Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21413 del 24/10/2016

Cassazione civile sez. VI, 24/10/2016, (ud. 14/09/2016, dep. 24/10/2016), n.21413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15463-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATura GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI MONTI

PARIOLI 48, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MARINI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato ERNESTINA POLLAROLO,

giusta delega a margine del controricorso:

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1492/9/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL PIEMONTE del 16/06/2014, depositata il 17/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA;

udito l’Avvocato Ulisse Corea per delega dell’Avvocato Giuseppe

Marini difensore del controricorrente che si riporta agli scritti

del controricorso.

Fatto

IN FATTO

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti di R.A. (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Piemonte n. 1492/38/2014, depositata in data 17/12/2014, con la quale in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza del contribuente (medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal (OMISSIS) – è stata parzialmente riformata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente (quanto agli importi versati negli anni (OMISSIS), primo acconto, per tardività dell’istanza di rimborso, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 38; quanto al primo acconto (OMISSIS), essendo stata la somma già utilizzata a compensazione; quanto agli altri anni, per sussistenza del presupposto dell’autonoma organizzazione, stante l’utilizzo di uno studio professionale, di beni strumentali “di discreto valore” e di “rapporti lavorativ altrui”.

In particolare, i giudici d’appello, confermata la sentenza di primo grado quanto alla non spettanza dei rimborsi per i versamenti effettuati negli anni (OMISSIS), hanno, in accoglimento parziale del gravame del contribuente, sostenuto che l’attività del professionista risultava priva delle caratteristiche dell’autonoma organizzazione, trattandosi, tra l’altro, di medico convenzionato con la ASL, che non aveva corrisposto compensi a terzi ed utilizzava beni strumentali e capitali. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Il controricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

IN DIRITTO

1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3, 8, 27 e 36, della L. n. 662 del 1996, art. 3, comma 144 avendo la erroneamente ritenuto inidonea ad integrare, in concreto, il presupposto impositivo dell’IRAP. vale a dire l’autonoma organizzazione, la presenza di personale dipendente e precisamente di tre dipendenti, sia pure assunti part-time.

La censura è fondata.

Occorre premettere che, essendosi formato il giudicato quanto ai rimborsi richiesti per gli anni (OMISSIS), 1^ acconto (OMISSIS) e primo acconto (OMISSIS), oggetto del contendere sono i residui rimborsi richiesti.

Questa Corre a Sezioni Unite (Cass. n. 9451/2016) ha affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dal D.Lgs. 3 settembre 1997, n. 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente; a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative ad altrui reiponsabilità ed interesse; 12) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attivita in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di “un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

Secondo la Corte “lo stesso senato in relazione ai beni strumentali – “eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione” – non può che valere, armonicamente per il fattore lavoro, la cui soglia minimale si arresta all’impiego di un collaboratore, il cui apporto, mediato o generico, attività svolta dal contribuente si concreti nell’espletamento di mansioni di segreteria o generiche o meramente esecutive.

Nella specie, la ricorrente incentra la doglianza proprio sulla mancata corretta valutazione da parte della C.T.R. dell’apporto dato al professionista dai dipendenti assunti, in numero di tre.

La decisione della C.T.R. non è conforme al principio di diritto da ultimo affermato dalle Sezioni Unite, in quanto viene affermata la non assoggettabilità ad IRAP dell’attività professionale, senza valutare la rilevanza delle spese per lavoro dipendente, verificando se, nella specie, si fosse nell’ambito “dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

Peraltro, non è contestato (pag. 7 del controricorso; che, nella specie, il contribuente disponesse di “tre dipendenti part-time che svolgono lavori di segreteria”, con conseguente possibilità di decisione nel merito, non essendo necessari ulteriori accertamenti in tatto, della controversia.

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del ricorso, va cassata la sentenza impugnata, con rigetto del ricorso introduttivo del contribuente. In considerazione delle questioni di diritto trattate (sulle quali vi è stata recente pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte), ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese dell’intero giudizio.

PQM

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente; dichiara integralmente compensate tra le parti le spese dei gradi di merito e del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2016

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