Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21223 del 14/10/2011

Cassazione civile sez. I, 14/10/2011, (ud. 25/05/2011, dep. 14/10/2011), n.21223

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Maria Rosa – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

FALLIMENTO DI B.M., in persona del curatore avv.

G.A., elettivamente domiciliato in Roma, alla via

Duilio n. 13, presso l’avv. VALENTI Ettore, unitamente all’avv.

VINCENZO ROMANO, da quale è rappresentato e difeso in virtù di

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

C.A.;

– intimata –

e

R.A.;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Lecce n. 556/06,

pubblicata il 19 luglio 2006;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 25

maggio 2011 dal Consigliere dott. Guido Mercolino;

udito l’avv. Romano per il ricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. CARESTIA Antonietta, il quale ha concluso per la

dichiarazione d’inammissibilità ed in subordine per il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con sentenza del 19 luglio 2006, la Corte d’Appello di Lecce, pronunciando in sede di rinvio a seguito della cassazione della sentenza del 27 giugno 2000, n. 331/00, ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Brindisi il 19 maggio 1998, rigettando l’azione di simulazione proposta dal curatore del fallimento di B.M. nei confronti dell’atto per notaio Anglana del’8 settembre 1986, con cui la fallita aveva venduto ad A. C. alcuni lotti di terreno siti in (OMISSIS).

Premesso che a fondamento della decisione il Tribunale aveva conferito rilievo all’assenza di qualsiasi prova del passaggio di denaro tra le parti, alla circostanza che successivamente la B. aveva promesso in vendita lo stesso immobile ad A. R., alla macroscopica differenza tra il prezzo dichiarato ed il valore del bene ed all’interesse della venditrice a sottrarre i propri beni alla garanzia dei creditori, la Corte, per quanto ancora rileva in questa sede, ha ritenuto che tali indizi non fossero sufficienti a comprovare la natura fittizia del contratto, in quanto alcuni testimoni avevano dichiarato che l’acquirente era entrata effettivamente nel possesso dei beni, mentre la stipulazione del successivo preliminare poteva essere ricondotta anche all’intento di truffare il promissario, e la dichiarazione di un prezzo inferiore poteva essere attribuita a ragioni fiscali.

La Corte ha ritenuto invece inammissibile, ai sensi dell’art. 394 cod. proc. civ. l’azione revocatoria proposta in via subordinata dal fallimento, rilevando che tale domanda, avanzata in primo grado, non era stata espressamente riproposta nel precedente giudizio di appello, ma solo in sede di rinvio.

2. – Avverso la predetta sentenza il curatore propone ricorso per cassazione. articolato in tre motivi. Gl’intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo d’impugnazione, il ricorrente denuncia la contraddittorietà della motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, osservando che la Corte d’Appello, pur avendo riconosciuto il valore indiziario degli elementi forniti, ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la certezza della natura fittizia del contratto, senza considerare che quella per presunzioni costituisce l’unica prova che il terzo è in grado di offrire in tema di simulazione.

2. – Con il secondo motivo, il ricorrente deduce l’incongruità e l’insufficienza della motivazione, sostenendo che la Corte d’Appello ha irragionevolmente conferito rilievo prevalente alle deposizioni rese dai testi indicati dalla difesa della C., senza procedere, neppure per implicito, alla doverosa confutazione degli elementi univoci e concordanti valorizzati dal Giudice di primo grado.

3. – Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta l’omessa motivazione circa un punto controverso e decisivo per il giudizio, censurando la sentenza impugnata nella parte in cui ha rigettato l’azione revocatoria, proposta in via subordinata con l’atto di citazione, e sempre reiterata nei successivi gradi di giudizio.

4. – Il ricorso è inammissibile.

L’impugnazione ha infatti ad oggetto una sentenza pubblicata in data successiva all’entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 ma anteriore all’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69, e ad essa si applica pertanto l’art. 366-bis cod. proc. civ. il quale prescrive, nel secondo periodo, che nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo di ricorso deve contenere, a pena d’inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.

Tali indicazioni risultano completamente assenti nel ricorso in esame, essendosi il ricorrente limitato a denunciare l’omissione, l’insufficienza e la contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata con riferimento ad una pluralità di profili dell’accertamento in essa contenuto, astenendosi però dal far precedere o seguire ciascun motivo d’impugnazione da un momento di sintesi (omologo al quesito di diritto prescritto dal primo periodo dell’art. 366-bis cit. per il caso in cui vengano atti valere vizi riconducibili al l’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1-4) idoneo a circoscrivere puntualmente i limiti delle censure proposte, e ad evitare quindi che la formulazione del ricorso ingeneri incertezze in sede di valutazione della sua ammissibilità e fondatezza (cfr.

Cass., Sez. Un., 1 ottobre 2007. n. 20603: Cass. Sez. lav. 25 febbraio 2009, n. 4556; Cass., Sez. 3^, 7 aprile 2008, n. 8897).

L’indicazione prescritta dalla norma in esame, pur non essendo soggetta a rigidi canoni formali, postula che in una parte del motivo o comunque del ricorso a ciò specificamente e riassuntivamente destinata la parte enuclei, dal complesso delle argomentazioni svolte a sostegno della censura, il fatto al cui accertamento la stessa si riferisce e le ragioni che la sorreggono, in modo da consentire di individuare icto oculi la questione sottoposta all’esame de Giudice di legittimità (cfr. Cass. Sez. 3^, 30 dicembre 2009, n. 27680;

Cass. Sez. lav., 25 febbraio 2009, n. 4556. cit.). Quest’esigenza non può quindi ritenersi soddisfatta allorquando, come nella specie, tale individuazione non costituisca oggetto di un’opera di puntualizzazione compiuta dallo stesso ricorrente, ma sia possibile soltanto attraverso la lettura completa della complessiva illustrazione del motivo, configurandosi pertanto come il risultato di un’attività interpretativa rimessa al lettore.

5. – La mancata costituzione degl’intimati esclude la necessità di provvederà al regolamento delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Prima Sezione Civile, il 25 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2011

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