Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21358 del 26/07/2021

Cassazione civile sez. lav., 26/07/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 26/07/2021), n.21358

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26481-2015 proposto da:

D.A.I., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MASSIMINO LUZI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

EMANUELA CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 216/2015 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 16/07/2015 R.G.N. 308/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. ENRICA D’ANTONIO.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Ancona ha esposto, per quel che qui rileva, con riferimento al calcolo del rateo di pensione di inabilità goduta da D.A.I. ed all’applicabilità del principio di neutralizzazione di cui al D.P.R. n. 818 del 1957, art. 37, che, secondo il ricorrente, tale applicazione avrebbe consentito di risalire a ritroso fino al 1974, neutralizzando i periodi di malattia con contribuzione figurativa, nonché i periodi in cui aveva goduto solo dell’indennità di disoccupazione.

La Corte ha osservato che la neutralizzazione non poteva riguardare i periodi di malattia per i quali la retribuzione era stata integrata dal datore di lavoro con pagamento della relativa contribuzione e che l’eventuale minor misura rispetto alle settimane con retribuzione piena non consentiva di superare il dettato normativo che teneva, comunque, conto della retribuzione effettiva a carico del datore di lavoro, accreditata al dipendente. La Corte ha poi rilevato che in base alla CTU svolta, l’Inps aveva utilizzato una media retributiva, comunque, superiore a quella spettante e, dunque, sul punto la domanda del D.A. era infondata.

Circa la richiesta di accessori per il ritardo con cui l’Inps aveva provveduto alla riliquidazione della pensione la Corte ha osservato che, intervenuto sia pure con ritardo il pagamento del capitale, questo non poteva ritenersi ulteriormente fruttifero, nonostante il ritardato pagamento degli interessi a quella data maturati.

2. Avverso la sentenza ricorre il D.A. con due motivi. Resiste l’Inps.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione della L. n. 297 del 1982, art. 3, comma 8; del D.P.R. n. 818 del 1957, art. 13; degli artt. 3,36 e 38 Cost.; dei principi della sentenza n. 264/1994 Corte Cost.; dell’art. 132 c.p.c., comma 4.

Ripropone il suo calcolo del rateo che tiene conto del principio di neutralizzazione e censura l’affermazione della Corte secondo cui nei periodi di malattia il ricorrente aveva goduto della retribuzione integrativa da parte del datore di lavoro. Rileva che la Corte non aveva tenuto conto che la retribuzione integrativa non costituiva un’integrazione al 100% e, dunque, determinava una retribuzione di minor misura rispetto a quella ordinariamente spettante.

4. Il motivo è infondato.

Deve darsi continuità all’interpretazione secondo cui la neutralizzazione dei periodi di sospensione del rapporto assicurativo previdenziale obbligatorio, che derivino da alcune obiettive situazioni impeditive (quali l’astensione facoltativa dal lavoro per maternità, la prestazione di lavoro all’estero, la malattia di una certa durata e altre) – prevista dal D.P.R. n. 818 del 1957, art. 37 ai fini dell’esclusione dei periodi medesimi in sede di verifica dei requisiti contributivi e, in particolare, del requisito del prescritto numero di contributi nell’ultimo quinquennio ai fini del diritto alla pensione di invalidità – è espressione di un principio generale del sistema previdenziale, diretto ad impedire che il lavoratore perda il diritto alla prestazione previdenziale allorché il versamento contributivo sia carente per ragioni a lui non imputabili, con la conseguenza che non è necessario che la causa impeditiva operi nel corso di un rapporto di lavoro, in atto sospeso, e che, in caso di mancata maturazione del requisito contributivo specifico, consistente nella contribuzione versata nell’ultimo quinquennio precedente la domanda per il pensionamento di invalidità imputabile ad infermità dell’assicurato, deve ritenersi sufficiente il requisito contributivo cosiddetto generico (vedi: Cass. 22/10/2018 n. 26667; Cass. il 14 gennaio 2016, n. 6585; Cass. 8 gennaio 2009, n. 166; Cass. 4 giugno 2003, n. 3895; Cass. 16 aprile 1999, n. 2326).

Nella fattispecie la decisione della Corte non risulta censurabile atteso che la Corte ha affermato l’inapplicabilità del principio di neutralizzazione in quanto, nel periodo di malattia, la retribuzione era stata integrata dal datore di lavoro con pagamento della relativa contribuzione e che l’eventuale minor misura rispetto alle settimane con retribuzione piena non consentiva di superare il dettato normativo che teneva comunque conto della retribuzione effettiva a carico del datore di lavoro, accreditata al dipendente.

In sostanza la malattia del lavoratore non ha determinato la sospensione del rapporto di lavoro e la conseguente assenza di versamento dei contributi e i contributi figurativi sono stati integrati dal datore di lavoro.

Oltre a tali rilievi deve considerarsi, altresì, l’affermazione della Corte territoriale secondo cui dalla CTU era risultato che l’Inps aveva utilizzato per la liquidazione della pensione in godimento una media retributiva, comunque, superiore a quella spettante, emergendo, anche sotto tale profilo, l’infondatezza della pretesa del D.A..

5. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione degli artt. 1218,1224,1283 c.c. e art. 429 c.p.c., comma 3, nonché art. 132 c.p.c., n. 4.

Lamenta che l’Inps, in occasione della riliquidazione alla data del 1/8/2002, aveva provveduto solo al pagamento della somma capitale senza interessi. Questi ultimi erano stati corrisposti in data 30/5/2013, ma erano stati calcolati fino alla data dell’1/8/2002.

Osserva che non si poteva parlare di anatocismo in quanto gli interessi corrisposti con 11 anni di ritardo andavano anche essi sottoposti ad interessi e rivalutazione.

6. Anche tale motivo è infondato dovendosi rilevare che in caso di ritardo nell’adempimento dell’obbligazione scaturente da una sentenza il creditore può pretendere il pagamento di interessi maturati successivamente alla sentenza e con giudizio separato domandare il maggior danno ex art. 1224 c.c. sull’importo liquidato nell’originario I titolo. La nuova sentenza costituisce titolo per n. una nuova obbligazione diversa da quella nascente dal precedente giudizio esente, pertanto, dal divieto di anatocismo.

Nella specie, invece, risulta evidente che la pretesa del ricorrente si pone in violazione dell’art. 1283 c.c. del divieto di anatocismo.

7. Per le considerazioni che precedono il ricorso deve essere rigettato. Non deve provvedersi alla liquidazione delle spese in applicazione dell’art. 152 disp. att. c.p.c. come da dichiarazione sostitutiva di certificazione del 16/6/2020.

Avuto riguardo all’esito del giudizio ed alla data di proposizione del ricorso sussistono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso, nulla per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2021

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