Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21361 del 15/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2011, (ud. 21/09/2011, dep. 15/10/2011), n.21361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 20225-2010 proposto da:

S.D.F.R. (OMISSIS), S.D.Z.

A. (OMISSIS), SC.DI.ZE.VI.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA R. GRAZIOLI LANTE 70, presso

lo studio dell’avvocato VINCENZA CASALE, rappresentati e difesi dagli

avvocati TRUPPA EDOARDO, TRUPPA TULLIO, giusta mandato in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

RIMORCHIATORI RIUNITI SPEZZINI IMPRESE MARITTIME E SALVATAGGI SRL

(OMISSIS) (di seguito anche SOCIETA’) in persona del Presidente e

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

GIULIO CESARE 14, presso lo studio dell’avvocato BARBANTINI MARIA

TERESA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

PAROLETTI ANDREA, PAROLETTI CAMILLO, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 463/2010 della CORTE D’APPELLO di GENOVA del

19.5.2010, depositata il 15/06/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE MELIADO;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Edoardo Truppa che si riporta alla

memoria;

udito per la controricorrente l’Avvocato Maria Teresa Barbantini che

si riporta ai motivi del controricorso.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO DESTRO

che nulla osserva.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

Con sentenza in data 19.5/15.6.2010 la Corte di appello di Genova confermava la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda proposta da S.d.F.R. e da S.d.Z. A. e Vi. per la condanna della società Rimorchiatori Riuniti Spezzini Imprese Marittime e Salvataggi srl ai danni morali e patrimoniali sofferti dal loro dante causa, Sc.di.Ze.

B., in relazione alla malattia (mesotelioma pleurico) contratta in occasione e per l’effetto dell’attività lavorativa svolta alle dipendenze della società stessa.

Per la cassazione della sentenza propongono ricorso S.d.F. R. ed An. e Sc.di.Ze.Vi. con un unico motivo. Resiste con controricorso la società intimata. Entrambe le parti hanno depositato memorie.

Il consigliere relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c., che qui di seguito si trascrive.

“Con un unico motivo (che non contiene, peraltro, nemmeno la esplicita indicazione delle violazione prospettate, in relazione al disposto dell’art. 360 c.p.c.) i ricorrenti lamentano che i giudici di merito non avevano consentito l’espletamento della prova richiesta e che, peraltro, avevano il dovere di espletare l’istruttoria d’ufficio. Il motivo è manifestamente infondato.

Ha accertato la corte territoriale che la prova orale richiesta risultava, per la sua genericità, del tutto inidonea a rappresentare il contesto lavorativo in cui operava il dipendente e che nemmeno l’estratto matricola prodotto permetteva di colmare tali lacune, non consentendo lo stesso di individuare a chi facessero capo le navi nel periodo dal 1961 al 1977.

A fronte di tale accertamento, che non evidenzia vizi logici o motivazionali, le censure svolte dai ricorrenti appaiono, se non altro, contrastare con la regola della necessaria autosufficienza del ricorso per cassazione, che, secondo il costante insegnamento di questa Suprema Corte, impone alla parte che denuncia, in sede di legittimità, il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie e processuali, l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato o erroneamente interpretato dal giudice di merito, trascrivendone il contenuto, al fine di consentire il controllo della decisività dei fatti da provare e, quindi, delle prove stesse, dato che questo controllo, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, deve poter essere compiuto dalla Corte di cassazione sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative (v. ad es. per tutte Cass. n. 10913/1998; Cass. n. 12362/2006)”.

Il Collegio, pur condividendo tale relazione, rileva che non risulta agli atti copia della sentenza impugnata con la prescritta relazione di notificazione, pur assumendosi che questa è avvenuta, e sebbene trattasi di adempimento, prescritto dalla legge a pena di improcedibilità del ricorso (art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2), funzionale al riscontro da parte della Corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale – della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione (cfr. SU ord. n. 9005/2009).

Il ricorso va, pertanto, dichiarato improcedibile.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese che liquida in Euro 30,00 per esborsi ed in Euro 2.000,00 per onorari di avvocato, oltre a spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 21 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2011

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