Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21237 del 02/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 02/10/2020, (ud. 09/06/2020, dep. 02/10/2020), n.21237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13733-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

F.I.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5289/25/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 04/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2020 dal Consigliere Relatore Dott. RUSSO

RITA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.-. F.I. ha impugnato gli avvisi di accertamento relativi a IVA, IRPEF e IRAP per l’anno di imposta 2010 per maggiori imposte dovute, pari complessivamente a Euro 105.429,00, deducendo, tra l’altro, il difetto di autorizzazione alle ispezioni bancarie, e quindi la inutilizzabilità di tali fondi, la mancata detrazione dei costi, il difetto di delega alla firma del funzionario che ha sottoscritto l’accertamento, il difetto di preventivo contraddittorio. Il ricorso del contribuente è stato accolto in primo grado. Propone appello l’Agenzia e la CTR della Campania con sentenza pronunciata in data 22 gennaio 2018 depositata in data 4 giugno 2018 ha confermato la sentenza di primo grado.

2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia affidandosi a tre motivi. Assegnato il procedimento alla sezione sesta, su proposta del relatore è stata fissata l’adunanza camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. notificando la proposta e il decreto alle parti.

Diritto

RITENUTO

CHE:

3.- Con il primo motivo del ricorso, la parte lamenta la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36. Deduce che la sentenza d’appello è perfettamente sovrapponibile a quella di primo grado, che ha ricopiato pedissequamente, e di cui trascrive la parte centrale della motivazione e che non ha esplicitato in alcun modo le ragioni della decisione in relazione alle censure mosse con l’atto di appello.

Con il secondo motivo si lamenta la violazione dell’art. 39, comma 2, in combinato disposto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, e delle norme in tema di motivazione dell’avviso di accertamento, atteso che non si può ritenere avviso di accertamento sia viziato nella motivazione unicamente per l’assenza di indicazioni delle ragioni dell’uso della percentuale di redditività media di categoria del 75% poichè l’utilizzo indiziario di tale elemento è legittimo nell’accertamento induttivo puro è nell’atto impugnato è indicato in modo chiaro tutto l’iter che ha condotto l’ufficio sulla scorta di ciò che risulta dei processi verbali a rideterminare il reddito di imposta.

In subordine, con il terzo motivo si deduce la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per nullità della sentenza in relazione all’art. 112 c.p.c. e al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36.

4.- Preliminarmente si osserva che il ricorso è stata notificato in data 18 aprile 2019 al procuratore costituito in grado di appello il quale ha inviato una PEC all’Avvocatura, comunicando di avere rinunciato al mandato in data 14 novembre 2017 e cioè prima della pronuncia della sentenza impugnata. L’Avvocatura ha quindi rinotificato a mezzo posta il ricorso al F. personalmente, avvalendosi della facoltà di ripresa del procedimento notificatorio, tuttavia già la prima notifica deve ritenersi valida per il principio di persistenza del mandato posto dall’art. 85 c.p.c. in virtù del quale la revoca della procura e la rinuncia al mandato non hanno effetto nei confronti dell’altra parte fino alla sostituzione del difensore, sicche la notifica e correttamente eseguita presso il difensore non ancora sostituito (v. Cass. 2677/2019).

5.- Nel merito, il primo motivo è fondato. La motivazione dlla sentenza di secondo grado è una copia fedele della motivazione di primo grado, come si evince comparandone il testo con quello trascritto dalla avvocatura in ricorso, che non dà conto in alcun modo delle censure dell’appello e delle ragioni per cui le si sono disattese. Deve ricordarsi che anche in tema di processo tributario è nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente priva dell’illustrazione delle censure mosse dall’appellante alla decisione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, poichè, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento della decisione e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame (Cass. 22445/2018).

Ne consegue, in accoglimento del primo motivo e restando assorbiti gli altri, la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio alla CTR della Campania in diversa composizione per un nuovo esame e anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo del ricorso, ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Campania in diversa composizione per un nuovo esame e anche per la decisione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, camera di consiglio, il 9 giugno 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2020

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