Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21455 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 27/07/2021), n.21455

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 5984/2014 R.G. proposto da:

L.A., D.F., D.C., figli ed eredi di

Do.Fr., rappresentati e difesi dall’avv. Roberto Locatelli,

presso cui elettivamente domiciliano in Milano alla via S. Antonio

M. Zaccaria n. 1; domiciliati in Roma, P.zza Cavour, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrenti –

contro

Ufficio distrettuale delle Imposte dirette di (OMISSIS), Agenzia

delle entrate ufficio (OMISSIS), in persona del direttore p.t.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2380/2013 della Commissione tributaria

centrale sezione di Milano, pronunciata in data 13 dicembre 2012,

depositata in data 13 giugno 2013 e non notificata.

2 ZA- Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24

giugno 2021 dal consigliere Andreina Giudicepietro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L.A., D.F., D.C., figli ed eredi di Do.Fr., ricorrono con due motivi avverso l’Ufficio distrettuale delle Imposte dirette di (OMISSIS) e l’Agenzia delle entrate ufficio (OMISSIS) per la cassazione della sentenza n. 2380/2013 della Commissione tributaria centrale, sezione di Milano, pronunciata in data 13 dicembre 2012, depositata in data 13 giugno 2013 e non notificata, che ha accolto il ricorso dell’ufficio, in controversia concernente l’impugnativa degli avvisi di accertamento di maggiore Irpeg, Ilor e Irpef per gli anni di imposta dal 1979 al 1983;

con la sentenza impugnata la C.t.c. ha ritenuto che non vi fosse il presupposto della doppia soccombenza, ai fini della dichiarazione di estinzione del giudizio ai sensi del D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), conv. dalla L. n. 73 del 2010, nonché la fondatezza nel merito della pretesa tributaria;

a seguito del ricorso, l’Ufficio distrettuale delle Imposte dirette di (OMISSIS) e l’Agenzia delle entrate ufficio (OMISSIS) sono rimasti intimati;

il ricorso è stato fissato per la camera di consiglio del 24 giugno 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, i ricorrenti denunziano la violazione della norma di cui al D.L. 25 marzo 2010, n. 40, art. 3, comma 2 bis, conv. in L. 22 maggio 2010, n. 73, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

secondo i ricorrenti, la C.t.c. aveva erroneamente ritenuto che non potesse essere accolta la domanda di estinzione dell’intero giudizio, in quanto per i primi cinque ricorsi riuniti, relativi all’accertamento, per gli anni dal 1979 al 1983, di maggiori Irpeg ed Ilor sui redditi della società di fatto esistente tra i coniugi esercenti l’attività di “affittacamere”, vi era la doppia soccombenza dell’amministrazione, mentre per il sesto ricorso, riunito ai precedenti e relativo all’impugnazione dell’accertamento di maggiore Irpef per l’anno 1979 nei confronti dei coniugi per il reddito da partecipazione nella società di fatto, la lite era stata definita per condono;

con il secondo motivo, i ricorrenti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, denunziano l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, consistente nella configurazione dell’attività economica svolta dai coniugi D., ovvero se tale attività fosse limitata alla concessione dietro corrispettivo dei locali di loro proprietà, o comprendesse prestazioni di natura alberghiera (quali, ad esempio, la pulizia o il cambio della biancheria);

infatti, nel primo caso gli accertamenti sarebbero stati illegittimi, poiché si era in presenza di reddito fondiario, mentre nel secondo caso sarebbero stati legittimi, perché relativi a reddito di impresa in forma societaria;

il primo motivo è fondato, con conseguente assorbimento del secondo;

prima delle modifiche disposte dal D.L n. 216 del 2011, art. 29, comma 16-decies, il D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), stabiliva, fra i requisiti ai fini della definibilità della lite, la “soccombenza dell’Amministrazione Finanziaria dello Stato nei primi due gradi di giudizio”;

tale dizione era interpretata come soccombenza totale, giustificandosi l’applicazione di un istituto deflattivo solo per cause la cui probabilità di diverso esito in Cassazione risultasse molto improbabile (cfr. Cass. n. 2714 del 2010, che aveva rigettato istanze definitorie in cui non ricorreva il requisito della soccombenza costante dell’Amministrazione finanziaria nei precedenti gradi di giudizio);

con la sopravvenuta norma di interpretazione autentica, in presenza delle condizioni previste dalla predetta disposizione, “nel caso di soccombenza, anche parziale, dell’amministrazione finanziaria nel primo grado di giudizio, la mancata riforma della decisione di primo grado nei successivi gradi di giudizio determina l’estinzione della controversia ed il conseguente passaggio in giudicato della predetta decisione”;

nel caso di specie, la prima pronuncia annullava totalmente gli avvisi di accertamento per tutte le annualità in contestazione, sia con riferimento ai redditi societari, sia con riferimento al reddito di partecipazione per l’anno 1979 dei soci (i coniugi D.);

la pronuncia di secondo grado, invece, confermava integralmente l’annullamento degli avvisi relativi ad Irpeg ed Ilor per tutte le annualità, mentre confermava l’avviso di accertamento della maggiore Irpef per l’anno di imposta 1979 (per il quale, peraltro, i ricorrenti deducono che vi era stata la definizione della lite per condono);

pertanto, non risulta aderente alla fattispecie in esame l’affermazione della C.t.c., secondo cui mancherebbe il requisito della doppia soccombenza, ai fini della dichiarazione di estinzione del giudizio ai sensi del D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), conv. dalla L. n. 73 del 2010;

invero, trattandosi di ricorsi riunti avverso distinti avvisi di accertamento per differenti annualità, non può non rilevarsi la soccombenza totale dell’amministrazione finanziaria in primo e secondo grado in ordine ai primi cinque ricorsi riuniti, relativi all’impugnazione degli accertamenti delle maggiori imposte dovute dalla società di fatto;

unico ricorso, per il quale non vi era il requisito della doppia soccombenza, in quanto vi era stata la riforma in appello in senso favorevole all’amministrazione finanziaria, era quello concernente l’accertamento della maggiore Irpef dovuta dai soci nell’anno di imposta 1979;

tale situazione non impediva alla C.t.c., investita dell’impugnazione dell’ufficio limitatamente alla decisione sui primi cinque ricorsi riuniti avverso gli accertamenti societari, di dichiarare l’estinzione del giudizio, attesa la sussistenza del requisito della doppia soccombenza dell’amministrazione finanziaria, sia in primo, sia in secondo grado si quanto devoluto alla cognizione della Commissione tributaria centrale;

la conclusione cui si perviene è conforme ai principi enunciati da questa Corte, secondo cui “la riunione di cause connesse lascia inalterata l’autonomia dei giudizi per tutto quanto concerne la posizione assunta dalle parti in ciascuno di essi, con la conseguenza che le statuizioni e gli atti riferiti ad un processo non si ripercuotono sull’altro processo sol perché questo è stato riunito al primo” (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 5434 del 26/02/2021);

in particolare, per il contenzioso tributario, si è detto che “la riunione formale di più cause connesse, lasciando immutata la posizione delle parti in ciascuna di esse senza che le statuizioni riferite ad un processo si ripercuotano sull’altro, non altera l’autonomia delle relative domande e, quindi, delle relative decisioni ” (vedi Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 25083 del 08/10/2019, con riguardo al regime delle forme e dei termini di impugnazione);

dunque, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, va dichiarata l’estinzione del giudizio ai sensi del D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), conv. dalla L. n. 73 del 2010;

sussistono giusti motivi per compensare le spese dei gradi di merito; le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza di parte intimata e si liquidano in dispositivo;

rilevato che risulta soccombente l’Agenzia delle Entrate, ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio, n. 115, art. 13, comma 1-quater, (Cass. 29/01/2016, n. 1778).

PQM

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e dichiara l’estinzione del giudizio ai sensi del D.L. n. 40 del 2010, art. 3, comma 2 bis, lett. a), conv. dalla L. n. 73 del 2010;

compensa le spese dei gradi di merito;

condanna parti intimate in solido al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.100,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi, il 15% per spese generali, i.v.a. e c.p.a. come per legge.

Così deciso in Roma, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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