Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21462 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 25/06/2021, dep. 27/07/2021), n.21462

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27661/2016 R.G. proposto da:

Tre C s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. Emanuele Coglitore e

dall’Avv. Fabio Falcone, con domicilio eletto in Roma, via

Confalonieri, n. 5, presso lo studio del primo;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n.

12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che la rappresenta e

difende;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, Sezione staccata di Salerno, n. 3735/5/16 depositata il 21

aprile 2016;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25 giugno

2021 dal Consigliere Giuseppe Nicastro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate notificò a Tre C s.r.l. l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), relativo all’anno d’imposta 2008, con il quale, sulla base delle risultanze di un processo verbale della Guardia di finanza del (OMISSIS) – dal quale era emerso che i soci avevano versato alla società la somma di Euro 138.000,00 a titolo di prestito infruttifero e che non era stato dato conto della correlativa capacità reddituale o finanziaria degli stessi soci – nonché dei principi affermati da Cass., 26/11/2007, n. 24531, reputava che il suddetto importo di Euro 138.000,00 corrispondesse a ricavi non dichiarati, accertando i conseguenti maggior reddito, ai fini dell’IRES, maggior valore della produzione netta, ai fini dell’IRAP, e maggior volume d’affari, ai fini dell’IVA, oltre agli interessi e alle sanzioni;

l’avviso di accertamento fu impugnato davanti alla Commissione tributaria provinciale di Salerno, che rigettò il ricorso della società contribuente;

avverso tale pronuncia, Tre C s.r.l. propose appello alla Commissione tributaria regionale della Campania, Sezione staccata di Salerno (hinc anche: “CTR”), che lo accolse parzialmente limitatamente ai ricavi accertati corrispondenti al versamento della somma di Euro 56.000,00 da parte di A.L. – rigettandolo nel resto;

avverso tale sentenza della CTR – depositata il 21 aprile 2016 e non notificata – per la parte a sé sfavorevole, ricorre per cassazione Tre C s.r.l., che affida il proprio ricorso, notificato il 21 novembre 2016, a quattro motivi;

l’Agenzia delle entrate non ha svolto attività difensiva;

il Procuratore generale ha depositato conclusioni motivate, con le quali ha chiesto il rigetto del ricorso;

Tre C s.r.l. ha depositato una memoria con la quale, premesso di avere presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, e di avere provveduto al pagamento della prima rata, ha chiesto che il processo sia dichiarato estinto.

Diritto

CONSIDERATO

che:

la contribuente ricorrente ha rappresentato di essersi avvalsa della definizione agevolata della controversia, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, e che la stessa si è perfezionata;

a sostegno di tali asserzioni, la ricorrente ha depositato, in allegato alla memoria menzionata, copie della domanda, tempestivamente presentata il (OMISSIS), di definizione agevolata della controversia avente a oggetto l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) (con la relativa ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle entrate), nonché del versamento, effettuato il 31 maggio 2019, della prima rata;

tanto premesso, il Collegio ritiene anzitutto di ribadire il principio, affermato da Cass., 15/11/2019, n. 29790, secondo cui, “(i)n tema di sospensione del processo tributario ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, conv., con modif., in L. n. 136 del 2018 (cd. “pace fiscale”), lo spirare del termine del 10 giugno 2019, previsto per il deposito della relativa istanza, non determina la decadenza del contribuente dalla facoltà di avanzare la domanda, trattandosi di termine avente natura ordinatoria in funzione acceleratoria, stante l’assenza di espresse previsioni che ne stabiliscano la perentorietà e considerato il “favor” legislativo per la definizione agevolata” (nello stesso senso, Cass., 28/11/2019, n. 31126);

ciò ribadito, va rammentato che, a norma del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, commi 12 e 13, “(l)’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine (comma 12). In mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate (comma 13)”;

rilevato che entro il 31 dicembre 2020 nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione, né risulta intervenuto diniego della definizione, il processo va dichiarato estinto a norma delle disposizioni appena citate;

ai sensi del terzo periodo del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, le spese di tale processo restano a carico della parte che le ha anticipate;

la declaratoria di estinzione del processo esclude l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, relativo all’obbligo della parte impugnante non vittoriosa di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione (Cass., 30/09/2015, n. 19560, 12/10/2018, n. 25485);

visto l’art. 391 c.p.c..

P.Q.M.

dichiara estinto il processo e pone le spese a carico di chi le ha anticipate.

Così deciso in Roma, il 25 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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