Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21498 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 27/07/2021), n.21498

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 141-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, elettivamente domiciliata in

ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA 29, presso lo studio dell’avvocato

BARBARA PICCINI, rappresentata e difesa dall’avvocato ALFREDO

OTTAVIANI;

– ricorrente –

contro

C.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DE CAROLIS

UGO 101, presso lo studio dell’avvocato FULVIO FRANCUCCI, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIAN LUCA LAUDENZI e

STEFANIA SPORTOLETTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 302/03/2017 della COMM.TRIB.REG.UMBRIA,

depositata il 13/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 dal Consigliere Dott.ssa CIRESE MARINA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

C.L. impugnava la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria relativa a n. 11 cartelle di pagamento emesse da Equitalia s.p.a. eccependo l’intervenuta prescrizione e la mancata notifica.

Nel costituirsi, Equitalia s.p.a. depositava copia degli avvisi di ricevimento relativi alle cartelle da n. 6 a n. 11 mentre per le altre deduceva che il termine di prescrizione è decennale.

La CTP di Perugia, con sentenza n. 630/2015, dichiarava il proprio difetto di giurisdizione in relazione alle cartelle recanti debiti non erariali, accoglieva il ricorso riguardo alla cartella n. 10 in ragione dell’intervenuto sgravio, rigettava nel resto il ricorso ritenendo le notifiche regolari e facendo applicazione del termine di prescrizione decennale.

Proposto appello da parte del contribuente, la CTR dell’Umbria con sentenza in data 13.9.2017, ritenuta l’applicabilità del termine di prescrizione quinquennale per tre cartelle di pagamento (nn. 1, 3 e 5), annullava la relativa iscrizione a ruolo.

Avverso detta pronuncia la Agenzia delle Entrate Riscossione, ente pubblico economico subentrato a titolo universale alle società del gruppo Equitalia s.p.a., a ministero di difensore del libero foro, proponeva ricorso per cassazione affidato ad un motivo cui resisteva con controricorso il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con l’unico motivo di ricorso rubricato “Violazione dell’art. 2946 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, la sentenza contro cui si ricorre è viziata nella parte in cui ha applicato i termini di prescrizione di cui all’art. 2948 c.c. in luogo di quello ordinario decennale ex art. 2946 c.c. trattandosi di crediti iscritti a ruolo ed oggetto di cartelle di pagamento non impugnate dal debitore” parte ricorrente deduceva che la CTR aveva erroneamente ritenuto applicabili il termine di prescrizione quinquennale previsti dall’art. 2948 c.c. mentre avrebbe dovuto applicare il termine di prescrizione ordinaria decennale di cui all’art. 2946 c.c., che al momento della notifica della comunicazione di iscrizione ipotecaria non era ancora spirato.

A conferma della correttezza di detto assunto indicava anche un dato normativo costituito dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6, ove si parla testualmente di termine di prescrizione decennale.

Il motivo è infondato.

A riguardo le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 23397/2016, hanno affermato che “il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c., si applica con riguardo a tutti gli atti – in ogni modo denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione, non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo”(vedi anche Sez. 5, n. 28576/17).

Orbene, applicando il suesposto principio di diritto, non può revocarsi in dubbio che l’affermazione giurisprudenziale che individua il termine di prescrizione della pretesa fiscale divenuta irrevocabile, per effetto della definizione del procedimento giurisdizionale promosso dal contribuente, in quello decennale, si riferisce alla fattispecie – che qui non ricorre – in cui l’accertamento è divenuto definitivo per mancata impugnazione giurisdizionale, essendo il titolo sulla base del quale viene intrapresa la riscossione non più l’atto amministrativo, ma la sentenza.

Questa Corte ha di recente ribadito che “Il diritto alla riscossione di un’imposta, azionato mediante emissione di cartella di pagamento e fondato su un accertamento divenuto definitivo a seguito di sentenza passata in giudicato, non è assoggettato ai termini di decadenza di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 (nel testo vigente ratione temporis), bensì al termine di prescrizione decennale previsto dall’art. 2953 c.c. per l’actio iudicati.” (Cass. n. 9076/2017).

Se ciò è vero, la stessa differenziazione va fatta per il termine di prescrizione maturato dopo la notifica della cartella non opposta, atteso che la definitività data dall’omessa impugnazione non può determinare un mutamento del regime di prescrizione del credito iscritto a ruolo, non essendovi un accertamento giurisdizionale che conduce all’applicazione dell’actio iudicati di cui all’art. 2953 c.c., che decorre dal momento del passaggio in giudicato della sentenza.

Ne’ può ritenersi applicabile il termine decennale previsto dal D.Lgs. n. 112 del 1999, art. 20, comma 6 per il procedimento amministrativo finalizzato al rimborso delle quote inesigibili, cui ha fatto riferimento il ricorrente, atteso che detto termine, strettamente inerente al procedimento in parola, non può in alcun modo interferire con lo specifico termine di prescrizione previsto dalla legge per azionare il credito nei confronti del soggetto debitore (Sez. Un. 23397 del 2016; Cass. n. 31352 del 2018; Cass. n. 9746 del 2020).

Nella specie il giudice di merito si è attenuto ai principi sopra esposti in quanto ha ritenuto che il credito per la riscossione dell’imposta, a seguito di accertamento ormai divenuto definitivo per la mancata impugnazione della cartella di pagamento, sia soggetto al termine di prescrizione quinquennale previsto per il tributo e non invece all’ordinario termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. e che l’intimazione ad adempiere sia stata quindi notificata tempestivamente.

In conclusione il ricorso va rigettato.

La regolamentazione delle spese di lite, disciplinata come da dispositivo, segue la soccombenza.

Tenuto conto del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, previsto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 2.200,00, oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale effettuata da remoto, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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