Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21476 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. II, 27/07/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 27/07/2021), n.21476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – rel. Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27030-2019 proposto da:

C.B., rappresentato e difeso dall’avv. MARIO NOVELLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS) IN PERSONA DEL MINISTRO

PRO-TERMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di ANCONA, depositata il 31/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/02/2021 dal Consigliere Dott. GORJAN SERGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

C.B. – cittadino del Gambia – ebbe a proporre avanti il Tribunale di Ancona ricorso avverso la decisione della locale Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di ottenimento della protezione in relazione a tutti gli istituti previsti.

Il richiedente asilo ebbe a rappresentare d’aver abbandonato il suo Paese poiché, alla morte del padre, entrò in conflitto con lo zio paterno in dipendenza del godimento di terreni ereditari ed alla morte della madre dovette ritornare ad abitare con lo zio che o maltrattava e bastonava, nonché ebbe anche a confessargli d’aver ucciso i suoi genitori.

Il Tribunale dorico ebbe a rigettare la domanda del richiedente asilo in relazione a tutti gli istituti previsti dalla normativa in tema di protezione internazionale ponendo in rilievo come il racconto reso era, bensì, credibile ma che comunque non configurava esistenza di persecuzione e, nemmeno sussistenza d’attuale pericolo di grave danno in caso di rimpatrio; rilevando come la situazione sociopolitica del Gambia non era connotata da violenza diffusa e nemmeno ricorrenti le condizioni per riconoscere la protezione umanitaria in difetto di condizione di vulnerabilità.

Il C. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale marchigiano articolato su quattro motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente vocato, s’e’ costituito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto dal C. risulta inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n 7155/17.

Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 3 e 5, poiché il Collegio dorico, pur ritenendo credibile il suo narrato, ha rilevato l’omessa richiesta di protezione all’Autorità locale contro le violenze dello zio senza però considerare la delicata situazione socio politica del Gambia, che neppure ha indagato mediante l’attivazione della sua facoltà istruttoria officiosa.

La censura appare inammissibile poiché generica in difetto di effettivo confronto con la puntuale motivazione esposta al riguardo dal Tribunale.

Difatti i Giudici marchigiani hanno esaminato l’attuale situazione socio – politica del Gambia sulla scorta delle informazioni desumibili dai rapporti predisposti da autorevoli Organizzazioni internazionali all’uopo preposte ed indicati nel decreto, accertando che detta situazione non risulta connotata da violenza diffusa secondo l’accezione data a tale concetto dalla Corte Europea.

Inoltre il Collegio dorico ha sottolineato come dette Organizzazioni internazionali danno specifico atto dei progressi, dall’inizio del 2017, fatti dal Paese su impulso del nuovo Governo verso la pacificazione e normalizzazione della vita sociale ed economica, con particolar riguardo alla situazione del servizio Giustizia e della condotta delle Forze dell’Ordine.

A fronte di detta puntuale motivazione il ricorrente si limita ad invocare l’attivazione del potere istruttorio ufficioso – in effetti attivato dal Tribunale – e ad affermare che la situazione interna del Paese è ancora instabile, senza per altro fondare tale sua affermazione su informazioni desunte da specifici rapporti predisposti da Enti internazionali non esaminati dal Collegio dorico – Cass. sez. 1 n 26728/19, così palesando la genericità del mezzo d’impugnazione.

Con la seconda doglianza il C. deduce violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, poiché il Tribunale marchigiano ha erroneamente ritenuto non concorrere il pericolo di grave danno, posto che – come sottolineato dal rapporto Amnesty 2018 – ancora le Forze di Polizia non sono state riformate e non concorrere una situazione socio-politica connotata da violenza diffusa, nonostante le informazioni desumibili da più rapporti resi da Enti internazionali qualificati negli anni 2015 e 2016.

Il mezzo d’impugnazione dianzi sunteggiato risulta inammissibile poiché si compendia nella contestazione della valutazione operata dal Tribunale sulla scorta di elementi di criticità desumibili o dai rapporti esaminati dal Collegio dorico ovvero da rapporti redatti in epoca anteriore al cambiamento di Governo, così proponendo a questa Corte di legittimità opzione interpretativa dei dati fattuali – per giunta superati – meramente alternativa rispetto a quella elaborata dal Tribunale al fine di provocare inammissibile valutazione circa il merito della controversia.

Viceversa il Collegio anconetano ha puntualmente esaminato la situazione afferente la riforma delle Forze dell’Ordine ed il funzionamento del servizio Giustizia, sottolineando i miglioramenti apportati dal 2017 ed indicando specificatamente le fonti, dalle quali ha tratto dette informazioni ed aggiornate sino al 2019.

Quanto poi agli altri rapporti utilizzati dal C. per la sua contestazione risultano afferenti agli anni 2015 e 2016 ossia ad epoca antecedente al cambiamento del Governo e quindi appaiono irrilevanti in causa.

Con il terzo motivo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione della norma D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 8, comma 3, poiché il Tribunale non ha dato atto di alcuna attività istruttoria compiuta per acquisire dati utili alla valutazione della situazione interna del Gambia.

La censura non solo si palesa apodittica, ossia limitata alla mera enunciazione del vizio, ma pure patentemente priva di fondamento, posto che nel decreto viene ampiamente illustrata la situazione interna del Gambia in relazione a vari aspetti rilevanti con preciso richiamo alle fonti consultate, così dando puntuale contezza dell’attività d’acquisizione informazioni effettuata.

Con il quarto mezzo d’impugnazione mosso il C. deduce violazione del D.P.R. n. 286 del 1998, artt. 5 e 19 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, in quanto il Collegio dorico non ha tenuto conto delle sue condizioni di vulnerabilità oggettiva, posto che il Gambia risulta essere ancora Paesi insicuro in quanto, se anche disattesa tale prospettazione in relazione alle altre forme di tutela, tuttavia – come insegna questa Suprema Corte – può esser valutata ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria.

La censura risulta inammissibile posto che rimane sul piano della contestazione astratta senza un effettivo confronto con la puntuale motivazione sul punto resa dal Tribunale.

Difatti il Collegio anconetano ha esaminata la condizione personale del richiedente asilo alla luce e delle informazioni da lui rese e di quelle assunte circa la situazione interna del suo Paese ed ha rilevato come il C. non ha fornito alcun elemento utile a lumeggiare suo radicamento sociale in Italia e nemmeno personali condizioni soggettive di vulnerabilità.

Quanto poi a condizione di vulnerabilità collegata alla situazione Paese, il Collegio dorico ha osservato come l’attuale situazione socio-politica ed economica appaia di molto migliorata, sicché non si prospetta il pericolo d’alcuna violazione rilevante, ai fini dei suoi diritti fondamentali, in caso di rimpatrio.

Dunque il Tribunale ha esaminato specificatamente ai fini della protezione umanitaria tutti i dati fattuali acquisiti in atti – esattamente come insegnato dagl’arresti di legittimità evocati dalla difesa a supporto della sua critica -, sicché la critica mossa s’appalesa di natura apodittica e priva di effettivo confronto con la motivazione illustrata dal primo Giudice.

Alla declaratoria d’inammissibilità non segue la condanna al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione poiché il controricorso non presenta le caratteristiche proprie di detto atto processuale.

Il ricorrente dovrà versare l’ulteriore contributo unificato, quando dovuto, stante la declaratoria di inammissibilità del suo ricorso.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza di camera di consiglio, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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