Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21484 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 25/10/2016, (ud. 06/07/2016, dep. 25/10/2016), n.21484

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARIENZO Rosa – Presidente –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14892/2014 proposto da:

A.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LORENZO

VALLA 18, presso lo studio dell’avvocato LUCA MARAGLINO, che la

rappresenta e difende, giusta procura speciale margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

RONIA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO RICCI,

CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 14248/2013 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 19/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/07/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA;

udito l’Avvocato Emanuela Capannolo difensore del resistente che si

riporta al contro ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La causa è stata chiamata all’adunanza in Camera di consiglio del 6 luglio 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c.:

” A.G. presentava ricorso per accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., finalizzato al conseguimento della prestazione di cui alla L. n. 18 del 1980, art. 11. Il consulente nominato accertava la sussistenza del requisito sanitario per tale (Ndr: testo originale non comprensibile), in epoca successiva a quella di presentazione della domanda amministrativa. In esito a dissenso espresso dalla ricorrente veniva depositato ricorso di merito nel corso del quale la A. concludeva per l’accertamento delle condizioni di invalidità giustificative del beneficio sin dal (OMISSIS), data di presentazione dell’istanza amministrativa e per la condanna dell’INPS all’erogazione della prestazione; in subordine chiedeva, in ogni caso, applicarsi la norma di cui all’art. 149 disp. att. c.p.c. e condannarsi l’INPS al pagamento dei ratei della prestazione dal giorno della maturazione del diritto.

Il Tribunale, sul rilievo della genericità delle ragioni di dissenso dalla consulenza tecnica disposta nel corso del procedimento per ATP, della quale non ha ritenuto di disporre il rinnovo, ha respinto il ricorso.

Per la cassazione della decisione ha proposto ricorso, affidato ad un unico articolato motivo, la originaria ricorrente. L’INPS ha resistito con tempestivo controricorso.

Con l’unico motivo di ricorso, articolato in più profili, parte ricorrente ha dedotto omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia e violazione e falsa applicazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c.. Ha censurato la decisione lamentando “la erronea estrapolazione ed enucleazione delle risultanze probatorie operata dal Magistrato di prime cure, nello specifico della CTU medico-legale, che ha per l’effetto fornito una motivazione incoerente e difforme dalla realtà processuale e che, invero, ha viziato l’esito del processo logico alla base della decisione”; in questa prospettiva ha sottolineato la illogicità e contraddittorietà della motivazione che aveva escluso la sussistenza del diritto reclamato pur dando atto, in altra parte della motivazione, che il consulente d’ufficio aveva riconosciuto la sussistenza delle condizioni per l’indennità di accompagnamento a decorrere dal (OMISSIS).

Il motivo con il quale si denunzia il vizio motivazionale della sentenza impugnata è manifestamente fondato.

Occorre premettere che in ragione della data di deposito della sentenza impugnata 19-12-2013, risulta applicabile l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo risultante dalla modifica introdotta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134.

In relazione a tale modifica le sezioni unite di questa Corte hanno chiarito che la nuova a configurazione del vizio di motivazione deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. “Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. ss.uu. n. 8053 del 2014).

A tale anomalia motivazionale appare riconducibile il vizio denunziato dalla odierna ricorrente posto che la sentenza impugnata, nell’esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto alla base della decisione, pur dando atto che il consulente officiato in sede di ATP aveva riconosciuto la sussistenza delle condizioni per l’indennità di accompagnamento con decorrenza dal (OMISSIS) e che le ragioni di dissenso espresse dall’originaria ricorrente rispetto a tale valutazione erano del tutto generiche, ha ritenuto che l’opposizione dovesse essere integralmente rigettata.

In base ai superiori rilievi, assorbito l’esame del motivo attinente alla violazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., il ricorso deve essere accolto.

Si chiede che il Presidente voglia fissare la data per l’adunanza camerale”.

Ritiene il Collegio che le considerazioni svolte dal Relatore sono del tutto condivisibili siccome coerenti alla ormai consolidata giurisprudenza in materia e che ricorre con ogni evidenza il presupposto dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, per la definizione camerale.

A tanto consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della decisione con rinvio, anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di legittimità, al giudice del Lavoro del Tribunale di Roma.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, al giudice del Lavoro del Tribunale di Roma.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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