Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21471 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 25/10/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 25/10/2016), n.21471

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sui ricorsi iscritti al numero 12851 del ruolo generale dell’anno

2014, rispettivamente proposti da:

S.M. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e difeso, giusta

procura a margine del ricorso, dall’avvocato Franco Dell’Erba (C.F.:

DLLFNC37E04F604G);

– ricorrente –

e da

L.M., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta procura

a margine del ricorso, dall’avvocato Maurizio Centonze (C.F.:

CNTMRZ41D24H501V);

– ricorrente –

nei confronti di:

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE – I.N.P.S. (C.F.:

(OMISSIS)), rappresentato dalla procuratrice ROMEO GESTIONI S.p.A.

(C.F.: non dichiarato), in persona dell’amministratore delegato,

legale rappresentante pro tempore, T.E. rappresentato e

difeso, giusta procura a margine dei controricorsi, dall’avvocato

Sebastiano Di Betta (C.F.: DBTSST72H15A089V);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza pronunziata dalla Corte di Appello

di Roma n. 6190/2013, depositata in data 19 novembre 2013;

udita la relazione sulla causa svolta alla pubblica udienza in data

28 settembre 2016 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha concluso per la riunione e il

rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

FATTI E SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Romeo Gestioni S.p.A. agì in giudizio nei confronti di L.M., quale procuratrice dell’ente pubblico proprietario (oggi assorbito nell’INPS), per ottenere il rilascio di un immobile detenuto dai L. senza titolo, nonchè il pagamento del risarcimento del danno derivante dall’occupazione.

Il L. si difese sostenendo di essere originariamente conduttore di una diversa unità immobiliare nel medesimo fabbricato (interamente di proprietà dell’ente locatore) e di avere scambiato – con il consenso di questi – l’immobile condotto in locazione con il titolare della locazione di quello oggetto del giudizio, S.M.. Quest’ultimo intervenne nel giudizio, aderendo alle posizioni del convenuto e chiedendo in subordine accertarsi il proprio diritto a rientrare nella detenzione dell’immobile occupato dal L. e da lui originariamente condotto in locazione, il cui canone era stato sempre pagato.

Le domande della Romeo Gestioni S.p.A. furono accolte dal Tribunale di Roma, che condannò il L. al rilascio dell’immobile occupato e al pagamento di una indennità di occupazione di Euro 500,00 mensili a decorrere da (OMISSIS), detratto l’importo dei canoni già corrisposti per l’immobile in questione.

La Corte di Appello di Roma, decidendo sul gravame avanzato dal L., ha confermato la decisione di primo grado.

Ricorrono sia il L. che il S., con distinti ricorsi, ciascuno fondato su due motivi.

Resiste con controricorso la Romeo Gestioni S.p.A..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo del ricorso del L. si denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, “nullità della sentenza o del procedimento”.

Il motivo si conclude con il seguente quesito di diritto: “Se in presenza di una vicenda che ipotizza nella fase finale della discussione gli elementi di cui all’art. 52 c.p.c. e che si appalesa manifestamente fondata, possa la Corte dichiarare la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360, n. 4”

Il motivo è infondato.

Il ricorrente deduce che la decisione sarebbe stata in buona parte confezionata dal relatore prima della discussione della causa, ma non vi è alcuna prova effettiva di quanto da lui affermato.

E’ del resto appena il caso di osservare che se anche corrispondesse al vero quanto sembra emergere dalle allegazioni di parte ricorrente, non sussisterebbe alcun motivo di nullità della sentenza, nè motivo di ricusazione, risultando esclusivamente che il relatore aveva, come suo dovere, preventivamente studiato la controversia e all’uopo predisposto appunti e/o addirittura una bozza di possibile motivazione in relazione alle questioni già trattate negli atti processuali.

2. Con il secondo motivo del ricorso del L. si denunzia “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia”.

Il motivo è inammissibile.

Esso risulta formulato sulla base del testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, non più vigente e non applicabile alla fattispecie in considerazione della data di pubblicazione della sentenza impugnata (novembre 2013).

Per completezza, si osserva inoltre che: a) il profilo della censura esposto sub 2.1, sembra in realtà intendere denunziare non vizio di motivazione ma di omessa pronunzia (pur senza una espressa denunzia di nullità della sentenza); in ogni caso, esso è inammissibile anche per violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, dal momento che il ricorrente non allega neanche di avere proposto già in primo grado la domanda in ordine alla quale pare lamentare l’omessa pronunzia, e di avere proposto specifico motivo di appello con riguardo all’omissione della decisione da parte del giudice di primo grado; b) il profilo della censura esposto sub 2.2 è palesemente generico e certamente eccede i limiti di censurabilità della decisione in fatto di cui al testo vigente dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, sussistendo adeguata motivazione nella sentenza impugnata sul punto in contestazione (cfr. pag. 1 ultimi righi e pag. 2 primi righi della sentenza stessa).

3. Con il primo motivo del ricorso del S. si denunzia “violazione dell’art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), per omessa pronuncia sulla domanda, spiegata dal Sig. S. nella comparsa di costituzione con appello incidentale, di accertamento del diritto del S. a rientrare nel possesso del bene a lui intestato”.

Il ricorrente deduce che in primo grado aveva chiesto, in via principale, l’accertamento della legittimità dello scambio di immobili tra i conduttori e, in via subordinata, l’accertamento del proprio diritto di occupare, in base all’originario legittimo titolo contrattuale di detenzione, l’immobile di fatto occupato dal L. a seguito dello scambio (e cioè l’interno 12) e non, come aveva erroneamente ritenuto il Tribunale, quello che egli stesso occupava dopo lo scambio (e cioè l’interno 6).

Deduce altresì di avere proposto appello incidentale sul punto, chiedendo l’accoglimento delle proprie domande, rigettate in primo grado.

Lamenta che la corte di appello non abbia esaminato il suo appello incidentale.

Il motivo è fondato.

La corte di appello non ha preso in considerazione l’appello incidentale del S. nella propria decisione, e questi non viene indicato come appellante incidentale, nè nell’epigrafe della sentenza, nè nello svolgimento del processo; neanche vi è pronunzia sulle relative spese (il che si può giustificare solo ipotizzando che non siano state affrontate le domande avanzate dal S., dal momento che le parti erano tutte costituite).

E’ evidente che la corte ha pronunziato esclusivamente in relazione all’appello del L. e vi è dunque omissione di pronunzia sull’appello del S..

Ciò comporta nullità della sentenza con conseguente necessità di cassazione con rinvio perchè si provveda sul predetto gravame.

4. Il secondo motivo del ricorso del S., con il quale si denunzia “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: l’avvenuto scambio dell’immobile locato e la sua comunicazione all’ente proprietario, che ha prestato il suo consenso mediante comportamenti concludenti”, implicitamente subordinato al rigetto del primo motivo, resta assorbito in virtù dell’accoglimento di detto motivo.

5. Il ricorso del L. è rigettato.

Il primo motivo del ricorso del S. è accolto, restando assorbito il secondo.

La sentenza impugnata è cassata in relazione, con rinvio alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Per le spese del giudizio di cassazione (in relazione al solo L.) si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte:

pronunziando sui ricorsi:

rigetta il ricorso proposto da L.M.;

accoglie il primo motivo del ricorso proposto da S.M., assorbito l’altro, e cassa in relazione, con rinvio alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità;

condanna il ricorrente L. a pagare le spese del presente giudizio in favore della società controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 5.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente L., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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