Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21235 del 09/08/2019

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 09/08/2019), n.21235

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 28013/2016 proposto da:

ANALISI CLINICHE PROF. G.C. srl, in persona del legale

rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in Roma, via Muzio

Clementi n. 59 presso lo studio dell’avvocato Filippo Calcioli, che

la rappresenta e difende, unitamente all’avvocato Antonella Blasi,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AZIENDA SANITARIA LOCALE (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante p.t., eletivvamente domiciliata in Roma, Borgo di S.

Spirito n. 3, presso la sede legale dell’Azienda stessa, e

rappresentata e difesa dall’avvocato Gloria Di Gregorio, giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3277/2016 della Corte d’appello di Roma,

pubblicata il 23/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

9/07/2019 dal Cons. Dott.IOFRIDA GIULIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

RENZIS Luisa, che ha concluso per l’accoglimento del primo motivo

del ricorso principale e per il rigetto del ricorso incidentale.

udito, per il ricorrente, l’avvocato Maria Giuglietti Virgulti, su

delega, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso principale, con

rigetto di quello incidentale, e, per il controricorrente,

l’avvocato Di Gregorio, che ha concluso come in atti.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 3277/2016, depositata in data 23/5/2016, – in controversia concernente un’opposizione promossa dalla Azienda ASL di (OMISSIS) avverso decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma, con il quale le si era ingiunto di pagare alla Analisi Cliniche srl la somma di Euro 137.787,47, a titolo di conguagli relativi a prestazioni specialistiche erogate in regime di accreditamento negli anni 2005 e 2006, – ha parzialmente confermato la decisione di primo grado, che, revocato il decreto ingiuntivo, aveva condannato la ASL di Roma a pagare alla creditrice la minore somma di Euro 39.913,15, nei limiti del tetto di spesa approvato per l’anno interessato, secondo il c.d. metodo della regressione tariffaria.

In particolare, i giudici d’appello hanno respinto il motivo di appello sollevato dalla Analisi Cliniche srl, in relazione al giudicato esterno amministrativo formatosi per effetto dell’annullamento, ad opera del Consiglio di Stato, della Delibera regionale di fissazione dei tetti di spesa per l’anno 2005, rilevando sia che costituiva un principio generale, frutto di consolidato orientamento del giudice amministrativo, quello secondo il quale le strutture private eroganti prestazioni specialistiche in regime di accreditamento devono essere remunerate solo a consuntivo ed in relazione alla conoscenza dei dati di superamento del budget regionale, sia che la Delibera regionale era stata annullata dal giudice amministrativo per un mero errore procedimentale (mancata comunicazione dell’avvio del procedimento).

I giudici di appello hanno poi respinto il gravame incidentale della ASL, in punto di propria carenza di legittimazione passiva, stante l’affidamento all’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) delle procedure di liquidazione e di pagamento delle fatture emesse dai soggetti privati accreditati, rilevando che la ASL, pur avendo allegato di avere regolarmente trasmesso i dati necessari per la liquidazione ed il pagamento alla Azienda Ospedaliera incaricata, non aveva “fornito la prova di avere assolto all’obbligo di trasmettere i dati”, necessari per la liquidazione ed il pagamento, “all’Azienda Ospedaliera (OMISSIS)”, prova che doveva essere rigorosa, atteso che, essendosi la creditrice rivolta all’Autorità giudiziaria, risultava “ragionevole l’ipotesi che l’Azienda Ospedaliera…non disponesse dei dati per potere effettuare il pagamento”; d’altra parte, il fatto stesso che l’Azienda incaricata non avesse pagato poteva “ingenerare nel creditore il legittimo convincimento che i dati in questione non fossero stati trasmessi”, cosicchè era onere della ASL chiamare in causa l’Azienda incaricata.

La Corte d’appello ha poi accolto il secondo motivo di gravame della Analisi Cliniche, ritenendo dovuti gli interessi di mora al tasso di cui al D.Lgs. n. 231 del 2002, art. 5, trattandosi di erogazione di servizi sanitari per gli anni 2005 e 2006, cosicchè l’accordo negoziale non poteva che riferirsi a tali anni (e quindi successivamente al 5 agosto 2002), con decorrenza dal 6/5/2009, data di messa in mora (in difetto di contestazione su punto).

Avverso la suddetta pronuncia, la Analisi Cliniche Prof. G.C. srl propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti della Azienda Sanitaria Locale (OMISSIS), che resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato in due motivi, cui ha replicato con controricorso la ricorrente principale. La ricorrente principale ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La ricorrente principale lamenta, con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. c), art. 324 c.p.c. e art. 2909 c.c., avendo la Corte d’appello disconosciuto l’avvenuta formazione del giudicato in ordine all’annullamento della Delib. Regionale n. 731 del 2005, avente ad oggetto la determinazione del tetto di spesa per l’anno 2005 assegnato alla ricorrente; con il secondo motivo, si lamenta poi la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, art. 112 c.p.c., in relazione al principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, essendosi la Corte d’appello espressa, a fronte della domanda relativa alla liquidazione dei corrispettivi concernenti l’anno 2005, in forza dell’intervenuto annullamento giurisdizionale del relativo tetto di spesa, sulla legittimità dell’operato della P.A. e della Delibera regionale, che non poteva formato oggetto del contendere, trattandosi di materia riservata alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, nonchè non essendosi pronunciata sulla richiesta di disapplicazione della Delibera afferente l’anno 2006.

2. La ricorrente incidentale, con il ricorso incidentale condizionato, denuncia: 1) con il primo motivo, la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, art. 102 c.p.c., art. 2607 c.c., D.L. n. 324 del 1993, art. 1, comma 10, conv. in L. n. 23 del 1993, D.G.R. n. 1761 del 2002, della D.G.R. n. 731 del 2005, della D.G.R.I. n. 143 del 2006, nonchè della Circolare n. 18967/203, in relazione alla eccepita carenza di legittimazione passiva di essa ASL; 2) con il secondo motivo, la violazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 231 del 2002, art. 5, trattandosi, nella specie, sia di una convenzione precedente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 231 del 2002 e non vertendosi in una fattispecie relativa ad una transazione commerciale.

3. Il primo motivo del ricorso incidentale, avente rilievo pregiudiziale, è fondato, con assorbimento del secondo motivo e del ricorso principale.

Sul tema della legittimazione passiva delle aziende sanitarie locali territorialmente competenti nelle controversie con le strutture private convenzionate attinenti la debenza dei corrispettivi richiesti per le prestazioni svolte, materia nella quale sussiste la potestà legislativa concorrente delle Regioni, ex art. 117 Cost., questa Corte (Cass. 23067/2016) ha chiarito che ” la Regione rimane normalmente estranea alla concreta gestione dei servizi socio sanitari, essendo titolare di competenze riguardanti esclusivamente la sfera della programmazione, del coordinamento e della vigilanza sugli enti operanti nel settore, con la conseguenza che, in mancanza di una espressa disposizione di legge che lo consenta, non sono ad essa riferibili in via diretta gli effetti degli atti posti in essere dai predetti enti nell’esercizio delle rispettive funzioni”.

Sempre questa Corte (Cass. 17587/2018) con riguardo alla Regione Lazio, che qui interessa, richiamati precedenti sempre di questa Corte (Cass. S.U. 18448/2007: “Il D.L. 27 agosto 1993, n. 324, art. 1, comma 10, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 27 ottobre 1993, n. 423, a norma del quale “nei rapporti con le farmacie, con i medici specialisti convenzionati e con le strutture private convenzionate, in caso di mancato pagamento delle relative spettanze, si deve considerare debitore inadempiente e soggetto passivo di azione di pignoramento per le obbligazioni sorte successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto l’ente incaricato del pagamento del corrispettivo, anzichè l’unità sanitaria locale territorialmente competente”, si applica non solo per le prestazioni autorizzate dall’U.S.S.L. nel regime anteriore alla riforma di cui al D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, ma anche successivamente, con riferimento alle prestazioni sanitarie autorizzate dalle unità sanitarie locali che si sono costituite in aziende sanitarie locali”; Cass. sez. n. 13333/2015, Cass. n. 24639/2016, Cass. n. 26959/2016), ha affermato, in motivazione (respingendo il ricorso per cassazione promosso da un Laboratorio di Analisi Cliniche contro decisione della Corte d’appello di Roma del 2015, nella quale si era affermata la carenza di legittimazione passiva della ASL, essendo invece legittimata l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS)), che la “L.R. Lazio n. 18 del 1994, istituì con pari soggettività giuridica e pari autonomia finanziaria (discendente dalle erogazioni della Regione) sia le A.S.L. che le Aziende Ospedaliere (fra cui, per ciò che qui interessa, il Complesso Ospedaliero (OMISSIS)) con compiti sostanzialmente sovrapponibili (v. L. n. 18 del 1994, artt. 5 e 6). L’art. 2, lett. c della medesima legge rappresenta l’anello di chiusura del sistema, in quanto demanda alla Giunta Regionale “la determinazione dei criteri di finanziamento delle aziende unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, erogando alle stesse le risorse finanziarie”. In tale contesto, la DGR n. 1761 del 2002, che ha individuato nell’Azienda Ospedaliera e non nella ASL il soggetto incaricato del pagamento delle prestazioni per cui è causa) risulta adottata in osservanza delle disposizioni della legge regionale richiamata e, ponendosi in continuità con il D.L. n. 324 del 1993, art. 1, comma 10, convertito nella L. n. 423 del 1993, consente di escludere, per le pretese vantate dalla società ricorrente la legittimazione passiva in capo alla ASL”. Questa Corte ha quindi statuito nel senso che “in tema di organizzazione sanitaria, il D.L. n. 324 del 1993, art. 1, comma 10, conv., con modif., dalla L. n. 423 del 1993 (a tenore del quale nei rapporti con le strutture private convenzionate “in caso di mancato pagamento delle relative spettanze, si deve considerare debitore inadempiente e soggetto passivo di azione di pignoramento per le obbligazioni sorte successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto l’ente incaricato del pagamento del corrispettivo, anzichè l’unità sanitaria locale competente”), si applica anche dopo la riforma del sistema sanitario di cui al D.Lgs. n. 502 del 1992 e successive modificazioni ed integrazioni, con riferimento alle prestazioni sanitarie autorizzate dalle unità sanitarie locali che si sono costituite in aziende sanitarie locali” (confermando la sentenza impugnata che aveva individuato, per la Regione Lazio, l’Azienda ospedaliera e non la ASL quale soggetto incaricato del pagamento delle prestazioni di patologia clinica rese in favore degli assistiti dal SSN e fatturate dalla stessa Azienda).

Tuttavia, nella specie, la Corte d’appello ha affermato che la ASL non aveva fornito la prova di avere trasmesso i dati necessari per la liquidazione ed il pagamento all’Azienda Ospedaliera (OMISSIS), incaricata e che sarebbe stato onere della ASL chiamare in causa quest’ultima, per “non frustare le ragioni del creditore”.

La ricorrente incidentale deduce che, trattandosi non già di legittimatio ad causam ma di condizione dell’azione, l’onere della prova ricadeva sulla creditrice opposta nella procedura monitoria ed in ogni caso essa aveva regolarmente trasmesso i dati necessari all’Azienda Ospedaliera (OMISSIS), ente incaricato del pagamento, non potendo così essere chiamata a rispondere, anche perchè essa non possiede i finanziamenti necessari.

In effetti, la questione relativa alla titolarità del diritto controverso, pur attenendo al merito e non alla legittimazione “ad causam”, non costituisce eccezione in senso stretto ma mera difesa tutte le volte in cui non comporti la deduzione di un fatto nuovo (estintivo, modificativo o impeditivo) non dedotto dall’attore, sostanziandosi, invece, in questioni di diritto oppure nella mera negazione dei fatti costitutivi dedotti dall’attore (Cass. 22902/2013; Cass. 17385/2015).

Nella specie, la ASL aveva sin dall’atto di opposizione eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, richiamando la normativa regionale in materia, cosicchè l’onere della prova della titolarità del rapporto dal lato passivo in capo alla ASL territorialmente competente e non in capo all’Azienda Ospedaliera incaricata del pagamento permaneva in capo alla creditrice opposta.

Invece, la Corte d’appello ha motivato sulla legittimazione passiva della ASL con richiamo non conferente alla mancata prova della trasmissione dei dati necessari all’Azienda ospedaliere incaricata.

4. Il secondo motivo del ricorso incidentale ed il ricorso principale, sono di conseguenza assorbiti.

5. Per tutto quanto sopra esposto, va accolto il primo motivo del ricorso incidentale, assorbiti il secondo motivo del ricorso incidentale ed il ricorso principale, va cassata la sentenza impugnata senza rinvio; ricorrono giusti motivi, considerate le peculiarità processuali della fattispecie, per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso incidentale, assorbiti il secondo motivo del ricorso incidentale ed il ricorso principale, cassa la sentenza impugnata senza rinvio; compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 9 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 9 agosto 2019

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA