Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21398 del 24/10/2016


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Cassazione civile sez. VI, 24/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 24/10/2016), n.21398

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3244-2015 proposto da:

R.K.B., C.S., elettivamente

domiciliati in Roma piazza Cavour presso la Corte di Cassazione,

rappresentato e difesi dall’Avvocato FRANCESCO MODICA, giusta

procura speciale in atti;

– ricorrenti –

contro

B.A., P.C.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1161/2014 del TRIBUNALE di AGRIGENTO,

depositata il 21/07/2014;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 15 marzo 2016, la seguente relazione ex art. 380-bis c.p.c.:

“I sigg. C. e R. convenivano in giudizio i sigg. P. e B. dinanzi al Tribunale di Agrigento per l’accertamento della violazione delle distanze legali realizzato dai convenuti nell’edificazione del fabbricato, provvisto di balconi e finestre, a distanza inferiore a 5 metri dal confine con la loro proprietà;

i convenuti contestavano l’assunto, assumendo che il fabbricato si trovasse a distanza di 6 metri dal confine, e in via riconvenzionale, chiedevano fosse accertato il loro diritto, per possesso ultraventennale, a mantenere la costruzione alla distanza inferiore a quella legale ovvero regolamentare.

Il Tribunale, con sentenza ex art. 281-sexies c.p.c. in data 21 luglio 2014, notificata il 17 novembre 2014, accoglieva la domanda riconvenzionale.

Avverso tale sentenza i sigg. C. e R. hanno proposto ricorso per cassazione, con atto notificato il 16 gennaio 2015. Preliminarmente si rileva l’inammissibilità del ricorso in esame, che ha ad oggetto la sentenza di primo grado, impugnabile con l’appello, in assenza di allegazione dell’avvenuto accordo delle parti che soltanto legittima, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 2, l’impugnazione diretta con ricorso per cassazione (ex plurimis, Cass., Sez. U, sentenza n. 16993 del 2006)”;

che la suddetta relazione è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’Adunanza della Corte in camera di consiglio.

Considerato che il Collegio, pur condividendo i rilievi contenuti nella proposta di definizione di cui alla relazione ex art. 380-bis c.p.c., ritiene di dover dichiarare l’improcedibilità del ricorso per mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata con la relazione di notifica, per la priorità logico-giuridica del vizio;

che infatti, i ricorrenti, dopo avere dato atto nel ricorso dell’avvenuta notifica della sentenza, non hanno assolto all’onere previsto dall’art. 369 c.p.c., n. 2, rendendo in tal modo impossibile la necessaria verifica della tempestività del ricorso;

che non si fa luogo a pronuncia sulle spese, poichè gli intimati non hanno svolto difese;

che, trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per il versamento, da parte die ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

La Corte dichiara il ricorso improcedibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione sesta civile – 2, il 26 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2016

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