Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21474 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. II, 27/07/2021, (ud. 01/12/2020, dep. 27/07/2021), n.21474

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23942-2019 proposto da:

O.V. ammesso al patrocinio a spese dello Stato,

rappresentato e difeso dall’Avv. Lorenzo Trucco ed elettivamente

domiciliato presso il suo studio in Torino, via Guicciardini, 3;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del ministro p.t., ope legis

domiciliato in Roma via Dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 392/2019 della Corte d’appello di Torino

depositata il 28/2/2019;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

01/12/2020 dal Consigliere Casadonte Annamaria.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso che il sig. O.V., cittadino nigeriano, ha presentato avverso la sentenza della corte d’appello, che ha rigettato il di lui gravame contro l’ordinanza del tribunale confermativa del diniego della protezione internazionale e umanitaria come statuiti da parte della Commissione territoriale competente;

– a sostegno delle domande di protezione il richiedente ha allegato di aver lasciato la Nigeria dopo la tragica morte della fidanzata a causa delle minacce e delle percosse ricevute dal padre della ragazza, il quale pretendeva che, seguendo una tradizione dell’etnia Igbo, egli “sposasse il corpo della ragazza” ovvero pagasse la somma necessaria per sposarla; inoltre il padre della ragazza lo aveva anche denunciato per spaccio di marivana che aveva fatto trovare nella sua casa e per questo era anche stato arrestato dalla polizia e poi rilasciato su cauzione;

– la corte d’appello ha negato al ricorrente il riconoscimento della protezione internazionale e di quella umanitaria;

– la cassazione del provvedimento è chiesta con ricorso affidato a due motivi di ricorso;

-il Ministero dell’interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione orale ai sensi dell’art. 370 c.p.p., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– con il primo motivo di ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in combinato disposto con D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, anche in relazione alla mancata audizione del ricorrente;

– il motivo è inammissibile;

– occorre precisare che la disciplina processuale applicabile al caso in esame è quella precedente a quella introdotta con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, inserito dal D.L. n. 13 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g), conv. con mod. nella L. n. 46 del 2017;

– in applicazione della disciplina processuale ratione temporis vigente, avverso la decisione di diniego resa dalla Commissione territoriale il cittadino straniero poteva proporre ricorso ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35, instaurando avanti al tribunale in composizione monocratica un giudizio sommario di cognizione ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, con possibilità di impugnazione dell’ordinanza conclusiva avanti la corte d’appello;

– conviene, inoltre, precisare che la disciplina del rito sommario, applicabile in forza delle disposizioni sopra richiamate, non prevedeva alcun obbligo di audizione dello straniero, né in primo grado, né in appello;

– peraltro, si deve desumere dalle considerazioni svolte dalla Corte di giustizia nella sentenza C-348, sentenza 26 luglio 2017, Moussa Sacko che la disciplina Europea non osta alla previsione di una disciplina nazionale che non impone in via generale l’obbligo di audizione dello straniero in sede di ricorso all’autorità giudiziaria avverso il diniego della protezione internazionale deciso dall’autorità amministrativa, davanti alla quale si svolga il colloquio con le garanzie e la verbalizzazione di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 12,13 e 14;

– in conclusione non e’, pertanto, ravvisabile nella procedura concretamente seguita per giungere alla decisione impugnata la violazione dell’obbligo di procedere all’audizione del richiedente dal momento che per i ricorsi giurisdizionali instaurati prima del 18/8/2017 non sussisteva una previsione processuale che lo imponeva;

– ciò detto in via generale, nel caso di specie, non risulta essere stata formulata alcuna istanza di audizione avanti al tribunale e quella formulata in appello non è corredata delle indicazioni che la parte intendeva chiarire in sede di interrogatorio libero;

– peraltro, non può trascurarsi che con riguardo alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), il dovere di accertare l’effettiva condizione generale del Paese di provenienza del richiedente prescinde dalla valutazione di credibilità della vicenda narrata (cfr. Cass. 14283/2019; id.10286/2020), una volta che non è contestata, come nel caso di specie la sua provenienza dalla Nigeria e, in particolare, da Agbor nel Delta State;

– pertanto, posto che comunque la corte d’appello ha motivato la ragione della non necessità di procedere all’audizione del richiedente, ben potendo egli attraverso l’atto di appello specificare i chiarimenti che intendeva fornire, la doglianza è inammissibile con riferimento al diniego della protezione sussidiaria dell’art. 14 cit., ex lett. c;

– con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1 e n. 3, la violazione e/o erronea applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, art. 5, comma 6, nonché dell’art. 10 Cost., comma 3;

– secondo il ricorrente, la corte d’appello avrebbe rigettato la richiesta di protezione umanitaria con una scarsa motivazione, omettendo l’esame comparativo fra la situazione generale esistente in Nigeria e l’integrazione lavorativa raggiunta nel nostro Paese;

– il motivo è inammissibile perché non attinge la corretta comparazione svolta dalla corte territoriale fra la condizione del richiedente in Italia e quella nel Paese di origine e rispetto alla quale avuto riguardo all’inserimento lavorativo che la contraddistingueva -egli lavorava come operaio in un’impresa edile – così come per la presenza dei suoi familiari, è stata esclusa la sussistenza di una condizione di vulnerabilità rilevante ai fini del riconoscimento dei seri motivi per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari;

– il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile;

– nulla va disposto sulle spese, stante il mancato svolgimento di effettiva attività difensiva da parte dell’intimato Ministero;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio delle Seconda sezione civile, il 1 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA