compravendute attraverso il doc. 2( relazione
tecnica) e la deposizione di Carlo Parodi mentre il
venditore,Gruppo Padana Ortofloricoltura, non aveva
fornito la prova liberatoria del fatto ad essa non imputabile né la prova della conoscenza o della facile riconoscibilità dei vizi, ipotesi esclusa dal C.T.U., stante

la

possibilità della non riconoscibilità dell’infezione

da

l’acquirente della merce non avesse provato l’insorgenza

tracheofusariosi, rimasta occulta

per la durata di 14

settimane.
Il primo motivo è inammissibile in quanto non coglie la

non già dall’affermazione che fosse onere
dell’acquirente provare che la malattia si era originata
presso il produttore venditore, ma dal corretto rilievo
che era onere dell’acquirente dimostrare che la cosa
venduta fosse affetta di vizio al momento della commercializzazione e cioè che le piantine fossero affette da
malattia all’atto della loro consegna al compratore.
Va aggiunto la non pertinenza del richiamo alla responsabilità del debitore, in tema di garanzia, non essendo
quest’ultima subordinata ad un inadempimento colpevole del debitore stesso.
La seconda censura, oltre ad essere priva del squisito
dell’autosufficienza quanto al generico richiamo al doc.
2 ed alla deposizione del teste Carlo Parodi, è infondata
per le ragioni già sopra esposte in ordine all’onere
dell’acquirente di provare la sussistenza del vizio al
momento della consegna delle piantine; con adeguata e
logica motivazione il giudice di appello ha, peraltro, escluso un nesso di causalità necessaria tra la manifestazione dei sintomi della malattia dopo due mesi dalla
consegna e uno stato di incubazione di essa al momento

4

“ratio decidendi” della sentenza impugnata, costituita

la stessa.
Rimane tt ssorbito dal rigetto del ricorso principale
quello incidentale condizionato con cui la controricor-

denuncia dei vizi, atteso che il relativo termine decorreva dalla consegna e la data della coperta del vizio andava provata rigorosamente. Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico del ricorrente soccombente
e di liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato; condanna il ricorrente principale al pagamento di € 2.700,00 di cui € 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma il 26.11.2013

rente censura il riconoscimento della tempestività della

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