Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21454 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. II, 06/10/2020, (ud. 06/02/2020, dep. 06/10/2020), n.21454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20995/2019 proposto da:

K.K., rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO GIAMPA’;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE CROTONE;

– intimati –

avverso il decreto n. cron. 1357/2019 del TRIBUNALE di CATANZARO,

depositato il 03/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/02/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

è stata impugnata da K.K. il provvedimento del Tribunale di Catanzaro – Sezione Specializzata in materia di immigrazione in data 3.5.2019 con ricorso fondato su due motivi e non resistito con controricorso dalla parte intimata.

Per una migliore comprensione della fattispecie in giudizio va riepilogato, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

L’odierna parte ricorrente chiedeva, come da atti, alla competente Commissione Territoriale il riconoscimento della protezione internazionale.

La domanda veniva rigettata.

Impugnata la decisione della detta Commissione con successivo ricorso, quest’ultimo veniva rigettato con provvedimento del Tribunale di Catanzaro in data 6.10.2016.

Con tale decisione veniva condivisa la valutazione di non credibilità e genericità di quanto esposto dal ricorrente a sostegno della propria istanza, valutazione già data dalla competente Commissione territoriale.

Il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., con ordinanza in Camera di consiglio non ricorrendo l’ipotesi di particolare rilevanza delle questioni in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si svolgono in modo promiscuo eterogenee censure di varia natura.

Quest’ultime vengono svolte – contestualmente – ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3, 4 e 5 ed attengono alla pretesa plurima violazione e falsa applicazione di legge.

Si deduce, inoltre, l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio e si prospetta anche una pretesa “nullità per falsa ed apparente motivazione” e “difetto di istruttoria”.

Oltre che in modo palesemente promiscuo le censure vengono prospettate in modo non facilmente intellegibile.

Il motivo è del tutto inammissibile. E tanto non solo con riguardo al profilo della “mescolanza e sovrapposizione di mezzi di impugnazione” già affermata (ed oggi ribadita) da questa Corte (Cass. civ. Sez. Prima, 23 settembre 2011, n. 19443 e, da ultimo, Ord. 23 ottobre 2018n. 26874).

Il motivo, infatti ed al di là di ogni errata e fuorviante prospettazione, evita accuratamente di confrontarsi con ratio decisione gravata (e tale aspetto non potrà che essere, in seguito, richiamato anche con riguardo al secondo motivo).

Tale decisiva circostanza si evidenzia al cospetto della puntuale esposizione delle ragioni del decidere da parte del provvedimento gravato col ricorso in esame.

Con congrua ed approfondita valutazione e motivazione (v.; pp. 10 ss. del decreto) il provvedimento impugnato ha dato ampiamente conto della totale insussistenza di ogni possibile ragione idonea alla concessione dei benefici invocati per una pretesa situazione di pericolosità nel paese di origine del richiedente.

Più specificamente, ancora, è stato rilevato come “….nessuna precisa allegazione risulta dall’esame degli atti di parte (nel ricorso si fa un generico riferimento alla condizione generale del Paese di provenienza del richiedente) in ordine alla pericolosità specifica della zona di provenienza del richiedente” (cfr. Cassazione civile sez. VI 10/06/2017 n. 15081)”.

Il motivo è, quindi, inammissibile.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione di norme di legge (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 112 c.p.c., art. 111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c.).

Il motivo, in quanto estraneo – come il precedente – al confronto con l’effettiva ratio della decisione per cui è ricorso – è inammissibile per lo stesso ordine di argomentazioni innanzi già esposte.

3.- Nulla va statuito quanto alle spese stante l’assenza di controricorso.

4.- Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis, se dovuto non risultando il ricorrente ammesso in via definitiva al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello Stato.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

 

 

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