Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21453 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 23/06/2021, dep. 27/07/2021), n.21453

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9453/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12

– ricorrente –

contro

P.M.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania, n. 8715/07/2014, depositata in data 13 ottobre 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 giugno

2021 dal Consigliere Relatore Filippo D’Aquino.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il contribuente P.M. ha impugnato due avvisi di accertamento redatti con metodo sintetico relativi a tributi dei periodi di imposta 2004 e 2005. L’avviso scaturiva da un PVC, sulla base del quale si evidenziava che il contribuente, amministratore di una società di capitali da lui partecipata nella misura del 35%, aveva erogato nel 2006 a favore della medesima società somme a titolo di aumenti di capitale e di finanziamento soci, senza avere dichiarato alcun reddito, per cui si recuperavano, quali spese per incrementi patrimoniali non giustificate, le maggiori imposte dovute sul reddito accertato nella misura di 1/5, oltre interessi e sanzioni. Il contribuente ha dedotto, per quanto qui rileva, che le erogazioni in favore della società partecipata erano giustificate da due mutui, il primo documentato da una scrittura privata del 2003 e l’altro erogato nel 2005.

La CTP di Benevento, previa riunione dei ricorsi, ha accolto il ricorso nel merito e la CTR della Campania, con sentenza in data 13 ottobre 2014, ha parzialmente accolto l’appello principale dell’Ufficio e ha dichiarato assorbito l’appello incidentale del contribuente, ritenendo provato il solo finanziamento dell’anno 2005 e non quello erogato nel 2003; ha, pertanto, rideterminato il reddito accertato per il periodo di imposta 2005.

Propone ricorso per cassazione l’Ufficio affidato a due motivi; il contribuente intimato non si è costituito in giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.1. Con il primo motivo si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, e dell’art. 2697 c.c., nella parte in cui la CTR ha ritenuto parzialmente erogati i finanziamenti alla società partecipata per via del finanziamento erogato al contribuente con documento datato (OMISSIS), sulla base del contratto di mutuo e delle ricevute di pagamento. Evidenzia il ricorrente che la quietanza di pagamento non può costituire elemento idoneo a provare l’accredito e che l’accredito di tali somme sarebbe avvenuto in maniera frazionata in contanti, come risultante da memoria del contribuente depositata in appello. Deduce il ricorrente come sia mancata la prova della disponibilità materiale delle somme richieste a mutuo, stante il loro versamento in contanti, riguardo alla quale non sarebbero idonee le ricevute di pagamento, con violazione delle regole di distribuzione dell’onere della prova, essendo mancata idonea e rigorosa prova documentale dell’effettiva disponibilità finanziaria, che non sarebbe fornita da pagamenti in contanti, in quanto ciò non darebbe prova del transito del denaro chiesto in prestito.

1.2. Con il secondo motivo del ricorso si deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame di un fatto storico decisivo per la decisione, ossia la prova delle disponibilità monetarie finalizzate a confutare l’incremento patrimoniale contestato dall’Ufficio e non giustificato dai redditi posseduti dal contribuente, ciò non risultando dalle quietanze di pagamento. Evidenzia il ricorrente, inoltre, come al contratto di mutuo non sarebbero stati allegati né un piano di ammortamento, né il piano di rimborso, corredato dell’indicazione degli interessi.

2. Il primo motivo è infondato. Questa Corte afferma il principio che in sede di accertamento sintetico il contribuente può fornire la prova documentale in relazione a un determinato periodo di imposta con qualunque mezzo (Cass., Sez. V, 13 febbraio 2019, n. 4212), ancorché le stesse risultino da un contratto di mutuo (Cass., 3 dicembre 2018, n. 31124). Non può, pertanto, considerarsi fondata una contestazione della violazione di legge a termini del citato art. 38, per avere il giudice di merito, apprezzando e individuando le prove rilevanti secondo il suo prudente apprezzamento, ritenuto l’idoneità di alcune quietanze di pagamento e di un contratto di mutuo. Diversamente, sarebbe stato onere del ricorrente contestare ad altro titolo l’inopponibilità o l’inidoneità della documentazione prodotta dal contribuente, volta ad attribuire a tali documenti un mero schermo puramente formale, non anche sotto il profilo della violazione del citato art. 38, perché questo si tradurrebbe in una rivisitazione del ragionamento decisorio, effettuato dal giudice del merito, al fine di pervenire nuovamente a un accertamento del fatto, precluso in sede di legittimità. Ne’ rileva la giurisprudenza indicata dal ricorrente, la quale riguarda la diversa questione della durata del possesso delle fonti da parte del contribuente. In ogni caso, non sussiste violazione delle regole di distribuzione dell’onere della prova.

3. Il secondo motivo è inammissibile, posto che il fatto storico oggetto del motivo (la prova della disponibilità finanziaria da parte del contribuente) è proprio il fatto ignoto che il giudice ha inteso trarre attraverso la produzione del contratto e delle quietanze di pagamento, evidenziandosi come il ricorrente stia censurando l’esame di un documento e non l’omesso esame di un fatto storico.

4. Il ricorso va, pertanto, rigettato, nulla per le spese in assenza di costituzione dell’intimato. Non opera a carico dell’Agenzia ricorrente il raddoppio del contributo unificato (Cass., Sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 1778; Cass., Sez. III, 14 marzo 2014, n. 5955).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

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