Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21337 del 06/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 06/10/2020, (ud. 09/07/2020, dep. 06/10/2020), n.21337

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17607-2018 proposto da:

B.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA MONTE SANTO 68,

presso lo studio dell’avvocato STEFANIA IASONNA, rappresentato e

difeso dall’avvocato CLAUDIA CISOTIO;

– ricorrente –

contro

REDCO HOLDING SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5057/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 01/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/07/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

ROSSETTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2011 la Redco Holding s.r.l. chiese ed ottenne dal tribunale di Milano un decreto ingiuntivo (n. 2751/10; a p. 1 del ricorso il decreto è tuttavia individuato col diverso n. 2051/11) nei confronti di B.M..

A fondamento del ricorso dedusse che l’intimato aveva prestato garanzia per un debitore della società intimante.

2. L’intimato propose opposizione eccependo l’incompetenza del tribunale adito, la litispendenza e, nel merito, la decadenza della creditrice dal diritto di escutere la garanzia, per nona vere tempestivamente coltivato le proprie ragioni nei confronti del creditore principale, ai sensi dell’art. 1957 c.c..

3. Con sentenza 28 maggio 2015 il Tribunale di Milano accolse l’opposizione e revocò il decreto ingiuntivo.

Il Tribunale ritenne che la garanzia prestata dall’opponente dovesse qualificarsi come fideiussione tipica, con la conseguenza che ad essa doveva applicarsi il disposto di cui all’art. 1957 c.c., e che pertanto la creditrice fosse decaduta dalla garanzia per non avere tempestivamente coltivato le proprie istanze nei confronti del debitore principale.

4. La sentenza venne appellata dalla società soccombente.

La Corte d’appello di Milano con sentenza 1 dicembre 2017 n. 5057 accolse il gravame e rigettò l’opposizione a decreto ingiuntivo.

Per quanto in questa sede ancora rileva, la Corte d’appello ritenne che la garanzia prestata da B.M. a favore della Redco non fosse una fideiussione tipica, ma un contratto autonomo di garanzia, e che di conseguenza ad esso non s’applicasse la decadenza prevista dall’art. 1857 c.c..

Fondò tale decisione sul rilievo che in quel negozio il garante si era obbligato a tenere indenne la società creditrice nei seguenti termini: “(il sottoscritto) dichiara di prestare fideiussione personale sino alla concorrenza della complessiva somma di Euro 670.320 con decorrenza immediata, incondizionatamente e senza alcun corrispettivo”.

Ad avviso della Corte territoriale l’uso dell’avverbio “incondizionatamente” evidenziava il diritto del creditore ad essere garantito senza oneri di sorta e per il solo fatto dell’inadempimento del debitore principale.

Di conseguenza la Corte d’appello qualificò il contratto come “garanzia autonoma”, in quanto tale sottratta alla decadenza di cui all’art. 1957 c.c.

5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da B.M. sulla base di un solo motivo.

La Redco Holding non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo il ricorrente lamenta la violazione “dell’art. 1362 c.c. e ss.”.

Sostiene che la Corte d’appello avrebbe errato nel qualificare come garanzia autonoma il contratto stipulato inter partes e posto a fondamento del decreto ingiuntivo.

Deduce che tale erronea qualificazione del contratto discese a sua volta, da una erronea applicazione delle regole legali di ermeneutica dei contratti.

Ad avviso del ricorrente, la Corte d’appello avrebbe violato in particolare l’art. 1362 c.c. per essersi limitata a fondare la propria valutazione esclusivamente sull’avverbio “incondizionatamente”, senza ricercare la comune intenzione delle parti.

In secondo luogo osserva il ricorrente che la Corte d’appello avrebbe violato l’art. 1363 c.c., per avere interpretato il contratto alla luce di una sola clausola di esso (la numero 11), trascurando di porre in relazione la suddetta clausola ai restanti patti negoziali, dai quali invece emergeva l’esistenza di una complessa rete di rapporti contrattuali societari tra il garante e il garantito, ed era proprio in virtù di tali rapporti che il fideiussore aveva inteso prestare una garanzia tipica, e non una garanzia autonoma.

2. Ritiene il collegio, in dissenso dalla proposta formulata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che il ricorso sia fondato.

La Corte d’appello, infatti, dinanzi ad un testo contrattuale oggettivamente ambiguo, non avrebbe potuto limitarsi a considerare quale potesse essere il significato da attribuire al lemma “incondizionatamente” secondo le regole della linguistica.

Avrebbe dovuto, invece, non solo tenere nel debito conto il significato grammaticale del suddetto avverbio, ma anche allargare l’indagine alle restanti clausole contenute nel contratto, per stabilire se da esse fosse desumibile una diversa volontà delle parti.

Questa Corte infatti ha in più occasioni affermato che nell’interpretazione del contratto il carattere prioritario dell’elemento letterale non va inteso in senso assoluto.

L’art. 1362 c.c., infatti, impone di avere riguardo tanto alla lettera del contratto, quanto alla comune intenzione delle parti, ciò che rende necessario estendere l’indagine ai criteri logici, teleologici e sistematici anche laddove il testo dell’accordo sia chiaro ma incoerente con indici esterni rivelatori di una diversa volontà dei contraenti. Pertanto, sebbene la ricostruzione della comune intenzione delle parti debba essere operata innanzitutto sulla base del criterio dell’interpretazione letterale delle clausole, assume valore rilevante anche il criterio logico-sistematico di cui all’art. 1363 c.c., che impone di desumere la volontà manifestata dai contraenti da un esame complessivo delle diverse clausole aventi attinenza alla materia in contesa (Sez. 3 -, Ordinanza n. 20294 del 26/07/2019, Rv. 654926 – 01).

Nel caso di specie la Corte d’appello, pur avendo correttamente preso in esame la lettera del contratto ed i vari possibili significati dell’avverbio “incondizionatamente”, ha però trascurato di compiere (o, quantomeno, di darne conto nella propria motivazione) l’ulteriore indagine prescritta dagli artt. 1362 e 1363 c.c.: e cioè esaminare se la condotta delle parti, le altre clausole del contratto, l’interpretazione complessiva di quest’ultimo, fossero coerenti con la qualificazione del negozio come contratto autonomo di garanzia.

P.Q.M.

(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 9 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 6 ottobre 2020

 

 

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