Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21470 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 06/10/2020, (ud. 07/07/2020, dep. 06/10/2020), n.21470

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3578/2015 proposto da:

I.N.P.G.I. – ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA DEI GIORNALISTI

ITALIANI “GIOVANNI AMENDOLA”, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA DI

RIENZO 69, presso lo studio dell’avvocato PAOLO BOER, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

T.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE MANZONI 13,

presso lo studio dell’avvocato PIETRO CARATTOLI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ANTONIO CAVACECE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4452/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 04/09/2014 r.g.n. 5170/2013.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza del 4.9.14, la Corte di Appello di Roma, in riforma della sentenza del tribunale della stessa sede del 27.7.13, ha rigettato l’opposizione dell’INPGI al decreto ingiuntivo emesso dal tribunale su istanza di T.P., con il quale era stato intimato all’Istituto il pagamento della somma complessiva di Euro 230.117 oltre accessori, a titolo di illegittime decurtazioni operate dall’istituto sul trattamento pensionistico in godimento dal T.; tali trattenute erano state operate in applicazione dell’art. 15 del regolamento INPGI, che prevede che in caso di reddito lavorativo superiore ad Euro 20.000 la pensione di anzianità sia ridotta del 50%.

2. In particolare, la corte territoriale ha ritenuto inapplicabile nella specie la disciplina richiamata dall’Istituto a fondamento delle trattenute, il quanto il fondo sostitutivo è regolato dalla L. n. 289 del 2002, art. 44, comma 1 (che accomuna la disciplina del fondo sostitutivo alla disciplina generale) e non invece dal comma 7 (che riguarda solo gli enti previdenziali privatizzati diversi che gestiscono forme di previdenza sostitutive); sulla base di queste argomentazioni l’art. 15 del regolamento INPGI è stato disapplicato, in quanto illegittimo.

3. Avverso tale sentenza propone ricorso l’INPGI per due motivi, illustrati da memoria, cui resiste con controricorso l’assistito.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo di ricorso si lamenta – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 44,D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 2, art. 3, comma 4 dello stesso Decreto, L. n. 335 del 1995, art. 3 comma 12 e dell’art. 15 del regolamento INPGI approvato con D.M. 24 luglio 1995, per avere la sentenza impugnato trascurato che a seguito della trasformazione del l’INPGI in persona giuridica privata, in forza del decreto 509 del 1994, l’Istituto beneficiava – ex artt. 2 e 3 – del potere regolamentare, che gli consentiva di disciplinare in maniera speciale la materia del cumulo tra pensione di anzianità e redditi di lavoro dipendente; in relazione a ciò, osserva il ricorrente, era riconosciuto all’Istituto il potere di escludere dalla data di entrata in vigore delle richiamate disposizioni l’applicabilità della disciplina legale in materia anticumulo, che restava applicabile soltanto nei confronti delle forme sostitutive pensionistiche non privatizzate.

5. Con il secondo motivo di ricorso si deduce – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – violazione della L. n. 388 del 2003, art. 76 e D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 3, comma 4, per avere la sentenza impugnata trascurato che il coordinamento della previdenza INPGI con la disciplina statuale debba essere attuato con la procedura disciplinata dal citato art. 3, essendo precluso al giudice di estendere l’operatività di una disposizione dettata per gli enti non privatizzati ad un ente privatizzato, ancorchè eserciti una forma di tutela sostitutiva del regime obbligatorio per lavoratori dipendenti; secondo l’istituto ricorrente, in ogni caso, la violazione dell’obbligo di coordinamento potrebbe importare una responsabilità risarcitoria dell’ente ma non l’attribuzione diretta della prestazione da parte del giudice.

6. I motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono infondati.

7. Questa Corte (Cass. Sez. L, Sentenza n. 19573 del 19/07/2019, Rv. 654499 – 01, che ha superato il diverso orientamento di Cassazione 8067/16 e 12671/16; in precedenza, nel senso di cui appresso anche Cass. Sez. L, Sentenza n. 1098 del 26/01/2012) ha già affermato, in tema di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, che agli iscritti all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI) si applica la stessa disciplina prevista per gli iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria facente capo all’INPS, in quanto l’INPGI gestisce, per espresso disposto della L. n. 388 del 2000, art. 76, una forma di assicurazione sostitutiva di quella garantita dall’INPS, mentre l’art. 72, comma 1, della legge appena citata, e della L. n. 289 del 2002, art. 44, comma 1, poi seguiti dal D.L. n. 112 del 2008, art. 19, conv. con modif. con L. n. 133 del 2008, parificano il trattamento pensionistico a carico dell’AGO e quelli a carico delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima.

8. Ne consegue, prosegue la richiamata sentenza, che deve essere disapplicato l’art. 15 del Regolamento dell’INPGI, che disciplina la materia del cumulo tra reddito da lavoro e trattamento pensionistico in maniera diversa da quanto previsto nel regime relativo all’AGO.

9. A questo indirizzo il collegio ritiene di dare continuità.

10. Le spese vanno compensate in considerazione della sopravvenienza della richiamata sentenza alla proposizione del ricorso.

11. Si dà inoltre atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’INPGI al pagamento in favore del T. delle spese, che si liquidano in Euro 7500 per competenze professionali, oltre Euro 200 per esborsi, accessori secondo legge e spese generali al 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 7 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

 

 

 

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