Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21387 del 24/10/2016


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Cassazione civile sez. lav., 24/10/2016, (ud. 15/09/2016, dep. 24/10/2016), n.21387

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14646-2011 proposto da:

COMPAGNIA TRASPORTI LAZIALI – SOCIETA’ PER AZIONI, (CO.TRA.L S.P.A.)

P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 23/A, presso lo

studio dell’avvocato GIAMPIERO PROIA, che la rappresenta e difende,

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA AGRI 1, presso lo studio dell’avvocato PASQUALE NAPPI, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2904/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 28/05/2010 R.G.N. 7252/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/09/2016 dal Consigliere Dott. MATILDE LORITO;

udito l’Avvocato SILVESTRI MATTEO per delega Avvocato PROIA

GIAMPIERO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.D., dipendente della Compagnia Trasporti Laziali società per azioni – COTRAL s.p.a. – con la qualifica di operaio generico di 7 livello, conveniva in giudizio l’anzidetta società innanzi al Tribunale di Roma per conseguire il riconoscimento della qualifica corrispondente al quinto o in subordine al sesto livello di cui all’Accordo Nazionale 13/5/1987 con decorrenza 1/5/1996, e la condanna della parte datoriale al pagamento delle conseguenti differenze economiche ex art. 2103 c.c..

La società, costituitasi, contestava la fondatezza delle avverse pretese e ne chiedeva il rigetto.

Il giudice adito respingeva il ricorso, con pronuncia che veniva parzialmente riformata dalla Corte territoriale.

A fondamento del decisum il giudice dell’impugnazione osservava, in estrema sintesi, come i tratti distintivi delle mansioni espletate dal M. evidenziati all’esito della espletata attività istruttoria, ne consentissero la riconducibilità al sesto livello di inquadramento. La stessa Corte rimarcava che, non potendo essere accertato il diritto corrispondente alla qualifica per l’inapplicabilità dell’art. 2103 c.c. al settore degli addetti ai pubblici servizi di trasporto disciplinato dalla normativa speciale di cui al R.D. n. 148 del 1931 e relativo regolamento, andava riconosciuto unicamente il corrispondente trattamento economico con decorrenza (OMISSIS).

Avverso tale decisione interpone ricorso per cassazione la società COTRAL sostenuto da tre motivi.

Resiste con controricorso l’intimato.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli accordi 13 maggio 1987 e 27 novembre 2000 nonchè degli artt. 1362 – 1363 c.c. ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Deduce l’erroneità dell’attività esegetica svolta dai giudici dell’impugnazione, i quali avrebbero tralasciato di considerare gli elementi qualificativi del superiore livello professionale rivendicato – e ravvisati nel possesso di adeguata professionalità e di conoscenze teorico pratiche, acquisibili mediante addestramento o esperienze equivalenti o derivanti da abilitazioni professionali – che non apparivano confacenti alle mansioni espletate dal lavoratore, di natura eminentemente pratica e di limitata complessità.

2. Deduce altresì la ricorrente, con il secondo motivo, violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 115 – 414 e 416 c.p.c., lamentando che i giudici del gravame abbiano omesso ogni considerazione circa la carenza di allegazione e di prova da parte del lavoratore, in ordine ai requisiti di professionalità e complessità delle mansioni disimpegnate, richiesti per l’accesso al sesto livello contrattuale rivendicato.

3. Con il terzo motivo è denunciata insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Si lamenta che la Corte di merito non abbia esplicato le ragioni della diversa interpretazione resa degli accordi 13 maggio 1987 e 27 novembre 2000 rispetto a quella fornita dal giudice di prima istanza.

4. I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi, siccome connessi, vanno disattesi.

Occorre premettere che secondo giurisprudenza di legittimità, ai fini della censura di violazione dei canoni ermeneutici con riferimento agli accordi sindacali, non è sufficiente l’astratto riferimento alle regole legali di interpretazione, ma è necessaria la specificazione dei canoni in concreto violati, con la precisazione del modo e delle considerazioni attraverso i quali il giudice se ne è discostato (vedi in motivazione, Cass. 18/3/2016 n. 5461).

Va, inoltre considerato, sempre in linea generale, con riferimento alla denuncia del vizio di motivazione, che la stessa dev’essere formulata mediante la precisa indicazione delle lacune argomentative, ovvero “delle illogicità consistenti nell’attribuzione agli elementi di giudizio di un significato estraneo al senso comune, oppure con l’indicazione dei punti inficiati da mancanza di coerenza logica, e cioè connotati da un’assoluta incompatibilità razionale degli argomenti, sempre che questi vizi emergano dal ragionamento logico svolto dal giudice di merito, quale risulta dalla sentenza. Nè, per sottrarsi al sindacato di legittimità, è necessario che quella data dal giudice sia l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, sicchè, quando di una clausola siano possibili due o più interpretazioni, non è consentito alla parte, che aveva proposto l’interpretazione disattesa dal giudice, dolersi in sede di legittimità del fatto che ne sia stata privilegiata un’altra. All’uopo, neanche è sufficiente una semplice critica della decisione sfavorevole, formulata attraverso la mera prospettazione di una diversa (e più favorevole) interpretazione rispetto a quella adottata dal giudicante (vedi ex plurimis, Cass. 22/2/2007 n.4178, Cass. 10/6/2015 n.2465 ed, in motivazione, Cass. 18/3/2016 n.5461).

5. Nella specie le critiche mosse all’interpretazione della declaratoria contrattuale per come articolate, appaiono generiche in quanto, difettando la allegazione con riferimento alla violazione dei canoni interpretativi, del modo e delle considerazioni attraverso i quali il giudice se ne è discostato, si sostanziano nella mera allegazione di una diversa (e più favorevole) interpretazione rispetto a quella adottata dal giudicante, e non appaiono, pertanto, idonee ad inficiare l’impianto motivazionale che innerva l’impugnata sentenza.

La Corte distrettuale ha infatti proceduto ad un analitico scrutinio delle declaratorie contrattuali raffrontandole con le mansioni effettivamente svolte dal ricorrente, come descritte in atto introduttivo ed ammesse dalla parte datoriale, specificando che le stesse esorbitavano “dall’ambito proprio del livello 7 non essendo definibili quali di limitata complessità, e soprattutto non essendo limitate al “montaggio e smontaggio di parti definite” proprio dell’operaio generico, ma estendendosi alla riparazione di parti di mezzi, operazione che tale livello non contempla”.

6. Tale iter motivazionale risulta rispettoso dei principi consolidati espressi da questa Corte, che vanno qui ribaditi, alla cui stregua nel procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell’inquadramento di un lavoratore subordinato non può prescindersi da tre fasi successive, e cioè, dall’accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte, dall’individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e dal raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda (vedi Cass. 30/10/2008 n. 26234, Cass. 27/09/2010 n. 20272, Cass.28/04/2015 n. 8589).

Da ciò discende che l’accertamento svolto dalla Corte distrettuale circa la natura delle mansioni concretamente svolte dal dipendente, ai fini dell’inquadramento del medesimo nella categoria rivendicata, in quanto sorretto da logica e adeguata motivazione per quanto sinora detto, costituisce giudizio di fatto riservato al giudice del merito ed è insindacabile, in questa sede di legittimità.

7. In definitiva le esposte censure, essendo volte ad un riesame della valutazione del giudice di appello sorretta da motivazione coerente sotto il profilo logico e corretta sul versante giuridico, vanno disattese.

Le spese del presente giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 100,00 per esborsi ed Euro 4.000,00 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 ottobre 2016

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