Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21457 del 25/10/2016


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Cassazione civile sez. III, 25/10/2016, (ud. 21/09/2016, dep. 25/10/2016), n.21457

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4424/2015 proposto da:

G.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

GERMANICO 146, presso lo studio dell’avvocato FABIO GIUSEPPE

LUCCHESI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIUSEPPE LOVAGLIO

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.V., C.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 75/2014 del GIUDICE DI PACE di MINERVINO

MURGE, depositata il 07/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/09/2016 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO;

udito l’Avvocato GIUSEPPE LOVAGLIO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.V. e G. proponevano opposizione all’atto di precetto notificato loro da G.F., deducendo che la formula esecutiva apposta in calce al titolo esecutivo il cui pagamento veniva loro precettato era stata apposta in favore dell’avv. Lovaglio, difensore del G., anzichè del G. in cui favore il titolo era stato emesso, e l’inesistenza del credito vantato per compensazione.

L’opposizione veniva accolta dal Giudice di Pace di Minervino Murge con la sentenza n. 74/2014 qui impugnata, previa qualificazione espressa dell’opposizione proposta come opposizione agli atti esecutivi. Il giudice adito riteneva che gli opponenti non contestassero la validità del titolo emesso ma soltanto la correttezza della formula esecutiva, resa in favore del difensore anzichè del creditore, e dichiarava la nullità del precetto.

G.F. propone tempestivo ricorso per cassazione articolato in due motivi nei confronti dei C., avverso la sentenza n. 75/2014, depositata dal Giudice di pace di Minervino Murge il 7.11.2014.

I due intimati non hanno svolto attività difensiva.

Non sono state depositate memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 617 c.p.c., avendo il giudice di pace pronunciato sulla proposta opposizione pur avendola espressamente qualificata come opposizione agli atti esecutivi atteso che essa formulava una critica solo formale alla corretta spedizione del titolo in forma esecutiva. Rileva che dopo aver effettuato la qualificazione dell’opposizione in questi termini il giudice di pace non avrebbe potuto provvedere ma avrebbe dovuto dichiarare la propria incompetenza per materia.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione dell’art. 475 c.p.c., affermando che la formula esecutiva potesse essere legittimamente rilasciata anche in favore del procuratore dell’opponente.

Il ricorso, proposto avverso la sentenza del giudice di primo grado è ammissibile, sulla base del principio dell’apparenza, avendo lo stesso giudice che ha emesso il provvedimento impugnato qualificato l’opposizione in termini di opposizione agli atti esecutivi, il che legittima la proposizione diretta del ricorso per cassazione da parte del ricorrente.

Secondo il principio c.d. dell’apparenza infatti il mezzo di impugnazione si individua sulla base della qualificazione della domanda effettuata dal giudice che ha emesso il provvedimento da impugnare: nel caso di specie, il giudice adito ha qualificato l’opposizione proposta come opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. e non come opposizione all’esecuzione, per cui, a prescindere dalla fondatezza di tale qualificazione, ed a prescindere anche dal fatto che sia il ricorrente per primo a contestare l’esattezza di tale qualificazione, il mezzo di impugnazione era, ex art. 618 c.p.c., il ricorso per cassazione. Il principio indicato è stato più volte richiamato da questa Corte (da ultimo Cass. n. 21520 del 2015; tra le molte, v.. Cass. n. 30201 del 2008, Cass. n. 26294 del 2007, che ha evidenziato come esso tragga fondamento dall’esigenza di evitare che la parte possa conoscere soltanto “ex post”, ad impugnazione avvenuta, quale era il mezzo di impugnazione esperibile).

Esso appare però infondato.

E’ ben vero che con l’opposizione non si contestava l’esistenza del titolo, ma la regolarità della formula esecutiva. Di conseguenza, essa era almeno in parte qua riconducibile in effetti alle opposizioni agli atti esecutivi e come tale esulava dalla competenza per materia del giudice di pace, che avrebbe dovuto dichiarare la propria incompetenza e rimettere gli atti al tribunale.

Non è discusso infatti che esulino dalla competenza per materia del giudice di pace, il quale non ha competenza alcuna in materia di esecuzione forzata, tutte le controversie che hanno ad oggetto la regolazione del processo esecutivo, siano esse state introdotte prima o dopo l’inizio dell’esecuzione. (da ultimo, Cass. n. 24233 del 2015; v. anche Cass. n. 6667 del 2007, Cass. n. 14725 del 2001).Per le opposizioni agli atti esecutivi è sempre funzionalmente competente il tribunale, in quanto unico giudice ad essere competente per l’esecuzione forzata (ex art. 9 c.p.c., comma 2). In particolare, il tribunale in composizione monocratica è competente per le opposizioni proposte prima dell’inizio dell’esecuzione, essendo appunto solo il tribunale, dopo la soppressione dell’ufficio del pretore, il giudice a cui rinvia il combinato disposto dell’art. 617 c.p.c., comma 1 e art. 480 c.p.c., comma 3 (cfr. Cass. n. 14725 del 2001); è competente il giudice dell’esecuzione per le opposizioni proposte dopo l’inizio dell’esecuzione (che si ha con il pignoramento).

La causa quindi non avrebbe dovuto essere decisa dal giudice di pace bensì essere rimessa al tribunale funzionalmente competente.

Tuttavia, il fatto che la causa sia stata decisa in primo grado da giudice privo della competenza per materia non può condurre alla cassazione della sentenza impugnata, in accoglimento del relativo motivo di ricorso, qualora la questione della incompetenza del giudice adito sia sollevata per la prima volta con il ricorso per cassazione, perchè l’incompetenza avrebbe dovuto essere rilevata, d’ufficio o ad istanza di parte, entro l’udienza di trattazione dinanzi al giudice di pace, ad istanza dell’attuale ricorrente-opposto o anche da parte del giudice adito.

Non essendo mai stata sollevata la questione nè essendo stata oggetto di discussione la competenza per materia del giudice adito nel corso del giudizio di primo grado – solo in sentenza il giudice al contempo qualifica l’opposizione come agli atti esecutivi e giudica nel merito – essa non può essere sollevata per la prima volta a mezzo del ricorso per cassazione.

Il giudice di pace infatti, nel pronunciare, ha ritenuto implicitamente la propria competenza a pronunciarsi anche su una opposizione agli atti esecutivi; è la parte opposta, attuale ricorrente che, se avesse ritenuto l’opposizione proposta riconducibile alle opposizioni agli atti esecutivi e pertanto riservata alla competenza per materia del tribunale, avrebbe dovuto tempestivamente sollevare l’eccezione di incompetenza, non oltre il momento di effettiva trattazione della causa, allo scopo di evitare il maturare delle preclusioni di cui all’art. 38 c.p.c., mentre solleva la questione solo in sede di ricorso per cassazione. Occorre ricordare infatti che nel procedimento davanti al giudice di pace, atteso che non è configurabile una distinzione tra udienza di prima comparizione e prima udienza di trattazione e che il rito è, tuttavia, caratterizzato dal medesimo regime di preclusioni che assiste il procedimento dinanzi al tribunale, dette preclusioni sono collegate allo svolgimento della prima udienza effettiva. Ne consegue che, se la prima udienza sia stata di mero rinvio, l’incompetenza per materia può essere rilevata, dalla parte che ne ha interesse o d’ufficio, anche all’udienza immediatamente successiva, in cui la causa ha avuto effettiva trattazione, così come, ai tini dell’incompetenza territoriale, la prima udienza di trattazione, rilevante ex art. 38 c.p.c., nonchè per la tempestività della relativa eccezione, deve ritenersi quella fissata dal giudice adito per l’audizione delle parti e per la definizione delle relative domande, pur se sia stata tenuta altra udienza in precedenza (v. Cass. n. 12272 del 2009).

Il secondo motivo è anch’esso inammissibile, per difetto di autosufficienza e violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6: non viene trascritta la formula esecutiva di cui si discute, nè è indicato dove sia stata riprodotta negli atti di parte e quando, quindi non è dato verificare da chi sia stata richiesta, se sia stata emessa solo in favore dell’avvocato o anche della parte.

Il ricorso va quindi dichiarato complessivamente inammissibile.

Nulla sulle spese, in difetto di costituzione degli intimati.

Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza del ricorrente, la Corte, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 21 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2016

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