Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21210 del 13/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 13/10/2011, (ud. 05/07/2011, dep. 13/10/2011), n.21210

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 15778/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del legale

rappresentante pro tempre, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO ALVI SPA;

– intimato –

avverso la sentenza n. 191/2009 della Commissione Tributaria

Regionale di NAPOLI – Sezione Staccata di SALERNO del 4.5.09,

depositata il 18/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/07/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. MAURIZIO

VELARDI.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Corte Suprema di Cassazione, Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi civili, Sezione Tributaria, relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., sulla causa, n. 15778/2010, il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Napoli – sez. staccata di Salerno ha respinto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 415/10/2006 della CTP di Salerno che aveva accolto il ricorso della società contribuente “Alvi spa” – ed ha così parzialmente annullato gli avvisi di accertamento per IRPEG-IVA-IRAP relativi all’anno d’imposta 1997 e 1998, con cui l’Agenzia aveva contesto irregolarità varie e – tra l’altro- indebita detrazione di IVA discendenti da sconti o abbuoni praticati ad una cessionaria attraverso note di accredito non specificamente correlate alle fatture di vendita emesse ed alle aliquote ivi esposte, con conseguente modifica della base imponibile.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo (per quanto qui ancora interessa) che “in caso di variazione derivante da uno sconto per raggiunto volume d’affari non è necessario indicare i dati di tutte le fatture interessate, qualora nella nota di credito siano indicati il contratto che prevede lo sconto, la percentuale di sconto praticata, l’importo del volume d’affari sul quale lo sconto è praticato, l’entità complessiva dello sconto ed il beneficiario dello stesso. Non sono richiesti riferimenti a singole transazioni, non essendo ricavabile da alcuna disposizione di legge”.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

La società contribuente non si è costituita.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore- può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, con i primi due motivi di censura (rubricati come:

“Violazione del combinato disposto del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 19, 21, 25, e art. 26, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3” nonchè “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360, n. 5”, assistiti da idoneo quesito e momento di sintesi ed assorbenti rispetto al motivo successivo) la ricorrente si duole in sostanza che il giudice di appello abbia supposto che nella nota di credito fossero indicati “il contratto che prevede lo sconto” e “la percentuale di sconto praticata”, per quanto dal foglio 47 del pvc della GdF (fonte di innesco dell’accertamento) fosse risultata la mancanza nelle note di credito dei predetti elementi di fatto, entrambi necessari -a mente dei richiamati artt. 25 e 26- per la legittima detrazione dell’IVA. La censura è fondata e da accogliersi.

La parte ricorrente infatti ha dato atto in maniera adeguata in punto di autosufficienza (anche riproducendo nel ricorso il richiamato foglio 47 del pvc) del fatto che i verificatori hanno accertato -con dichiarazione fidefacente- che le note di credito non indicavano la percentuale di sconto praticato e neppure il contratto di riferimento per l’applicazione dello sconto (entrambi requisiti indefettibili, secondo la giurisprudenza d questa Corte, si veda sul punto Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3428 del 11/04/1996), sicchè non vi è dubbio che la motivazione della pronuncia di appello (peraltro contenente il puro riferimento all’anzidetta pronuncia di questa Corte e non la specifica indicazione dell’effettuata verifica dell’esistenza di detti riferimenti agli elementi di fatto nelle note di credito) è insufficiente sullo specifico punto di doglianza, il quale ultimo è certamente riferito ad un fatto controverso e decisivo.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in Camera di consiglio per manifesta fondatezza.

Roma, 4.4.2011;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguiTo della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in Fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto.

che le spese di lite posso essere regolate dal giudice del rinvio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR della Campania che provvederà anche sulle spese di lite del presente grado.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2011

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