Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21364 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 06/10/2020, (ud. 24/09/2020, dep. 06/10/2020), n.21364

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16634-2019 proposto da:

G.B., G.L., O.V., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dagli avvocati ROBERTO MORELLI, GIUSEPPE

PARRILLO;

– ricorrenti –

contro

GEIMA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DARDANELLI 46, presso lo

studio dell’avvocato MARINA PETROLO, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato EMILIO NEGRO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3101/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 15/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

con sentenza resa in data 15/11/2019 la Corte d’appello di Bologna, decidendo sull’appello proposto da G.B., O.V. e G.L. avverso la decisione di primo grado, tra le restanti statuizioni, ha rigettato l’opposizione proposta dagli appellanti avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Mavora s.r.l. (di seguito Geima s.r.l.) per il pagamento, da parte dei medesimi appellanti (quali soci della Immobiliare Il Borgo s.r.l., società cancellata dal registro delle imprese), di somme a titolo di canoni di locazione non corrisposti dalla C. s.n.c., società cessionaria del contratto di locazione in precedenza stipulato tra la Mavora s.r.l. (quale locatrice) e la Immobiliare Il Borgo s.r.l. (quale conduttrice);

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato come la responsabilità dei soci della società cancellata Immobiliare Il Borgo s.r.l. (in relazione al credito azionato in sede monitoria dalla Mavora s.r.l.) discendesse dal disposto della L. n. 392 del 1978, art. 36, ai sensi del quale il conduttore cedente (la Immobiliare Il Borgo s.r.l.), ove non liberato (come nel caso di specie), risponde dell’inadempimento del conduttore cessionario (la C. s.n.c.);

avverso la sentenza d’appello, G.B., O.V. e G.L., propongono ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;

la Geima s.r.l. (già Mavora s.r.l.) resiste con controricorso;

a seguito della fissazione della camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., le parti non hanno presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con l’unico motivo d’impugnazione proposto, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per omesso esame di fatti decisivi controversi (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), per avere la corte territoriale trascurato di considerare l’avvenuta stipulazione, tra la Mavora s.r.l. e la C. s.n.c. di un accordo in forza del quale, mentre quest’ultima s’impegnava a corrispondere i canoni di locazione non pagati, la società locatrice si riservava di agire in giudizio in caso di inadempimento della conduttrice, indipendentemente dall’avvenuta imputazione, da parte della C. s.n.c., degli eventuali pagamenti corrisposti;

ciò posto, i ricorrenti evidenziano l’omesso esame, da parte dei giudici d’appello, del successivo atto con il quale la società locatrice, agendo in giudizio al fine di intimare lo sfratto per morosità nei confronti della C. s.n.c., ammise di avere in ogni caso conseguito da quest’ultima l’importo complessivo di Euro 27.300,00, di per sè idonea ad attestare l’avvenuta integrale copertura del debito fatto valere in sede monitoria dalla Mavora s.r.l. nei confronti della Immobiliare Il Borgo s.r.l.;

il motivo è inammissibile;

osserva il Collegio come al caso di specie (relativo all’impugnazione di una sentenza pubblicata dopo la data del 11/9/12) trovi applicazione il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, (quale risultante dalla formulazione del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv., con modif., con la L. n. 134 del 2012), ai sensi del quale la sentenza è impugnabile con ricorso per cassazione “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”;

secondo l’interpretazione consolidatasi nella giurisprudenza di legittimità, tale norma, se da un lato ha definitivamente limitato il sindacato del giudice di legittimità ai soli casi d’inesistenza della motivazione in sè (ossia alla mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, alla motivazione apparente, al contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili o alla motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile), dall’altro chiama la Corte di cassazione a verificare l’eventuale omesso esame, da parte del giudice a quo, di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza (rilevanza del dato testuale) o dagli atti processuali (rilevanza anche del dato extratestuale), che abbia costituito oggetto di discussione e abbia carattere decisivo (cioè che, se esaminato, avrebbe determinato un esito sicuramente diverso della controversia), rimanendo escluso che l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, integri la fattispecie prevista dalla norma, là dove il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti (cfr. Cass. Sez. Un., 22/9/2014, n. 19881; Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830);

ciò posto, occorre rilevare l’inammissibilità della censura in esame, avendo i ricorrenti propriamente trascurato di circostanziare gli aspetti dell’asserita decisività della mancata considerazione, da parte della corte territoriale, delle occorrenze di fatto asseritamente dalla stessa trascurate, e che avrebbero al contrario (in ipotesi) condotto a una sicura diversa risoluzione dell’odierna controversia, non essendo in alcun modo esclusa un’interpretazione degli atti in questa sede richiamati dai ricorrenti incline a escludere l’avvenuta estinzione, da parte della C. s.n.c., del credito dedotto in sede monitoria dalla Mavora s.r.l. nel presente giudizio;

osserva pertanto il Collegio come, attraverso l’odierna censura, i ricorrenti altro non prospettino se non una rilettura nel merito dei fatti di causa secondo il proprio soggettivo punto di vista, in coerenza ai tratti di un’operazione critica come tale inammissibilmente prospettata in questa sede di legittimità;

sulla base di tali premesse, dev’essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso, cui segue la condanna dei ricorrenti al rimborso, in favore della società controricorrente, delle spese del presente giudizio, secondo la liquidazione di cui al dispositivo, oltre l’attestazione della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del cit. art. 13, art. 1-bis.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.500,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del cit. art. 13, art. 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, della Corte Suprema di Cassazione, il 24 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

 

 

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