Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21484 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 06/10/2020, (ud. 17/07/2020, dep. 06/10/2020), n.21484

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5329-2015 proposto da:

C.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G.P. DA

PALESTRINA 19, presso lo studio dell’avvocato FABIO FRANCESCO

FRANCO, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO VILLANI;

– ricorrente –

contro

AUTORITA’ PORTUALE DI BRINDISI, in persona del legale rappresentante

pro tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso i cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI

PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza definitiva n. 2326/2014 della CORTE D’APPELLO di

LECCE, depositata il 17/10/2014 R.G.N. 580/2012;

avverso la sentenza non definitiva n. 1868/2013 della CORTE D’APPELLO

di LECCE, depositata il 20/05/2013 R.G.N. 580/2012.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte d’appello di Lecce, con sentenza non definitiva del 20.5.2013 n. 1868, in riforma della sentenza del Tribunale di Brindisi, accoglieva la domanda di C.C., dipendente della AUTORITA’ PORTUALE DI BRINDISI con qualifica di quadro, nella parte in cui questi chiedeva accertarsi lo svolgimento, nel periodo 22 febbraio – 8 agosto 2007, delle funzioni superiori di dirigente presso l’Area Tecnica e condannarsi il datore di lavoro al pagamento delle relative differenze di retribuzione. Con sentenza definitiva del 17 ottobre 2014 n. 2326 quantificava le differenze maturate (in Euro 22.504,45).

2. Con la sentenza non definitiva la Corte territoriale, dissentendo dalle valutazioni del primo giudice, riteneva che al C. fossero state conferite, giusta Decreto Commissariale 22 febbraio 2007, n. 47, le funzioni dirigenziali già svolte dall’ing. CA.DO., come confermato dai contenuti del Decreto Presidenziale di revoca 8 agosto 2007, n. 64.

3. Osservava essersi verificata l’ipotesi in cui la reggenza di un pubblico ufficio sprovvisto temporaneamente del dirigente titolare costituisce svolgimento di mansioni superiori, secondo i principi enunciati da Cass. SU 16 febbraio 2011 n. 3814.

4. La Corte territoriale rigettava, invece, la domanda originaria quanto alla pretesa definitiva acquisizione della qualifica dirigenziale.

5. Riteneva non essere decorso il termine di sei mesi di esercizio delle mansioni superiori utile alla acquisizione della qualifica; a tal fine doveva aversi riguardo alla data del decreto di revoca delle funzioni – (e non a quella, successiva, della sua notifica all’interessato) – atteso che da quel momento il C. era stato esonerato dalla responsabilità di gestione dell’Area. In ogni caso osservava che la normativa contrattuale disciplinava il solo passaggio automatico, con il decorso di sei mesi, al livello di quadro e non anche quello successivo da quadro a dirigente; la posizione dirigenziale non poteva essere assimilata a quella di quadro per il rapporto fiduciario che la connotava.

6. Avverso detta sentenza non definitiva ha proposto ricorso C.C., articolato in due motivi; ha depositato atto di costituzione per la eventuale partecipazione alla udienza di discussione la AUTORITA’ PORTUALE DI BRINDISI.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Va in via preliminare osservato che la iniziale nullità della notifica dell’odierno ricorso, in quanto avvenuta presso la avvocatura distrettuale dello Stato, è stata sanata dalla rinnovazione spontanea della notifica presso l’avvocatura generale e dalla costituzione dell’intimata a seguito della rinnovazione (sul punto si vedano: Cass., Sez. III, 22 agosto 2018 n. 20890; Cass., sez. II, 12 marzo 2015 n. 4977; Cass. SU 15 gennaio 2015 n. 608).

2. Con il primo motivo di ricorso si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 – violazione e falsa applicazione dell’art. 1334 c.c. nonchè motivazione insufficiente e contraddittoria su un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Il ricorrente ha censurato la sentenza impugnata per avere calcolato il periodo di svolgimento delle mansioni superiori avendo riguardo alla data del decreto presidenziale di revoca della assegnazione (8.8.2007) laddove, in ragione della natura di atto unilaterale recettizio della revoca, avrebbe dovuto considerare la data della sua comunicazione (12.9.2007), avvenuta dopo il decorso del semestre di esercizio delle funzioni.

3. Con il secondo mezzo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 – violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 c.c., L. n. 190 del 1985, art. 6 e art. 4 CCNL LAVORATORI DEI PORTI; violazione delle regole legali di ermeneutica dei contratti; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

4. La censura coglie la ratio decidendi fondata sulla ritenuta inapplicabilità dell’art. 2103 c.c. per il passaggio alla qualifica dirigenziale in ragione della mancata previsione nel CCNL di settore del tempo necessario alla promozione automatica dalla categoria di quadro a quella di dirigente. Nell’assunto di parte ricorrente si applicherebbe per la acquisizione della qualifica dirigenziale il termine trimestrale di cui all’art. 2103 c.c., richiamato dall’art. 4 CCNL di settore.

5. I due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono infondati.

6. Giova premettere che le “AUTORITA’ PORTUALI” sono succedute ai “CONSORZI AUTONOMI DEL PORTO”, aventi natura di enti pubblici economici (cfr. Cass., Sez. Un., 6/5/1996, n. 4187), per effetto della L. 28 gennaio 1994, n. 84 (recante “Riordino della legislazione in materia portuale”). In epoca successiva ai fatti di causa, con il D.Lgs. 4 agosto 2016, n. 169, intervenuto sul corpo del D.Lgs. n. 84 del 1994, le Autorità Portuali sono state ridotte nel numero ed hanno assunto la nuova denominazione di “AUTORITA’ DI SISTEMA PORTUALE”, che sono state classificate ex lege come enti pubblici non economici (L. n. 84 del 1994, art. 6, comma 5 come sostituito dal D.Lgs. n. 169 del 2016, art. 7, comma 1). Disposizioni integrative e correttive al D.Lgs. 4 agosto 2016, n. 169, sono state da ultimo adottate con D.Lgs. 13 dicembre 2017, n. 232.

7. Diversamente da quanto in passato pure affermato (v. Cass. Sez. Un., 28/10/1998, n. 10729; Cass., 14/10/2000, n. 13729; Cass., 3/7/2004, n. 12232; Cass. 29.08.2012 n. 14703), anche le “AUTORITA’ PORTUALI” sono state qualificate dalla più recente ed ormai consolidata giurisprudenza come enti pubblici non economici (v. Cass. Sez. Un., 25/02/2016, n. 3733; Cass. SU 24/7/2013, n. 17930).

8. Tale classificazione era stata già operata dalla sezione tributaria di questa Corte (Cass. 27/2/2013, n. 4925) ed è stata definitivamente enunciata da Cass. SU n. 17930/2013; ivi – in fattispecie di impugnazione della graduatoria finale del concorso indetto dalla AUTORITA’ PORTUALE di CAGLIARI per la copertura di un posto di dirigente – è stato respinto il motivo di ricorso con cui si deduceva il difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo riconducendo le “AUTORITA’ PORTUALI” nell’ambito soggettivo delle Pubbliche Amministrazioni indicate dal D.Lgs. n. 165 del 2001 art. 1, comma 2, con conseguente devoluzione della controversia alla giurisdizione del giudice amministrativo ai sensi dello stesso D.Lgs. n. 165, art. 63, comma 4. A tal fine il giudice della giurisdizione ha evidenziato che la definizione legislativa contenuta nella L. n. 292 del 2006, art. 1, comma 993, – (secondo cui gli atti di concessione demaniale rilasciati dalle autorità portuali restano assoggettati alla sola imposta proporzionale di registro ed i relativi canoni non costituiscono corrispettivi imponibili ai fini dell’IVA “in ragione della natura di enti pubblici non economici delle autorità medesime”) – non costituisce un mero passaggio definitorio ma rientra nell’ambito di una riperimetrazione delle funzioni delle autorità portuali, come desumibili non solo dalla Legge di riordino del 1994 ma anche dai commi che nella L. n. 296 del 2006, art. 1, precedono il comma 993. Dette innovazioni normative vanno tutte nel senso di privilegiare la funzione della AUTORITA’ PORTUALE come soggetto regolatore e non produttore dei servizi portuali, tanto sul piano funzionale che su quello finanziario.

9. Tanto premesso riguardo alla soggettività pubblica della AUTORITA’ PORTUALE, deve darsi parimenti atto della natura di diritto privato del rapporto di lavoro del suo personale, per quanto disposto dalla L. n. 84 del 1994, art. 10, comma 6, che nella formulazione vigente nel periodo di causa (risultante dal D.L. n. 535 del 1996, conv. in L. n. 647 del 1996, art. 2, comma 11) recitava: “Il rapporto di lavoro del personale delle Autorità portuali è di diritto privato ed è disciplinato dalle disposizioni del codice civile libro V – titolo I – capi II e III, titolo II – capo I, e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa. Il suddetto rapporto è regolato da contratti collettivi nazionali di lavoro, sulla base di criteri generali stabiliti con decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione, che dovranno tener conto anche della compatibilità con le risorse economiche, finanziarie e di bilancio; detti contratti sono stipulati dall’associazione rappresentativa delle Autorità portuali per la parte datoriale e dalle organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative del personale delle Autorità portuali per la parte sindacale”. La norma è rimasta sostanzialmente invariata nel testo modificato dal successivo D.Lgs. n. 169 del 2016, art. 12, comma 1, lett. g), salvo adattamenti formali.

10. Come chiarito dalle SU nella citata pronuncia n. 17930/2013 e successivamente ribadito, in sede di regolamento preventivo di giurisdizione, da Cass. SU n. 3733/2016, si impone a tale riguardo una netta distinzione tra il momento del reclutamento del personale e quello della gestione del rapporto di lavoro. Quanto al primo profilo, in ossequio al principio costituzionale di cui all’art. 97, occorre il ricorso allo strumento concorsuale, in assenza di una specifica previsione legislativa che ne escluda l’obbligo e la giurisdizione resta assegnata al giudice amministrativo ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 63, comma 4; la gestione del rapporto di lavoro, una volta che lo stesso sia stato instaurato, è soggetta, invece, alla disciplina del codice civile, delle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell’impresa e dei contratti collettivi di lavoro, secondo la speciale disposizione della L. n. 84 del 1994, art. 10, comma 6.

11. In applicazione dei suddetti principi questa sezione lavoro, con ordinanza 25 giugno 2020 n. 12627, ha escluso che il contratto di lavoro a termine concluso dalla AUTORITA’ PORTUALE possa dare luogo, in ipotesi di illegittima apposizione della clausola di durata, ad un rapporto a tempo indeterminato; si è ivi affermato che le medesime ragioni che stanno alla base del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, impediscono la instaurazione di rapporti di lavoro stabili con le AUTORITA’ PORTUALI che non tengano conto dell’effettivo fabbisogno di personale, delle esigenze finanziarie dell’ente pubblico non economico, della necessaria pubblicità delle forme di reclutamento, cioè degli interessi pubblici e dei principi consacrati dall’art. 97 Cost.

12. I ribaditi principi sono risolutivi anche della questione qui in discussione, in quanto portano ad escludere in radice che la qualifica di dirigente della AUTORITA’ PORTUALE possa essere acquisita in via automatica, ai sensi dell’art. 2103 c.c., per effetto dell’esercizio di fatto delle relative funzioni.

13. Anche in questo caso l’esegesi della normativa speciale di cui alla L. n. 84 del 1994, come vigente ratione temporis – ed, in particolare del già citato art. 10, comma 6 nonchè dell’art. 6, comma 2, a tenore del quale alla AUTORITA’ PORTUALE non si applicano le disposizioni di cui al D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modificazioni ed integrazioni (fatta eccezione per quanto specificamente previsto dall’art. 23, comma 2 medesima legge)- deve essere orientata al rispetto dei principi fissati dall’art. 97 Cost.

14. Ed invero presso la pubblica amministrazione la immissione nei ruoli dirigenziali, retta da regole proprie di natura pubblicistica, costituisce nuova assunzione non solo nell’ipotesi di prima instaurazione del rapporto di impiego ma anche nel caso di progressione verticale dall’inquadramento come funzionario all’accesso al ruolo della dirigenza; in quest’ultima eventualità si verifica una novazione oggettiva del rapporto di impiego del tutto equiparata al reclutamento dall’esterno (cfr. Cassazione civile sez. lav., 28/10/2014, n. 22835).

15. In coerenza con tale principio nelle citate pronunce n. 17930/2013 e n. 3733/2016 le Sezioni Unite hanno ascritto alla fase prodromica del reclutamento del personale, distintamente, sia il reclutamento dei dirigenti – disciplinato dal D.Lgs. n. 165 del 2001 all’art. 28 – che, il reclutamento del restante personale – di cui agli artt. 35 e ss. medesimo D.Lgs. n. 165 – ritenendoli entrambi soggetti allo strumento concorsuale, secondo varie configurazioni, in ossequio al disposto di cui all’art. 97 Cost. (sent. n. 17930/2013, punto 11).

16. Una interpretazione secondo la quale la qualifica di dirigente dell’AUTORITA’ PORTUALE possa essere acquisita attraverso il meccanismo di avanzamento automatico di cui all’art. 2103 c.c. renderebbe incostituzionale la normativa speciale sopra richiamata, per contrasto con il suddetto art. 97 Cost.

17. Sotto questo profilo la L. n. 84 del 1994, art. 6, comma 6 nel testo sostituito, successivamente ai fatti di causa, dal D.Lgs. n. 169 del 2016, art. 7, comma 1 (a tenore del quale “Il personale dirigenziale e non dirigenziale delle istituite AdSP è assunto mediante procedure selettive di natura comparativa, secondo principi di adeguata pubblicità, imparzialità, oggettività e trasparenza, in coerenza con quanto stabilito dall’art. 10, comma 6″) costituisce enunciazione di un principio già ricavabile dal sistema.

18. Ferma restando la correttezza del dispositivo, la motivazione della sentenza impugnata deve essere dunque corretta, enunciandosi il seguente principio di diritto: ” La assunzione della qualifica dirigenziale presso le AUTORITA’ PORTUALI, aventi natura di enti pubblici non economici, è sottratta alla disciplina di acquisizione automatica della qualifica superiore fissata dall’art. 2103 c.c., in quanto attiene alla fase di costituzione del rapporto di lavoro, retta dai principi fissati dall’art. 97 Cost.”.

19. Il ricorso deve essere conclusivamente respinto.

20. Non vi è luogo a refusione delle spese, per la sostanziale assenza di attività difensiva della AUTORITA’ PORTUALE DI BRINDISI.

21. Trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013 sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il comma 1 quater al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13) della sussistenza dei presupposti processuali dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per la impugnazione integralmente rigettata, se dovuto (Cass. SU 20 febbraio 2020 n. 4315).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 17 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

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