Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21497 del 25/10/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. VI, 25/10/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 25/10/2016), n.21497

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2446/2015 proposto da:

T.A., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. VINCENZO RICCARDI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende per legge;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

20/05/2014.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/07/2016 dal Consigliere Dott. ALBERTO GIUSTI;

udito l’Avvocato Clementina Di Rosa, per delega dell’Avv. Vincenzo

Riccardi.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

1. – T.A., con ricorso alla Corte d’appello di Roma in data 5 ottobre 2010, ha chiesto, ai sensi della L. 24 marzo 2001, n. 89, la condanna del Ministero dell’economia e delle finanze al pagamento dell’indennizzo a titolo di equa riparazione per l’irragionevole durata di un processo amministrativo introdotto dinanzi al TAR di Napoli dal 22 gennaio 1992 ed ancora pendente al momento di deposito del ricorso, in relazione al quale erano state depositate istanze di prelievo nelle date del 29 dicembre 2008 e del 12 gennaio 2009.

2. – La Corte d’appello di Roma, con decreto in data 20 maggio 2014, ha rigettato la domanda di equa riparazione, compensando le spese di lite.

Richiamato il disposto del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito nella L. 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dal codice del processo amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104), la Corte territoriale ha osservato che il giudizio presupposto era pendente alla data del 16 settembre 2010 (data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo) e la domanda di equa riparazione era invece successiva, e ha valutato che dalla data della prima istanza di prelievo (29 dicembre 2008) a quella della presentazione della domanda di equa riparazione (5 ottobre 2010) non è stato superato il periodo di durata ragionevole del giudizio di primo grado, calcolato in tre anni.

3. – Per la cassazione del decreto della Corte d’appello il T. ha proposto ricorso, con atto notificato il 9 gennaio 2015, sulla base di otto motivi.

Il Ministero ha resistito con controricorso.

4. – Il Collegio ha deliberato l’adozione di una motivazione in forma semplificata.

5. – Con i proposti motivi il ricorrente si duole che il termine di durata del processo sia stato calcolato dalla data di deposito della istanza di prelievo, escludendo dal computo il periodo anteriore al detto deposito.

6. – Il ricorso è fondato.

Questa Corte ha già statuito che, nel caso in cui nel giudizio presupposto si sia verificato il presupposto processuale della domanda di equa riparazione ai sensi del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2008, n. 133, nel testo applicabile, in conseguenza delle modifiche apportate dal codice del processo amministrativo, a partire dal 16 settembre 2010, deve escludersi che il periodo di tempo decorso anteriormente alla avvenuta presentazione dell’istanza di prelievo sia irrilevante al fine del computo del termine di durata ragionevole del giudizio (Sez. 6-2, 12 novembre 2013, n. 25447; Sez. 6-2, 18 marzo 2016, n. 5434).

Nella specie, dal decreto impugnato emerge che l’istanza di prelievo è stata presentata nel giudizio presupposto, sicchè la Corte d’appello, nell’escludere la rilevanza del periodo anteriore al 29 dicembre 2008, si è discostata dal richiamato principio.

7. – Il decreto impugnato è cassato.

Essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa deve essere rinviata alla Corte d’appello di Roma, che la deciderà in diversa composizione.

Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 2, della Corte Suprema di Cassazione, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA