Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21460 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 25/06/2021, dep. 27/07/2021), n.21460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6751/2015 R.G. proposto da:

Tre C s.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. Emanuele Coglitore e

dall’Avv. Fabio Falcone, con domicilio eletto in Roma, via

Confalonieri, n. 5, presso lo studio del primo;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n.

12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, Sezione staccata di Salerno, n. 7073/4/14 depositata il 17

luglio 2014;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 25 giugno

2021 dal Consigliere Giuseppe Nicastro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Agenzia delle entrate notificò a Tre C s.r.l. l’avviso di accertamento n. (OMISSIS), relativo all’anno d’imposta 2006, con il quale, sulla base delle risultanze di un processo verbale della Guardia di finanza del (OMISSIS) – dal quale era emerso che i soci avevano versato alla società la somma di Euro 93.000,00 a titolo di prestito infruttifero e che non era stato dato conto della correlativa capacità reddituale o finanziaria degli stessi soci – nonché dei principi affermati da Cass., 26/11/2007, n. 24531, reputava che il suddetto importo di Euro 93.000,00 corrispondesse a ricavi non dichiarati, accertando i conseguenti maggior reddito, ai fini dell’IRES, maggior valore della produzione netta, ai fini dell’IRAP, e maggior volume d’affari, ai fini dell’IVA, oltre agli interessi e alle sanzioni;

l’avviso di accertamento fu impugnato davanti alla Commissione tributaria provinciale di Salerno, che rigettò il ricorso della società contribuente;

avverso tale pronuncia, Tre C s.r.l. propose appello alla Commissione tributaria regionale della Campania, Sezione staccata di Salerno (hinc anche: “CTR”), che lo rigettò;

avverso tale sentenza della CTR – depositata il 17 luglio 2014 e non notificata – ricorre per cassazione Tre C s.r.l., che affida il proprio ricorso, notificato il 3 marzo 2015, a sei motivi;

l’Agenzia delle entrate resiste con controricorso, notificato il 13 aprile 2015;

il Procuratore generale ha depositato conclusioni motivate, con le quali ha chiesto il rigetto del ricorso;

Tre C s.r.l. ha trasmesso, a mezzo del PTC, una memoria contenente la richiesta di dichiarazione di estinzione del giudizio per avere effettuato la definizione agevolata della controversia ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, e con allegati i documenti ritenuti idonei a dimostrare l’esistenza dei presupposti di tale fattispecie estintiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

la contribuente ricorrente ha rappresentato di essersi avvalsa della definizione agevolata della controversia, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, e che la stessa si è perfezionata;

a sostegno di tali asserzioni, la ricorrente ha depositato, in allegato alla memoria menzionata, copia della domanda, tempestivamente presentata il (OMISSIS), di definizione agevolata della controversia avente a oggetto l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) (con la relativa ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle entrate), dalla quale risulta che, stante il pagamento, in pendenza del giudizio di Euro 54.593,00, nulla era dovuto ai fini della definizione;

tanto premesso, il Collegio ritiene anzitutto di ribadire il principio, affermato da Cass., 15/11/2019, n. 29790, secondo cui, “(i)n tema di sospensione del processo tributario ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, conv., con modif., in L. n. 136 del 2018 (cd. “pace fiscale”), lo spirare del termine del 10 giugno 2019, previsto per il deposito della relativa istanza, non determina la decadenza del contribuente dalla facoltà di avanzare la domanda, trattandosi di termine avente natura ordinatoria in funzione acceleratoria, stante l’assenza di espresse previsioni che ne stabiliscano la perentorietà e considerato il “favor” legislativo per la definizione agevolata” (nello stesso senso, Cass., 28/11/2019, n. 31126);

ciò ribadito, va rammentato che, a norma del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, commi 12 e 13, “(l)’eventuale diniego della definizione va notificato entro il 31 luglio 2020 con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali. Il diniego è impugnabile entro sessanta giorni dinanzi all’organo giurisdizionale presso il quale pende la controversia. Nel caso in cui la definizione della controversia è richiesta in pendenza del termine per impugnare, la pronuncia giurisdizionale può essere impugnata dal contribuente unitamente al diniego della definizione entro sessanta giorni dalla notifica di quest’ultimo ovvero dalla controparte nel medesimo termine (comma 12). In mancanza di istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte interessata, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente. L’impugnazione della pronuncia giurisdizionale e del diniego, qualora la controversia risulti non definibile, valgono anche come istanza di trattazione. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate (comma 13)”;

rilevato che entro il 31 dicembre 2020 nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione, né risulta intervenuto diniego della definizione, il processo va dichiarato estinto a norma delle disposizioni appena citate;

ai sensi del terzo periodo del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13, le spese di tale processo restano a carico della parte che le ha anticipate;

la declaratoria di estinzione del processo esclude l’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, relativo all’obbligo della parte impugnante non vittoriosa di versare una somma pari al contributo unificato già versato all’atto della proposizione dell’impugnazione (Cass., 30/09/2015, n. 19560, 12/10/2018, n. 25485);

visto l’art. 391 c.p.c..

P.Q.M.

dichiara estinto il processo e pone le spese a carico di chi le ha anticipate.

Così deciso in Roma, il 25 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA