Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21411 del 17/10/2011

Cassazione civile sez. I, 17/10/2011, (ud. 19/09/2011, dep. 17/10/2011), n.21411

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. BERRUTI Giuseppe Maria – rel. Consigliere –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 22142/2009 proposto da:

G.D. (c.f. (OMISSIS)), G.G.

(c.f. (OMISSIS)), G.P. (c.f.

(OMISSIS)), tutti in proprio e nella qualità di eredi di

R.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

LUDOVISI 35, presso l’avvocato COZZI ARIELLA, rappresentati e difesi

dall’avvocato BALDASSINI Rocco, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO depositato il

16/02/2009; n. 47/08 V.G.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/09/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE MARIA BERRUTI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

D., G. e G.P., con ricorso del 12 febbraio 2008, in proprio e quali eredi di R.A., deceduta il (OMISSIS), convenivano davanti alla Corte d’appello di Campobasso il Ministro della Giustizia chiedendone la condanna al pagamento di Euro 21.000.500,00 a titolo di equa riparazione per il danno non patrimoniale da essi subito per l’eccessiva durata di un processo civile, avente ad oggetto uno scioglimento di comunione ereditaria, instaurato da R. V. davanti al tribunale di Avezzano in data 19 gennaio 1995.

Narravano che tale giudizio era ancora in corso, pertanto chiedevano iure hereditario il risarcimento del danno maturato in capo alla dante causa, e quello ad essi spettante iure proprio a partire dalla data della morte della predetta.

La corte d’appello rigettava il ricorso.

Il giudice del merito osservava che l’erede ha diritto a conseguire l’indennizzo maturato dal de cuius per l’eccessiva durata del processo che vide questi parte, nonchè all’indennizzo in relazione all’ulteriore decorso della medesima procedura a partire dal momento in cui abbia assunto formalmente la stessa qualità processuale. Nel caso sottoposto al suo esame,dunque, essendo deceduta la R. il (OMISSIS), ovvero dopo meno di due anni e mezzo di causa, non era maturato a quella data alcun diritto all’equa riparazione trasmissibile agli eredi. Quando alla posizione di costoro relativamente al segmento processuale che li riguardava direttamente, la Corte osservava che i ricorrenti non avevano dato prova di essersi ritualmente costituiti con apposita comparsa depositata in cancelleria o in udienza. Ciò ad onta del fatto che a partire dal 17 febbraio 2002 era certa la presenza in udienza di un loro procuratore. Tale circostanza, ad avviso della corte di merito, non bastava a costituire prova della legittimità della loro presenza in giudizio, che poteva conseguire dalla sola rituale costituzione.

Ricorrono alla Corte di Cassazione G.D., G. G., e G.P..

Resiste il Ministro della Giustizia con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. I ricorrenti formulano cinque quesiti lamentando la motivazione omessa, illegittima, errata, insufficiente o contraddittoria circa un punto decisivo della controversia. Lamentano peraltro la violazione della L. n 89 del 2001, art. 2, art. 737 c.p.c., e segg., artt. 56 e 168 c.p.c., e quindi degli artt. 1223, 1226, 1227, 1056 c.c..

Sostengono che erroneamente la corte di merito ha disatteso la richiesta di acquisire gli atti del giudizio presupposto rifiutando in tal modo di avvalersi, secondo il modello processuale di cui all’art. 737 c.p.c., e segg., dei suoi poteri di iniziativa per l’acquisizione delle prove necessarie ai fini della decisione.

I successivi quattro quesiti, tutti attinenti la adeguatezza della motivazione, sono conseguenti al primo, in parte anche ripetitivi, e sostanzialmente allegano la doglianza fondamentale di aver il giudice del merito ritenuto fosse onere della parte ricorrente di provare l’avvenuta costituzione in giudizio anzichè dedurla dalla sicura presenza di un difensore della medesima ovvero ancora, ricercarla attraverso la acquisizione del fascicolo ai sensi dei citati art. 737 c.p.c., e segg..

2. Osserva il collegio che il combinato disposto degli artt. 299 e 110 c.p.c., stabilisce che nel caso di sopravvenuta morte, ovvero di perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti, il processo è interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo non si costituiscano volontariamente, ovvero che l’altra parte provveda a citarli in riassunzione. Tutto questo osservando i termini di cui all’art. 163 bis c.p.c.. Peraltro la norma dell’art. 110 c.p.c., prevedendo per l’appunto il diritto a proseguire il processo iniziato dal dante causa in capo al successore, richiama le regole generali della costituzione in giudizio, la quale avviene mediante deposito di memoria in cancelleria, oppure in udienza.

Nel caso che ne occupa i ricorrenti non hanno fornito la prova di una loro tempestiva e rituale costituzione in giudizio. Hanno, tuttavia, sempre ribadito l’accertata presenza in giudizio (dal 2002, rileva la Corte di merito non contestata sul punto) di un loro difensore, ed hanno chiesto che venissero effettuate le opportune ricerche di cancelleria.

2.b. Ritiene il collegio che in tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, ai sensi della L. n. 89 del 2001, la parte istante ha l’onere di allegare e dimostrare la propria posizione nel processo presupposto, ovvero la data iniziale di questo, quella della sua eventuale definizione ed i gradi nei quali esso si è articolato. Su di essa certamente non incombe l’onere di specificare, passo per passo, le carenze ed ritardi lamentati e di argomentare analiticamente in proposito, anche perchè il modello processuale adottato con il richiamo all’art. 738 c.p.c., consentendo al giudice di assumere informazioni presso gli uffici di cancelleria anche in mancanza di istanza di parte, non gli permette di ignorare le richieste che le parti, gli indirizzino, per l’appunto nel senso di accertare le circostanze utili alla decisione attraverso la acquisizione degli atti del processo presupposto ovvero attraverso le opportune ricerche presso la cancelleria dell’ufficio a suo tempo interessato.

Orbene nel caso che ne occupa il processo presupposto, a seguito della morte della dante causa dei ricorrenti, non si è estinto per effetto di interruzione e di mancata riassunzione. E’ emerso, piuttosto, che a partire da una certa data ad esso addirittura ha partecipato un procuratore che ha speso il nome dei ricorrenti odierni. Detto ultimo dato non può essere considerato apoditticamente irrilevante, e nemmeno, senza prova, quale mero fatto finanche irregolare. La circostanza piuttosto doveva indirizzare il giudice verso gli opportuni accertamenti presso gli uffici di cancelleria tanto più in quanto sollecitati (vedi Cass. n 17249 del 2006).

2.c. La doglianza in tal senso sintetizzata è dunque fondata perchè il mancato esercizio del potere suddetto ha costituito violazione di legge.

3. Il decreto impugnato deve essere cassato. La causa deve essere rinviata ad altro giudice del merito anche per le spese di questa fase.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa il decreto impugnato e rinvia la causa anche per le spese di questa fase alla Corte d’appello di Campobasso, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 19 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 17 ottobre 2011

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