Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21491 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 12/01/2021, dep. 27/07/2021), n.21491

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9804-2018 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

B.E., B.I., G.L.,

S.G., S.P.T.M., S.H., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA MAZZINI, 15, presso lo studio

dell’avvocato PETROCINI CATERINA, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

M.A., C.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3708/2017 della COMM.TRIB.REG. SICILIA,

depositata il 26/09/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/01/2021 dal Consigliere Dott. PAOLITTO LIBERATO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 3708/14/17, depositata il 26 settembre 2017, la Commissione tributaria regionale della Sicilia, previa riunione dei giudizi, ha accolto l’appello di M.A., B. G.L., B.I., B.E. e C.G., così pronunciando in integrale riforma della decisione di primo grado che, per suo conto, aveva disatteso le impugnazioni proposte avverso un avviso di rettifica e liquidazione emesso, ai fini delle imposte di registro ed ipocatastali, in relazione all’atto di compravendita di un terreno, con sovrastanti fabbricati, registrato in data 24 dicembre 2012;

– il giudice del gravame, per quel che qui rileva, ha ritenuto che l’atto impositivo, correttamente motivato, andava, peraltro, annullato “per inadeguatezza dei criteri adottati dall’amministrazione nella determinazione del valore dei beni compravenduti”, in quanto: – non potevano essere utilizzati i criteri di determinazione dell’ICI; – la sentenza impugnata aveva attribuito una “ingiustificata prevalenza… ai valori peritali elaborati dall’UTE… a scapito della perizia di parte appellata, elaborata con specifico riferimento al terreno oggetto di compravendita”;

2. – l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di tre motivi;

– resistono con controricorso, illustrato con memoria, M.A., B. G.L., B.I., B.E. e, quali eredi di C.G., S.G., S.H., S.P.T.M..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – il primo complesso motivo, di natura mista, reca, – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, – la denuncia di violazione e falsa applicazione di legge con riferimento al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 62, all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e art. 112 c.p.c., all’art. 118, d.a. c.p.c. (I motivo), e, – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, – la denuncia di omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti (II motivo), sugli assunti che: – la gravata sentenza non esponeva le ragioni giustificative del decisum, avuto riguardo all’immotivata disapplicazione dei criteri che, posti a fondamento dell’atto impositivo, esplicitavano la rettifica di valore degli immobili oggetto di compravendita; – la rilevata inidoneità dei criteri di determinazione dell’ICI non poteva elidere il rilievo rivestito, nell’accertamento di valore, dalla relazione tecnico-estimativa resa dall’Agenzia del Territorio che, posta a fondamento della stessa delibera adottata dall’Ente locale in punto di determinazione dei valori rilevanti ai fini ICI, era stata tenuta semplicemente in non cale, unitamente al prodotto certificato di destinazione urbanistica; – la stessa valutazione espressa sul decisum di primo grado, – recante censura in ordine alla attribuita “ingiustificata prevalenza… ai valori peritali elaborati dall’UTE…”, – si era risolta nell’omesso esame di quegli stessi dati di valutazione che, peraltro, come dallo stesso giudice del gravame rilevato, erano stati riportati nella motivazione dell’atto impositivo;

– col terzo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, deducendo, in sintesi, che la rettifica di valore conseguiva, nella fattispecie, dall’adozione del criterio di stima residuale incentrato sui valori di mercato attribuiti ai beni immobili, a fini ICI, sulla base della relazione tecnico-estimativa resa dall’Agenzia del Territorio;

2. – i motivi, – che vanno congiuntamente esaminati in quanto afferiscono a distinti profili della medesima fattispecie costitutiva del potere impositivo, – sono fondati, e vanno accolti, nei limiti di quanto in appresso precisato;

3. – destituita di fondamento è la censura svolta con riferimento alla motivazione della gravata sentenza, posto che, come rilevato dalla Corte, deve ritenersi apparente la motivazione che, pur essendo graficamente (e, quindi, materialmente) esistente, come parte del documento in cui consiste il provvedimento giudiziale, non renda tuttavia percepibili le ragioni della decisione, perché consiste di argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere l’iter logico seguito per la formazione del convincimento, di talché essa non consente alcun effettivo controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento del giudice (Cass. Sez. U., 3 novembre 2016, n. 22232; v., altresì, Cass., 18 settembre 2019, n. 23216; Cass., 23 maggio 2019, n. 13977; Cass., 7 aprile 2017, n. 9105; Cass. Sez. U., 24 marzo 2017, n. 7667; Cass. Sez. U., 3 novembre 2016, n. 22232; Cass. Sez. U., 5 agosto 2016, n. 16599);

– e, nella fattispecie, il giudice del gravame ha dato conto delle ragioni poste a fondamento del decisum, seppur incorrendo in quei vizi decisori che formano oggetto delle residue censure della ricorrente;

4. – in ordine ai residui motivi, va premesso che le disposizioni di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 3, espongono un triplice ordine di presupposti (equiordinati e) legittimanti l’accertamento del maggior valore di commercio del bene immobile oggetto di compravendita, avendo questa Corte precisato, con risalente indirizzo, che l’avviso di rettifica del valore dichiarato, ai fini dell’imposta di registro, può fondarsi, oltre che sul parametro comparativo e su quello del reddito, anche su “altri elementi di valutazione”, elementi, questi, tra i quali rientra, – oltreché una stima operata dall’Agenzia del territorio (v. Cass., 26 gennaio 2018, n. 1961; Cass., 10 febbraio 2006, n. 2951), il riferimento al criterio tabellare della rendita catastale aggiornata e rivalutata (Cass., 13 novembre 2018, n. 29143) ovvero alla destinazione, alla collocazione, alla tipologia, alla superficie, allo stato di conservazione, all’epoca di costruzione dell’immobile oggetto di valutazione (v., ex plurimis, Cass., 18 settembre 2019, n. 23217; Cass., 24 febbraio 2006, n. 4221; Cass., 18 settembre 2003, n. 13817; Cass., 8 marzo 2001, n. 3419);

– la Corte, inoltre, ha rimarcato in più occasioni che dalla natura del processo tributario, – il quale non è annoverabìle tra quelli di “impugnazione-annullamento”, ma tra i processi di “impugnazione-merito”, in quanto non è diretto alla sola eliminazione giuridica dell’atto impugnato, ma alla pronuncia di una decisione di merito sostitutiva sia della dichiarazione resa dal contribuente che dell’accertamento dell’ufficio, – discende che ove il giudice tributario ritenga invalido l’avviso di accertamento per motivi non formali, ma di carattere sostanziale, non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, eventualmente ricondurla alla corretta misura, entro l’limiti posti dalle domande di parte (v., ex plurimis, Cass., 30 ottobre 2018, n. 27574; Cass., 19 novembre 2014, n. 24611; Cass., 21 novembre 2013, n. 26157; Cass., 12 luglio 2006, n. 15825; Cass., 2 dicembre 1993, n. 11958; Cass., 4 maggio 1990, n. 3718; Cass., 18 giugno 1987, n. 5352);

4.1 – è ben vero che il riferimento agli altri elementi di valutazione, di cui al citato D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 3, “non consente, di per sé, che venga attribuito effetto dirimente, ai fini dell’imposta di registro, alle valutazioni stabilite dalle amministrazioni comunali ai fini Ici” (così Cass., 17 luglio 2018, n. 18936; v., altresì, Cass., 28 ottobre 2016, n. 21830) ma, nella fattispecie, l’atto impositivo, – per come accertato dallo stesso giudice del gravame ai finì della verifica della compiutezza motivazionale dell’atto impugnato, – recava specifica indicazione di destinazione urbanistica, collocazione, tipologia e superficie degli immobili compravenduti e, per di più, la delibera adottata dall’Ente locale, a fini ICI, si fondava su di un accertamento tecnico-estimativo che, reso dall’Agenzia del Territorio, involgeva i dati probatori riassunti, come si è detto, nello stesso atto impositivo;

– in un siffatto contesto istruttorio, pertanto, il giudice del gravame, – una volta verificato che “ai valori peritali elaborati dall’UTE” era stata attribuita un’assorbente (e ingiustificata) “prevalenza”, – senza potersi arrestare ai rilievi, così, svolti, avrebbe dovuto procedere ad una motivata valutazione sostitutiva del valore dei beni compravenduti, dietro esame dei dati istruttori offerti al giudizio dall’Agenzia delle Entrate e dagli stessi contribuenti;

5. – l’impugnata sentenza va, pertanto, cassata con rinvio della causa, anche per la disciplina delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Sicilia che, in diversa composizione, procederà al riesame della controversia attenendosi ai principi di diritto sopra esposti.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, rigetta il primo motivo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio tenuta da remoto, il 12 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

 

 

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