Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21217 del 13/10/2011

Cassazione civile sez. VI, 13/10/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 13/10/2011), n.21217

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. SPAGNA MUSSO Bruno – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 16489/2010 proposto da:

R.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI GRACCHI 189, presso lo studio dell’avvocato LAURENZANO

CARMELA, rappresentato e difeso dall’avvocato SOMMARIO Domenico,

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

A.G., A.R., TORO ASSICURAZIONI SPA, NUOVA

TIRRENA ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1009/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 14.10.09, depositata l’11/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito per il ricorrente l’Avvocato Domenico Sommario che si riporta

alla memoria ed insiste nella pubblica udienza.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ROSARIO

GIOVANNI RUSSO che nulla osserva.

La Corte, letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA IN FATTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Il fatto che ha originato la controversia è il seguente:

R.F. ha chiesto il risarcimento dei danni subiti nell’incidente stradale verificatosi tra il ciclomotore condotto da A.G. – e sul quale egli era trasportato – e l’autovettura condotta da A.R..

Con sentenza depositata in data 11 dicembre 2009 la Corte d’Appello di Catanzaro, in riforma della sentenza del Tribunale di Rossano, ha dichiarato la colpa concorrente dei due conducenti e li ha condannati a pagare al R., in solido tra loro e con i rispettivi assicuratori, Euro 6.360,00.

Alla Corte di Cassazione è stata devoluta la seguente questione di diritto: se la Corte territoriale abbia valutato le prove offerte dalle parti.

2 Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c..

3. – Il primo motivo denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. (disponibilità delle prove). Decisione della Corte d’Appello senza la valutazione delle prove offerte dalle parti.

La censura è inammissibile per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Infatti è orientamento costante (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008) che, in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità.

In altri termini, il ricorrente per cassazione, ove intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 – di produrlo agli atti e di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile.

Tali oneri processuali non sono stati rispettati riguardo alla C.T.U. alla C.T. di parte e alla documentazione cui il motivo in esame fa riferimento.

Sotto diverso profilo, le argomentazioni a sostegno implicano apprezzamenti di fatto e valutazioni che non possono trovare ingresso nel giudizio di legittimità.

Il secondo motivo lamenta ancora violazione o falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c. (disponibilità delle prove). Nullità della sentenza emessa dalla Corte d’Appello senza la valutazione delle prove offerte dalle parti.

Si assume che il giudice d’appello si è limitato ad un esame superficiale degli atti di causa e ha riformato totalmente la sentenza senza considerare che il primo giudice aveva giudicato secondo equità e senza valutare le argomentazioni del R..

Quest’ultima affermazione è del tutto generica e, in violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, non riferisce le argomentazioni che la Corte territoriale avrebbe omesso di esaminare e non ne dimostra la decisività.

Quanto alla prima affermazione, è agevole rilevare che il Tribunale può decidere la causa secondo equità solo quando le parti gliene abbiano fatto concorde richiesta (art. 114 c.p.c.). Nella specie il ricorrente non ha dimostrato che ciò sia avvenuto nè di avere sollevato la questione avanti alla Corte d’Appello (ove, anzi ha spiegato appello incidentale).

E’ appena il caso di aggiungere che ben diversa dalla decisione secondo equità è la liquidazione del danno in via equitativa, il ricorso alla quale può formare oggetto di appello.

4.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

11 ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che le argomentazioni addotte con la memoria confermano il carattere di merito delle censure;

che il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile; nulla spese;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile Nulla spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2011

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