Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21226 del 20/10/2016

Cassazione civile sez. III, 20/10/2016, (ud. 28/04/2016, dep. 20/10/2016), n.21226

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Liliana – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11046/2013 proposto da:

S.M., (OMISSIS), I.A. (OMISSIS), IODICE ROBERTO

DCIRRT81E0413963P, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

CRESCENZIO, 19, presso lo studio dell’avvocato FABIO VETRELLA,

rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONIO GRAVINA giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

ASSICURAZIONI GENERALI SPA, quale impresa designata dalla CONSAP per

il Fondo di Garanzia Vittime della strada a mezzo della propria

mandataria e rappresentante GENERALI BUSINESS SOLUTIONS SCPA in

persona di C.G. e CA.FR. quali

procuratori speciali, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

LUCREZIO CARO 62, presso lo studio dell’avvocato VALENTINO FEDELI,

rappresentata e difesa dall’avvocato PIETRO VINCIGUERRA giusta

procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

R.G., L.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3447/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 26/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/04/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato ALESSANDRO PIERMARINI per delega;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 26/10/2012 la Corte d’Appello di Napoli ha respinto – tranne che in punto spese – il gravame interposto dai sigg. I.A. e R. e S.M. in relazione alla pronunzia Trib. S. Maria C.V. 29/11/2005, di improponibilità della domanda proposta nei confronti della società Assicurazioni Generali s.p.a. – quale impresa designata per il F.G.V.S. – di risarcimento dei danni rispettivamente lamentati in conseguenza di sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS), all’esito del quale l’allora minorenne R., mentre percorreva la (OMISSIS) a bordo di ciclomotore veniva investito dall’autovettura tg. (OMISSIS) di proprietà del sig. L.P. e condotta dalla sig.ra R.G., risultata priva di copertura assicurativa.

Dichiarata ammissibile la domanda, in riforma sul punto della decisione di primo grado, argomentando dal ravvisato difetto di prova dell’adempimento L. n. 990 del 1969, ex art. 22, per mancato relativo reperimento nel ritirato e non ridepositato fascicolo di parte, attesa la “rituale produzione della missiva di messa in mora… pervenuta alle Generali il 7-8-1997” come indicato nell’indice sottoscritto dal Cancelliere, la corte di merito ha peraltro ritenuto infondata nel merito la domanda, in ragione del difetto di “prova dell’inesistenza della copertura assicurativa alla data del sinistro relativamente alla autovettura targata (OMISSIS)”.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito gli I. e la S. propongono ora ricorso per cassazione, affidato ad unico complesso motivo.

Resiste con controricorso la società Assicurazioni Generali s.p.a..

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico complesso motivo i ricorrenti denunziano “violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115, 116, 232 e 345 c.p.c., art. 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il ricorso è inammissibile.

Va anzitutto osservato che il ricorso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che i ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all'”atto di citazione del 20-03-1999″, all'”atto di intervento volontario del 30-11-2001”, alla “polizza assicurativa, a “quanto dichiarato dal proprietario sig. L.P. e dalla sig.ra R.G., alla “raccomandata a.r. n. (OMISSIS)”, alla comparsa di costituzione e risposta nel giudizio di 1 grado della “convenuta Ass.ni Generali s.p.a.”, all’intervento in giudizio del sig. I.R., all’interrogatorio formale”, alla “prova testimoniale”, all’espletata CTU medica, alla sentenza del giudice di prime cure, ai “documenti prodotti in giudizio”, alle “raccomandate del (OMISSIS), spedite in data (OMISSIS) nn. (OMISSIS), alla deposizione del teste escusso sig. A.C.”, alla “copiosa documentazione medica, alla “comparsa dell'(OMISSIS)”, alla “copiosa documentazione medica, alla “comparsa dell'(OMISSIS)”, all’attestazione (OMISSIS) del (OMISSIS)”, all'”ordinanza notificata nei termini, sia al sig. L.P. a mani della medesima sig.ra R. moglie convivente, all’indice del fascicolo”, alle “risultanze istruttorie acquisite, al “fatto dedotto nell’interrogatorio formale, alle “spese mediche documentate) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

A tale stregua non deducono le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del solo ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle sole deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione, dovendo il ricorrente viceversa porre la Corte di legittimità in grado di orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la pronunzia impugnata (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).

Senza sottacersi, da un canto, che con riferimento all’ordinanza ammissiva di interrogatorio formale e al certificato (OMISSIS) i ricorrenti in realtà inammissibilmente si dolgono di un vizio revocatorio; e, per altro verso, che giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità il giuramento decisorio non è deferibile in sede di legittimità, neppure allo scopo di ottenere il rinvio della causa in sede di merito, per l’ammissione e l’espletamento di esso (v. Cass., 11/6/1981, n. 3790; Cass., 29/1/1971, n. 225. V. anche Cass., 7/2/1972, n. 285).

Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni dei ricorrenti, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6,

c.p.c., in realtà si risolvono nella mera rispettiva doglianza circa la dedotta erronea attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle loro aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).

Per tale via, infatti, come sì è sopra osservato, lungi dal censurare la sentenza per uno dei tassativi motivi indicati nell’art. 360 c.p.c., in realtà sollecitano, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente società Assicurazioni Generali s.p.a., seguono la soccombenza.

Non è viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione in favore degli altri intimati, non avendo i medesimi svolto attività difensiva.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.600,00, di cui Euro 2.400,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente società Assicurazioni Generali s.p.a.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA