Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21439 del 27/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/07/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 27/07/2021), n.21439

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. LEUZZI Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12765 del ruolo generale dell’anno 2015

proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– ricorrente –

contro

P.R. s.r.l., in persona del curatore del fallimento;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale dell’Abruzzo, sezione staccata di Pescara, n. 578/6/2014,

depositata in data 26 maggio 2014;

udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del giorno 28

aprile 2021 dal Consigliere Giancarlo Triscari.

 

Fatto

RILEVATO

che:

dall’esposizione in fatto della sentenza censurata si evince che: l’Agenzia delle entrate aveva notificato a P.R. s.r.l. un avviso di accertamento con il quale aveva contestato il diritto al rimborso Iva e l’illegittima deduzione dei costi, sul presupposto che l’acquisto di un capannone industriale da Del Verde s.p.a. era stato realizzato al solo scopo di ottenere il pagamento dal Ministero delle Attività produttive delle ulteriori rate del contributo concesso e il rimborso dell’Iva; avverso l’atto impositivo la società aveva proposto ricorso che era stato accolto dalla Commissione tributaria provinciale di Chieti; l’Agenzia delle entrate aveva proposto appello;

la Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo, sezione staccata di Pescara, ha rigettato l’appello, in particolare ha ritenuto che: l’acquisto del capannone industriale era stato effettivo e rientrava nel progetto di imbottigliamento delle acque minerali avviato diversi anni prima dell’acquisto e della richiesta del contributo pubblico; il mancato avvio dell’attività era da ricondurre a ragioni burocratiche non imputabili alla società ed alla crisi della venditrice Del Verde s.p.a., il cui marchio ed i cui canali distributivi avrebbero dovuto essere utilizzati per la commercializzazione delle acque minerali; si trattava di un acquisto di un bene strumentale, inerente all’attività svolta ed annotato nei registri Iva, con conseguente diritto al rimborso; non rilevava la circostanza che, a causa del fallimento della società, il pagamento dell’importo di cui alla fattura non era stato effettuato; non rilevavano, oltre la circostanza del mancato pagamento del prezzo di acquisto, il fatto che l’immobile era stato utilizzato come magazzino anche dalla società venditrice e che non erano stati eseguiti i lavori di adeguamento nell’immobile;

l’Agenzia delle entrate ha quindi proposto ricorso per la cassazione della pronuncia del giudice del gravame affidato ad un unico motivo; la società è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso si censura la sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19 e 30;

in particolare, parte ricorrente censura la sentenza per non avere tenuto conto dell’effettivo fine dell’operazione e della non inerenza dell’immobile acquistato con l’attività svolta, posto che, invero, l’acquisto era riconducibile ad un intento fraudolento, nonostante “la commistione e gli intrecci societari rilevati in sede di verifica”, tenuto conto dei diversi elementi presuntivi dedotti dall’amministrazione finanziaria;

in sostanza, secondo parte ricorrente, il complesso delle circostanze di fatto dalla stessa evidenziate avrebbe dovuto condurre a ritenere che l’acquisto del fabbricato era stato preordinato per la realizzazione di una finalità abusiva, essendo stato effettuato al solo scopo di ottenere il pagamento dei contributi pubblici;

tale conclusione, secondo parte ricorrente, basata sulla mancanza di effettività dell’attività di impresa, troverebbe supporto anche nel fatto che la società non aveva né le potenzialità per poterla svolgere, il che inciderebbe anche sulla inerenza prospettica dell’immobile all’attività di impresa, né la intenzione di avviare tale attività, come desumibile dal comportamento tenuto;

il motivo è infondato;

la questione di fondo prospettato con il motivo in esame attiene alla non riconoscibilità del diritto al rimborso dell’Iva corrisposta dalla società per l’acquisto di un capannone industriale atteso che, secondo la tesi difensiva della ricorrente, la stessa era stata realizzata con finalità fraudolenta, non essendo effettivo il trasferimento e desumendosi dal comportamento da essa tenuta la mancanza di volontà alla realizzazione dell’attività di imbottigliamento delle acque minerali;

va quindi osservato che questa Corte ha precisato che, in tema di Iva, ai fini della detraibilità dell’imposta assolta sugli acquisti di beni e sulle operazioni passive, occorre accertarne l’effettiva inerenza rispetto alle finalità imprenditoriali, senza che occorra, tuttavia, il concreto svolgimento dell’attività di impresa: la detrazione dell’imposta può difatti spettare anche in assenza di operazioni attive, con riguardo alle attività di carattere preparatorio, purché, però, finalizzate alla costituzione delle condizioni d’inizio effettivo dell’attività tipica (Cass. civ., 21 settembre 2016, n. 18475; Cass. civ., 3 ottobre 2018, n. 23994);

l’indirizzo è coerente col diritto unionale, come interpretato dalla Corte di giustizia, che ha affermato che chi ha l’intenzione, confermata da elementi obiettivi, di iniziare in modo autonomo un’attività economica e sostiene a tal fine le prime spese di investimento deve essere considerato come soggetto passivo. In quanto agisca come tale, egli ha quindi il diritto di detrarre immediatamente l’Iva dovuta o pagata sulle spese d’investimento sostenute in vista delle operazioni che intende effettuare e che danno diritto alla detrazione, senza dover aspettare l’inizio dell’esercizio effettivo della sua impresa (Corte giust. 28 febbraio 1996, in causa C-110/94, Inzo; Corte giust. 15 gennaio 1998, causa C-37/95, Ghent Coal; Corte giust. 8 giugno 2000, causa C-400/98, Brigitte Breitsohl; Corte giust., 2 giugno 2016, causa C-263/15, Lajver);

infatti, è l’acquisto di beni o servizi da parte di un soggetto passivo che agisce come tale a determinare l’applicazione del sistema dell’Iva e, quindi, della detrazione, mentre l’impiego dei beni o dei servizi, reale o anche previsto, determina soltanto l’entità della detrazione iniziale, nonché quella delle eventuali rettifiche (Corte giust. 28 febbraio 2018, causa C-672/16, Imofloresmira Investimentos Imobiliarios SA), posto che, diversamente, si determinerebbe una violazione del principio di neutralità dell’imposta, che comporterebbe disparità ingiustificate tra imprese con lo stesso profilo e che esercitano la medesima attività;

va comunque precisato che non si può ritenere sufficiente un’intenzione che si articoli sul piano meramente soggettivo o dei propositi: occorre pur sempre che l’intenzione sia confermata da elementi oggettivi e non sia contrassegnata da finalità fraudolente o abusive;

sul punto, la giurisprudenza unionale (ancora citata Corte giust. in causa C-672/16), ha chiarito che se, da un lato, sono irrilevanti i risultati dell’attività economica, di modo che sull’esistenza del diritto non è destinato a incidere il mancato utilizzo del bene, d’altro lato, il mancato utilizzo deve essere indipendente dalla volontà del soggetto passivo che ha acquistato il bene;

in definitiva, ai fini dell’esercizio del diritto di detrazione, è necessario che: a) che il bene o servizio acquisito, anche se non immediatamente inserito nel ciclo produttivo, sia necessario all’organizzazione dell’impresa o funzionale all’iniziativa economica “programmata” in vista della successiva attuazione (Cass. civ., 26 febbraio 2019, n. 5559 e 12 febbraio 2020, n. 3396); b) che il mancato utilizzo del bene sia determinato da cause indipendenti dalla volontà del soggetto acquirente, sia pure assunte in un’accezione ampia (come ha fatto la Corte di giustizia, a proposito della decisione di un soggetto passivo di non dare concreto inizio all’attività economica per effetto dei risultati di uno studio di fattibilità commissionato a terzi: Corte giust. in causa C-110/94, cit.; nella medesima direzione, da ultimo, Corte giust. 12 novembre 2020, causa C-734/19, Soc. ITH Comercial Timisoara);

il giudice del gravame, sul punto, ha accertato, in primo luogo, che l’acquisto era stato effettivo: la circostanza risulta acclarata non solo tenuto conto della documentazione prodotta (atto pubblico di acquisto, iscrizione in bilancio tra i beni strumentali) ma anche del fatto che l’immobile ha fatto parte del compendio rientrante nella massa del fallimento della società con successiva vendita e aggiudicazione in sede fallimentare e ripartizione dell’attivo in favore dei creditori;

a tal proposito, dallo stesso contenuto del ricorso si evince che, in realtà, la stessa ricorrente non prospetta la questione della non effettività dell’acquisto, quanto la natura fraudolenta dello stesso, ponendo, a tal proposito, in dubbio che l’immobile era stato acquistato al fine della sua utilizzazione per l’attività di impresa, ma solo per ottenere vantaggi fiscali non giustificati;

quel che, dunque, la ricorrente contesta, in realtà, è la non inerenza del bene all’attività di impresa, profilo sul quale, tuttavia, il giudice del gravame si è specificamente pronunciato;

invero, il giudice del gravame ha specificamente considerato l’inerenza del bene nell’ambito dell’attività di impresa della società acquirente ed, a tal fine, ha precisato che: la compravendita dell’immobile rientrava nel progetto di imbottigliamento delle acque minerali avviato circa dieci anni prima dell’acquisto e circa sei anni prima della richiesta e dell’ottenimento del contributo pubblico; al momento della dichiarazione di fallimento della società venditrice nel capannone industriale erano stati rinvenuti grossi quantitativi di bottiglie di vetro, acquistate proprio in vista dell’imbottigliamento delle acque minerali che si intendeva realizzare;

in tal modo, diversamente da quanto sostenuto dalla ricorrente, il giudice del gravame ha specificamente esaminato la questione della effettiva intenzione della società di utilizzare l’immobile al fine di svolgere l’attività di impresa, evidenziando i diversi profili sulla cui base ritenere di dovere escludere un intento fraudolento alla base dell’operazione negoziale posta in essere;

infine, il giudice del gravame ha, altresì, preso in considerazione il profilo relativo alle ragioni della mancata utilizzazione dell’immobile per le finalità per le quali lo stesso era stato acquistato, in particolare ha evidenziato che: il mancato utilizzo non era dipeso dalla volontà della società, ma da circostanze alla stessa non imputabili, quali le ragioni burocratiche (come accertato dal Tar Lazio con sentenza n. 12422/2003) e la circostanza che la cedente, della quale l’acquirente avrebbe dovuto utilizzare il marchio ed i canali distributivi, era stata dichiarata fallita;

in sostanza, il giudice del gravame ha compiuto un accertamento in fatto in ordine alla effettività dell’acquisto e all’inerenza dell’immobile acquistato ai fini dello svolgimento dell’attività di impresa, esaminando specificamente la questione della potenzialità prospettica dell’operazione, della effettività della volontà della società all’utilizzo dell’immobile e delle ragioni, non dipendenti dalla volontà della società, che ne avevano impedito il concreto utilizzo; sicché, non può ragionarsi in termini di violazione di legge, secondo quanto invece prospettato dalla ricorrente, atteso che la pronuncia risulta conforme ai principi della giurisprudenza interna ed unionale illustrati;

in realtà, le considerazioni espresse dalla ricorrente involgono non consentite rivalutazioni degli accertamenti in fatto compiuti dal giudice del gravame;

ne consegue il rigetto del ricorso;

nulla sulle spese, attesa la mancata costituzione dell’intimata.

P.Q.M.

La Corte:

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA