Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21392 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2020, (ud. 11/12/2019, dep. 06/10/2020), n.21392

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17579-2014 proposto da:

G.M., domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’Avvocato LEONI FERNANDO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE (OMISSIS) ROMA UFFICIO

CONTROLLI in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 188/2013 della COMM. TRIB. REG. di ROMA,

depositata il 25/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/12/2019 dal Consigliere Dott. SAIJA SALVATORE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La C.T.P. di Roma, con sentenza n. 238/20/2010, accolse il ricorso proposto da G.M. avverso l’intimazione di pagamento notificatagli il 5.4.2008, con cui l’Agenzia delle Entrate richiedeva l’importo complessivo di Euro 10.530,67 per sanzioni, pene pecuniarie IVA ed interessi, in forza di cartella esattoriale notificatagli in data 11.3.2003 e non opposta. Proposto appello dall’Ufficio, la C.T.R. del Lazio, con sentenza del 23.5.2013, lo accolse, riformando la prima decisione. Osservò il giudice d’appello che, contrariamente a quanto opinato dal primo giudice, la cartella di pagamento era stata notificata presso la residenza anagrafica del contribuente in data 11.3.2003, sicchè – in mancanza di opposizione – la pretesa fiscale in essa cristallizzata era da considerarsi definitiva, con conseguente inammissibilità del ricorso del contribuente stesso, perchè concernente vizi della sola cartella, e non anche dell’intimazione impugnata.

G.M. ricorre ora per cassazione, sulla base di un unico articolato motivo; l’Agenzia delle Entrate ha depositato “atto di costituzione”, al solo fine di eventualmente partecipare all’udienza pubblica.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 – Con unico articolato motivo, si deduce violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 58,59 e 60, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Sostiene il ricorrente che la cartella prodromica all’intimazione di pagamento impugnata è stata notificata allorquando egli aveva cessato l’attività, con chiusura della partita IVA, con la conseguenza che il suo domicilio fiscale deve individuarsi presso la sua residenza anagrafica. Questa – a dire del ricorrente – non è più quella di (OMISSIS), come indicato nella dichiarazione dei redditi del 1992, utilizzata dall’Ufficio, bensì quella di (OMISSIS), e ciò sin dal 23.10.2001, come dimostrato. Ne consegue che la notifica è stata effettuata presso un indirizzo a lui non più riferibile e senza l’adozione di alcuna ulteriore formalità, dal che deriva anche l’intervenuta prescrizione della pretesa.

2.1 – Il ricorso è inammissibile.

L’intera impostazione dell’impugnazione in esame è fondata su una presunta variazione di residenza anagrafica, che sarebbe avvenuta nel 2001, di cui però il ricorrente non si preoccupa in primo luogo di dimostrare quando egli – nel corso della causa – abbia prodotto i relativi documenti che ciò attestino, nè di indicare in quale sede processuale essi siano rinvenibili.

Pertanto, a fronte della statuizione della C.T.R. secondo cui la notifica è avvenuta presso la residenza anagrafica in data 11.3.2003, è evidente che il ricorrente ha violato l’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6, da un lato non avendo indicato i documenti su cui il ricorso si fonda (v. supra), e dall’altro non avendo riprodotto la relata di notifica esaminata dal giudice del merito, neanche per riassunto, così non consentendo alla Corte di apprezzare la decisività della questione (Cass. n. 1150/2019).

3.1 – In definitiva, il ricorso è inammissibile. Nulla sulle spese, in mancanza di attività difensiva dell’Agenzia delle Entrate.

P.Q.M.

la Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 11 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

 

 

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